Israele vuole tagliare le emissioni di anidride carbonica dell’85% entro il 2050

Fra gli obiettivi la riduzione della stragrande maggioranza di emissioni nel settore dei trasporti, nel comparto energetico e nei rifiuti urbani. Premier Bennett: decisione che va nella direzione di una “economia pulita, efficiente e competitiva”. Ambientalisti e critici invocano target ancora più ambiziosi, soprattutto in tema di rinnovabili. 


Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Entro la metà del secolo Israele intende ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’85% rispetto ai livelli prodotti nel 2015. A darne l’annuncio è il governo dello Stato ebraico attraverso il primo ministro Naftali Bennett, secondo cui la decisione aiuterà il Paese a “passare in modo graduale a una economia a basse emissioni di Co2”. 

Fra gli obiettivi fissati dall’esecutivo vi sono la riduzione della stragrande maggioranza di emissioni nel settore dei trasporti, nel comparto energetico e nei rifiuti urbani. Tuttavia, ambientalisti e voci critiche non sono soddisfatti e invocano obiettivi ancor più ambiziosi per le rinnovabili e ulteriori incentivi economici per favorire il cambiamento fra la popolazione. 

La decisione del governo israeliano si inserisce in un quadro critico sul piano ambientale. Dall’inizio dell’era industriale, infatti, il pianeta si è già riscaldato di circa 1,2°C e le temperature continueranno a crescere nel prossimo futuro, sempre che le nazioni di tutto il mondo non si impegnino in una politica di drastica riduzione delle emissioni. 

Il premier Bennett ha sottolineato che la decisione presa da Israele va nella direzione di una “economia pulita, efficiente e competitiva”, che metterà il Paese in prima linea nella battaglia globale contro il cambiamento climatico. I parametri fissati dallo Stato ebraico sono in linea con l’accordo sul clima di Parigi del 2015, un trattato internazionale giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici adottato da quasi 200 Paesi al mondo. 

La scorsa settimana Greenpeace Israel ricordava la decisione di un comitato interministeriale legato al dicastero dell’Energia (Udì Adiri), che commissionava un programma volto a incoraggiare nuove esplorazioni di petrolio e gas nelle acque della Zona economica esclusiva. E definiva “scandaloso” il riferimento alla crisi climatica come “finestra di opportunità limitata” per la vendita di gas. La stessa ong si rivolge al governo, ricordando che “l’emergenza climatica non lascia più spazio a una politica titubate” e obbliga a una scelta: essere parte del problema o partecipare alla soluzione. 

Il piano sottoscritto nella capitale francese persegue l’obiettivo di limitare ben al di sotto dei due fra di Celsius il riscaldamento Medio globale rispetto al periodo pre-industriale, puntando a un aumento massimo della temperatura pari a 1,5 gradi Celsius. Israele è fra le nazioni firmatarie dell’accordo sul clima di Parigi, il cui target intermedio è di ridurre le emissioni almeno del 27% entro il 2030. L’ex presidente Usa Donald Trump aveva ritirato gli Stati Uniti dall’accordo; il successore e attuale inquilino della Casa Bianca Joe Biden è rientrato nell’accordo, sottolineando l’importanza delle politiche “verdi” per il futuro sostenibile del pianeta. 

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