Onu, appello agli Usa: non classificate gli Houthi come ‘terroristi’

La scelta fatta dall’amministrazione uscente di Donald Trump rischia di aggravare la crisi umanitaria. Essa avrebbe effetti “catastrofici” su una carestia già di vaste proporzioni, perché ostacola la distribuzione degli aiuti. Attivisti e ong chiedono a Biden di revocare la scelta “per motivi umanitari”.


New York (AsiaNews/Agenzie) - Gli Stati Uniti devono “annullare” la decisione presa nei giorni scorsi di classificare gli Houthi in Yemen nel novero dei gruppi “terroristi”. È l’appello lanciato da numerosi membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, allarmati dalla possibile escalation di una carestia già di vasta scala, definita la peggiore al mondo degli ultimi 40 anni. Per la prima volta, osservano gli analisti, le Nazioni Unite di solito molto caute con gli Usa criticano in modo aperto una decisione dell’amministrazione uscente.

Il provvedimento preso da Washington entrerà in vigore il prossimo 19 gennaio, giorno precedente l’insediamento ufficiale del nuovo presidente, il democratico Joe Biden. Secondo Mark Lowcock, segretario generale aggiunto Onu per gli Affari umanitari, è fondamentale “una inversione di rotta” perché le deroghe previste dagli Usa sulla consegna di aiuti umanitari non bastano a fronteggiare una realtà catastrofica e bisogni enormi. Parere condiviso dal connazionale Martin Griffiths, inviato speciale Onu per lo Yemen, secondo cui “la decisione contribuisce alla carestia” e “deve essere revocata il più presto possibile per motivi umanitari”. David Beasley, del Programma alimentare mondiale e Nobel per la pace 2020, prevede una “catastrofe”.

La scelta fatta dal presidente uscente Donald Trump era stata accolta con soddisfazione dall’Arabia Saudita, alleato di Washington nella regione mediorientale e in guerra da anni con gli Houthi, che controllano la capitale Sana’a e considerati vicini all’Iran. Pareri favorevoli anche dal governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale (e sostenuto da Riyadh), secondo cui i suoi membri compiono “atti terroristi” e fanno di tutto “per prolungare il conflitto”. 

In realtà, la decisione presa dall’amministrazione americana uscente comporta una serie di conseguenze gravi: dal blocco degli aiuti umanitari nelle zone controllate dagli Houthi al deragliamento del negoziato politico in atto da qualche tempo fra i due fronti, e che ha cominciato a dare qualche frutto nell’ultimo periodo. Ecco perché diverse ong hanno lanciato appelli a Biden e ai parlamentari democratici, chiedendo di ribaltare la decisione fina dai primi giorni del mandato. Critiche arrivano anche dall’Unione europea, perché questa “rischia di rendere più difficili gli sforzi di pace” intrapresi dall’Onu nel Paese arabo. 

“Il bisogno maggiore oggi in Yemen - conclude Mark Lowcock - è prevenire una carestia massiccia” mentre le previsioni per il 2021 indicano che “16 milioni di persone soffriranno la fame”. In questo senso, la mossa di Trump di dichiarare “terroristi” gli Houthi finirà per paralizzare la distribuzione di aiuti umanitari nei territori sotto il loro controllo.

La guerra in Yemen divampata nel 2014 come conflitto interno fra governativi filo-sauditi e ribelli sciiti Houthi vicini all’Iran. Degenerata nel marzo 2015 con l’intervento della coalizione araba guidata da Riyadh, ha fatto registrare oltre 10mila morti e 55mila feriti. Organismi indipendenti fissano il bilancio (fra gennaio 2016 e fine luglio 2018) a circa 57mila decessi. Per l’Onu il conflitto ha provocato la “peggiore crisi umanitaria al mondo”, sulla quale il Covid-19 rischia di avere effetti “devastanti”. Milioni di persone sono sull’orlo della fame, anche i bambini potrebbero subirne le conseguenze per i prossimi 20 anni.

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