Manifestanti: ‘Fuori la Cina’ dall’Argentina
di Silvina Premat

Rapporti troppo stretti con Pechino potrebbero limitare l’autonomia del Paese. Buenos Aires, principale destinataria degli investimenti cinesi in America Latina, aspetta nuovi fondi dal gigante asiatico. I timori degli Usa. Cresce la “sinofobia”: aggressioni a immigrati cinesi nella capitale argentina.


Buenos Aires (AsiaNews) – “Fuori la Cina” è una delle richieste presentate il 12 ottobre durante l’ottava marcia auto-organizzata contro l’amministrazione kirchnerista, in carica dal dicembre 2019. Nei giorni scorsi anche Washington ha espresso preoccupazione per i rapporti sempre più stretti tra il governo cinese e quello argentino. Tutto ciò mentre in Argentina si registrano attacchi contro gli immigrati cinesi, il cui Paese è ritenuto da più parti responsabile dello scoppio della pandemia da Covid-19.

Gli effetti di “un rapporto stretto”, che limiterebbe l'autonomia economica di Buenos Aires, sono alla base dei timori Usa, risvegliati da una conversazione telefonica di 40 minuti avvenuta due settimane fa tra il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo argentino Alberto Fernandez.

In questa telefonata, oltre alla possibile visita di Xi in Argentina una volta terminata la pandemia, sono state affrontate questioni come la costruzione di una quarta centrale nucleare nel Paese, la cooperazione per garantire alla popolazione argentina il massimo accesso possibile a un vaccino contro il coronavirus e la realizzazione di altre opere infrastrutturali.

Poche ore dopo di questo colloquio, Kevin O'Reilly, vice assistente segretario di Stato Usa per l’Emisfero occidentale, aveva spiegato a giornalisti e uomini d'affari argentini la posizione degli Stati Uniti sui rapporti fra Buenos Aires e Pechino.

Nell'ambito del Global Insights Forum, organizzato dalla Camera di commercio Usa in Argentina, O'Reilly ha sostenuto la necessità di una concorrenza leale che rispetti le norme e le istituzioni culturali: “Bisogna competere in condizioni di parità, in modo che siano protette le nostre proprietà intellettuali”. L’inviato Usa ha sottolineato che queste non sono condizioni sempre soddisfatte dalle aziende cinesi, totalmente di proprietà dello Stato o dominate da esso: “Questa – egli ha rimarcato – è la nostra preoccupazione”.

Secondo una ricerca di Lac-China (Latin American and Caribbean Academic Network on China), l’Argentina è il Paese latinoamericano che tra il 2005 e il 2019 ha beneficiato del maggior numero di investimenti cinesi in infrastrutture: 30,6 miliardi di dollari, il 39% dell'impegno totale di Pechino nella regione; esso è anche quello che sembra aver ricevuto la massima attenzione della Cina negli ultimi quattro anni.

Anche se non ha raggiunto livelli significativi, il “rifiuto sociale” della Cina ha richiamato l’attenzione degli osservatori. Un mese dopo il lockdown imposto dal governo nel Paese, a Buenos Aires si sono avuti casi di xenofobia contro immigrati cinesi.

Miguel Calvete, segretario generale della Camera dei venditori cinesi al dettaglio in Argentina, ha detto ad AsiaNews che lo scorso aprile sono state presentate due denunce all'Istituto nazionale contro la discriminazione, la xenofobia e il razzismo. Esse riguardano maltrattamenti subiti da proprietari di negozi cinesi per mano di clienti che li incolpavano per il Covid-19. Calvete ha anche riferito che “data la paralisi del sistema giudiziario dovuta alla quarantena, non sono stati fatti progressi nelle indagini”.

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