Riyadh annuncia la ripresa dell’Umra, il piccolo pellegrinaggio

Malgrado l’incremento dei casi di coronavirus, Riyad decide la ripresa dei pellegrinaggi. Dopo aver limitato la partecipazione allo Haj, il governo saudita torna a puntare sul turismo religioso, andando incontro a forti rischi di contagio.


Riyadh (AsiaNews/Agenzie) – Nonostante i pericoli legati alla pandemia, l’Arabia Saudita ha deciso di riavviare progressivamente l’Umra, il piccolo pellegrinaggio alla Mecca, che può svolgersi durante ogni periodo dell’anno. Tale scelta è forse legata al bisogno di rafforzare la propria economia a causa dell’attuale crisi petrolifera.

A partire da marzo scorso, il governo aveva sospeso la pratica dei pellegrinaggi che porta musulmani di tutto il mondo nei territori di Mecca e Medina.  Lo stesso Haj, il grande pellegrinaggio, avvenuto quest’anno tra la fine di luglio e inizi di agosto, è andato incontro a forti restrizioni a causa dell’emergenza sanitaria: rispetto ai 2,5 milioni di fedeli del 2019, solo una decina di migliaia di persone ha potuto compiere il rituale. Ai fedeli è stato imposto il rispetto del distanziamento sociale, il controllo della temperatura corporea e una successiva quarantena obbligatoria, a fini preventivi. Le autorità hanno dichiarato che in tale occasione non è stato registrato nessun caso positivo al Covid. Forte di questo successo, l’attuale Ministro dell’Haj e ‘Umra ha annunciato la preparazione di una app telefonica per lo svolgimento dei futuri pellegrinaggi. Il dispositivo permetterà di prenotare l’accesso ai luoghi sacri e seguire precise linee guida, mentre droni del governo controlleranno la temperatura corporea delle persone in strada. Tuttavia, la decisione preoccupa per i rischi di contagio legati alle cerimonie.

Il comunicato ufficiale del Ministero degli interni saudita indica che l’Umra, ricomincerà il 4 ottobre, con l’accesso di 6mila cittadini sauditi al giorno alla Grande Moschea della Mecca. Il numero sarà aumentato a 15mila il 18 dello stesso mese, mentre i fedeli provenienti dall’estero saranno autorizzati ad arrivare dal primo novembre, quando il numero di pellegrini ammessi giornalmente si eleverà a 20mila.

Secondo i dati della John Hopkins University, l’Arabia Saudita conta 4.569 morti e un totale di 331.349 casi, il numero più elevato tra i Paesi del Golfo. Il governo, da parte sua, ha dichiarato che circa 312mila persone sono già guarite e che nonostante la ripresa dei riti sarà possibile limitare la diffusione del virus grazie alla riapertura progressiva di quest’ultimi.

Nei giorni scorsi Riyad ha già eliminato alcune restrizioni per i voli internazionali, permettendo il rimpatrio di alcune categorie di cittadini al momento in altri Paesi.  Il piano è di togliere ogni restrizione a partire dal primo gennaio. La decisione è da legare all’importanza strategica del turismo religioso, che per le finanze saudite rappresenta un incasso di 12 miliardi di dollari annui (circa 10,3 milioni di euro). In particolare, entro il 2030, l’obiettivo è di raggiungere i 30 milioni di pellegrini in un anno, visto che tale fonte di guadagno risulta sempre più decisiva, anche alla luce del crollo del costo del petrolio, di cui l’Arabia Saudita è il principale esportatore mondiale.

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