Delhi, Corte suprema con i contadini: bloccare la legge di riforma agraria
di Nirmala Carvalho

I giudici sospendono gli effetti della norma, a garanzia e tutela dei lavoratori. E chiedono la formazione di un comitato per risolvere la controversia. Dalla procura generale arriva invece la difesa della norma voluta dal governo, osteggiata da decine di migliaia di operatori del settore.


New Delhi (AsiaNews) - Nella controversia che vede opposti al governo centinaia di migliaia di piccoli agricoltori, in piazza da settimane per protestare contro la riforma agraria e sostenuti dalla Chiesa, interviene oggi la Corte suprema. I giudici hanno infatti dichiarato la sospensione degli effetti della riforma, a garanzia e tutela dei diritti dei contadini; al contempo, essi hanno disposto la formazione di un comitato e intimato all’esecutivo il rispetto delle norme, minacciando di intervenire se non verranno seguite le disposizioni. 

I magistrati della Corte suprema, presieduti dal giudice capo SA Bobde, hanno espresso il loro “disappunto” sulle modalità di gestione della crisi da parte dell’esecutivo. Uno scontento che deriva inoltre dal nulla di fatto emerso dai colloqui e dagli incontri tenuti sinora dai rappresentanti sindacali degli agricoltori con emissari del governo centrale. 

“Avete licenziato una legge - ha dichiarato SA Bobde - senza aver svolto le dovute consultazioni e questo ha prodotto scioperi di massa. Adesso è necessario che voi risolviate la questione” ha aggiunto il giudice, rivolgendosi ai vertici dell’esecutivo. La Corte suprema vuole sospenderne gli effetti, per favorire il dialogo fra le parti in vista della nascita di un comitato ad hoc e ha dato mandato all’avvocato Dushyant Dave, rappresentante dei sindacati, di discutere della proposta con i manifestanti in piazza.

Sul fronte opposto la procura generale, secondo cui già duemila agricoltori avrebbero siglato contratti per la vendita di prodotti e finirebbero per subire gravi perdite. Inoltre, il governo riporta l’opinione di altre associazioni di categoria secondo cui le norme andrebbero a beneficio dei contadini e, per questo, vanno difese e mantenute in vigore. Una posizione respinta dai supremi giudici, che si sono anche rifiutati di intervenire per interrompere la protesta degli agricoltori e ne hanno sancito la legittimità. “La Corte - affermano i giudici - non firmerà mai un provvedimento che vieta ai cittadini di protestare” e si deciderà il merito della questione secondo quanto prevedono le leggi e il diritto. 

Una posizione che viene attaccata con forza dal procuratore generale KK Venugopal, secondo cui i supremi giudici non possono bloccare un provvedimento governativo, se non in tre casi specifici: norma approvata senza una competenza specifica in materia; legge che viola i diritti fondamentali; legge che è in contrasto con altri dettami costituzionali. Nulla di tutto questo, aggiunge, emerge dalla legge quadro sulla riforma agraria. 

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