Sindaco di Praga: L’influenza di Pechino è ‘sopravvalutata’

Zdeněk Hřib preso di mira per il gemellaggio con Taipei e il sostegno ai dissidenti tibetani. “Nessun costo” per il mio impegno verso Taiwan e Tibet. La Cina è un partner commerciale “inaffidabile”. Allerta per le campagne cinesi di lobbying in Europa. Figuraccia di Xi Jinping al summit “17+1”.


Taipei (AsiaNews) – Il potere della Cina di infliggere danni economici al mio Paese per il mio sostegno a Taiwan e alla causa tibetana è stato in larga parte “sopravvalutato”, e io“non ho pagato alcun costo personale”. È quanto dichiara Zdeněk Hřib in una recente intervista al centro studi ceco Sinopsis. Il sindaco di Praga liquida le minacce con cui Pechino cerca di intimorire autorità e politici stranieri che intrattengono rapporti con Taipei e i dissidenti tibetani.

Nel gennaio 2020 Hřib ha concluso un accordo di gemellaggio con la capitale taiwanese. Tre mesi prima, dopo il rifiuto delle autorità cinesi di eliminare una clausola sul riconoscimento dell’isola come parte della Cina comunista, egli aveva messo fine a un rapporto dello stesso tipo con la municipalità di Pechino. Il politico ceco è finito nel mirino del governo cinese anche per aver invitato a Praga Lobsang Sangay, il capo del governo tibetano in esilio.

Secondo il primo cittadino di Praga, la Cina è un partner commerciale “inaffidabile”, che non ha mantenuto le proprie promesse sugli investimenti in Repubblica Ceca. Sono quelli legati alla Belt and Road Initiative, il piano infrastrutturale di Xi Jinping per rendere il suo Paese il fulcro del commercio mondiale. In ogni caso, sostiene Hřib, l’impegno contro le violazioni dei diritti umani in Cina è più importante dei guadagni economici.

Hřib fa notare che neanche il proprio Paese ha subito contraccolpi per il suo viaggio in agosto a Taiwan. Per rappresaglia, Pechino ha cancellato l’ordine d’acquisto di alcuni pianoforti, poi comprati da un privato cinese. La reazione del governo cinese alla visita della delegazione ceca nella “provincia ribelle” aveva colpito in modo profondo l’opinione pubblica europea. Il ministro cinese degli Esteri Wang Yi disse che il presidente del Senato ceco Miloš Vystrčil l’avrebbe “pagata cara”.

Per Hřib, la società del suo Paese deve stare in allerta. Egli ha ricordato lo scandalo provocato dalla scoperta che un miliardario ceco finanziava una campagna di public relation pro-Cina in cambio di benefici commerciali.

Sempre più Paesi dell’Europa orientale, corteggiati da Pechino come partner per le nuove Vie della seta, prendono le distanze dal gigante asiatico. All’annuale summit del gruppo 17+1, che si è tenuto in modalità virtuale il 9 febbraio, sei Stati membri dell’Unione europea hanno fatto partecipare esponenti di governo di secondo piano: per molti osservatori, uno schiaffo a Xi Jinping. Il 17+1 è formato da Cina e da 16 Paesi dell’Europa centrale e orientale, 12 dei quali appartenenti alla Ue.

Nonostante le promesse di Xi di aumentare le importazioni di prodotti alimentari dalla regione, di semplificare i controlli doganali e di mettere a disposizione il vaccino cinese anti-coronavirus, la maggior parte delle nazioni europee del 17+1 sono insoddisfatte delle relazioni con Pechino. Esse sottolineano che gli investimenti cinesi invece che aumentare sono diminuiti, mentre il deficit commerciale con il partner asiatico si è ampliato.

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