Proiettili di gomma e arresti dei manifestanti in piazza per il ‘massacro di Suruc’

Almeno 62 le persone fermate, otto i giornalisti rimasti feriti negli assalti della polizia. Le manifestazioni hanno interessato Istanbul, Ankara e Izmir. Un agente ha lanciato una donna per le scale dell’ospedale dove si era recata per cure mediche. Condanna unanime delle violenze delle Forze dell’ordine. 


Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - La polizia turca ha malmenato e arrestato decine di persone, scese in piazza in almeno tre città del Paese nei giorni scorsi per commemorare il “massacro di Suruc” per mano dello Stato islamico (SI, ex Isis) contro la minoranza curda. A promuovere la manifestazione la Suruç Families Initiative, una piattaforma formata dai familiari delle vittime, cui si sono unite diverse organizzazioni studentesche e giovanili. Quando i dimostranti hanno iniziato a marciare le forze dell’ordine sono intervenute con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili di gomma. 

La commemorazione si è tenuta il 20 luglio a Istanbul, Ankara e Izmir e in tutte e tre le città si sono registrate le stesse scene di violenze per mano della polizia. Secondo alcune fonti sarebbero almeno 62 le persone arrestate; negli scontri sono rimasti feriti anche otto giornalisti, finiti sotto i colpi degli agenti in tenuta anti-sommossa.

A Istanbul la manifestazione si è svolta nel distretto di Kadiköy, nella parte asiatica della città. Quando la folla ha tentato di mettersi in movimento, la polizia ha cominciato a sparare gas lacrimogeni e proiettili di gomma, arrestando diverse persone. Ad Ankara e a Izmir i membri del movimento avevano ricevuto l’autorizzazione al raduno ma, quando hanno cercato di marciare, gli agenti sono subito intervenuti. 

Sui social media sono circolate immagini della polizia che spruzzava gas lacrimogeni sulle auto blindate dove erano state rinchiuse le persone arrestate, per poi chiudere le porte e simulare una situazione di soffocamento. Una giovane donna è stata lanciata dalle scale dell’ospedale in cui era stata portata per visite mediche dal poliziotto che, in precedenza, l’aveva arrestato.

L’ordine dei giornalisti turco ha inoltre denunciato le violenze della polizia nei confronti dei cronisti a Kadıköy. “Le istituzioni - affermano i vertici di categoria - non riescono a capire che la stampa è un elemento indispensabile della democrazia” e alimentano “violenze verbali e fisiche per ostacolare il diritto delle persone a essere informate”. Condanna delle violenze arriva anche dalla International Press Institute (IPI) e dall’Unione giornalisti turca (Tgs) che ha pubblicato diverse immagini di reporter feriti dalla polizia. 

Il “massacro di Suruc” è avvenuto il 20 luglio del 2015 nella omonima cittadina a maggioranza curda, al confine siriano. L’esplosione di una bomba ha colpito un gruppo di militanti filo-curdi, che stavano illustrando in una conferenza stampa il loro progetto di superare il confine per andare ad aiutare quanti stavano ricostruendo Kobane, all’epoca al centro di una violenta battaglia tra i curdi e le milizie dello Stato islamico. Ad oggi vi è un solo sospetto agli arresti per l’attentato, Yakup Şahin, accusato anche di aver pianificato un attacco terroristico contro un raduno di gruppi pro-curdi e di sinistra ad Ankara il 10 ottobre 2015, costato la vita a 109 persone.

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