Il Papa ai giovani della Gmg: la Croce di Gesù è il vero albero della vita

All'inizio dei suggestivi riti della Settimana Santa, nella domenica delle Palme, Benedetto XVI affida ai giovani di Sydney la Croce dell'Anno Santo e li spinge a costruire il regno di Cristo, "di amore e di pace", diversi da quelli offerti dal mondo.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Almeno 80 mila giovani provenienti da Roma e dal mondo hanno partecipato con Benedetto XVI alla celebrazione della XXI Giornata mondiale della gioventù (Gmg) in piazza san Pietro, nel giorno in cui la Chiesa celebra la domenica delle Palme e della Passione del Signore, all'inizio dei riti della Settimana Santa.

La coincidenza della Gmg con la domenica delle Palme è stata voluta 20 anni fa da Giovanni Paolo II, alternando negli anni le celebrazioni a Roma e nelle diverse diocesi con quelle degli incontri mondiali, l'ultimo dei quali è avvenuto a Colonia lo scorso agosto.

Alla celebrazione di oggi era presente una delegazione di giovani da Sydney (Australia), dove nel 2008 sarà celebrata la XXIII Gmg. Alla fine della messa un gruppo di giovani di Colonia ha passato la Croce dell'Anno Santo e l'Icona della Beata Vergine "Salus Populi Romani" alla delegazione di Sydney. Da anni la Croce  - e in seguito anche l'Icona – accompagnano il pellegrinaggio dei giovani delle Gmg ovunque nel mondo. Il papa, nella sua omelia, ha spiegato il simbolo della Croce e del pellegrinaggio "Da Colonia a Sydney – un cammino attraverso i continenti e le culture, un cammino attraverso un mondo lacerato e tormentato dalla violenza! Simbolicamente è come il cammino da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. È il cammino di Colui che, nel segno della Croce, ci dona la pace e ci fa diventare portatori della sua pace.".

La Croce, segno di contraddizione e di vita, è stato al centro dell'omelia del papa, tenuta dopo il drammatico racconto della Passione secondo l'evangelista Marco: "C'è stato un periodo, ha detto Benedetto XVI, - e non è ancora del tutto superato – in cui si rifiutava il cristianesimo proprio a causa della Croce. La Croce parla di sacrificio, si diceva, la Croce è segno di negazione della vita. Noi invece vogliamo la vita intera senza restrizioni e senza rinunce. Vogliamo vivere, nient'altro che vivere. Non ci lasciamo limitare da precetti e divieti; noi vogliamo ricchezza e pienezza – così si diceva e si dice ancora. Tutto ciò suona convincente e seducente; è il linguaggio del serpente che ci dice: "Non lasciatevi impaurire! Mangiate tranquillamente di tutti gli alberi del giardino!" La Domenica delle Palme, però, ci dice che il vero grande "Sì" è proprio la Croce, che proprio la Croce è il vero albero della vita. Non troviamo la vita impadronendoci di essa, ma donandola. L'amore è un donare se stessi, e per questo è la via della vita vera simboleggiata dalla Croce".

La Croce, è "la strada", la "via" su cui Gesù vuole condurci, una via regale che fa a pugni con la mentalità del mondo. Meditando sull'episodio dell'entrata di Gesù a Gerusalemme, cavalcando un asino, Benedetto XVI ha sottolineato: "Gesù entra nella Città Santa cavalcando un asino, l'animale cioè della semplice gente comune della campagna, e per di più un asino che non gli appartiene, ma che Egli, per questa occasione, chiede in prestito. Non arriva in una sfarzosa carrozza regale, non a cavallo come i grandi del mondo, ma su un asino preso in prestito".

Egli diviene così il compimento della promessa fatta dai profeti di Israele, come "re dei poveri", "re di pace", re "dell'universalità". Anche questi termini sono in contraddizione con la mentalità piena di ovvietà della mentalità comune.

La povertà di Gesù è quella degli anawim, degli umili, non la semplice povertà economica. "Uno può essere materialmente povero, ma avere il cuore pieno di bramosia della ricchezza e del potere che deriva dalla ricchezza. Proprio il fatto che vive nell'invidia e nella cupidigia dimostra che egli, nel suo cuore, appartiene ai ricchi. Desidera di rovesciare la ripartizione dei beni, ma per arrivare ad essere lui stesso nella situazione dei ricchi di prima. La povertà nel senso di Gesù – nel senso dei profeti – presuppone soprattutto la libertà interiore dall'avidità di possesso e dalla smania di potere. Si tratta di una realtà più grande di una semplice ripartizione diversa dei beni, che resterebbe però nel campo materiale, rendendo anzi i cuori più duri. Si tratta innanzitutto della purificazione del cuore, grazie alla quale si riconosce il possesso come responsabilità, come compito verso gli altri, mettendosi sotto gli occhi di Dio e lasciandosi guidare da Cristo che, essendo ricco, si è fatto povero per noi (cfr 2 Cor 8,9). La libertà interiore è il presupposto per il superamento della corruzione e dell'avidità che ormai devastano il mondo; tale libertà può essere trovata soltanto se Dio diventa la nostra ricchezza; può essere trovata soltanto nella pazienza delle rinunce quotidiane, nelle quali essa si sviluppa come libertà vera".

Il re "della pace", che caccerà i carri e i cavalli per le battaglie, spezzerà l'arco di guerra (cfr. Zaccaria 9, 9-10), "nella figura di Gesù..  si concretizza mediante il segno della Croce. Essa è l'arco spezzato, in certo qual modo il nuovo, vero arcobaleno di Dio, che congiunge il cielo e la terra e getta un ponte sugli abissi tra i continenti. La nuova arma, che Gesù ci dà nelle mani, è la Croce – segno di riconciliazione, segno dell'amore che è più forte della morte. Ogni volta che ci facciamo il segno della Croce dobbiamo ricordarci di non opporre all'ingiustizia un'altra ingiustizia, alla violenza un'altra  violenza; ricordarci che possiamo vincere il male soltanto con il bene e mai rendendo male per male".

E infine il regno "dell'universalità" annuncia che il regno di Cristo si estende "da mare a mare, fino agli estremi confini della terra". "Lo spazio del re messianico – ha detto il papa -  non è più un determinato paese che poi si separerebbe dagli altri e quindi inevitabilmente prenderebbe posizione contro altri paesi. Il suo paese è la terra, il mondo intero. Superando ogni delimitazione Egli, nella molteplicità delle culture, crea unità. Penetrando con lo sguardo le nubi della storia, vediamo qui emergere da lontano nella profezia la rete delle comunità eucaristiche che abbraccia tutto il mondo – una rete di comunità che costituiscono il "Regno della pace" di Gesù da mare a mare fino ai confini della terra. In tutte le culture e in tutte le parti del mondo, ovunque nelle misere capanne e nelle povere campagne, come anche nello splendore delle cattedrali, Egli viene. Dappertutto Egli è lo stesso, l'Unico, e così tutti gli oranti radunati, nella comunione con Lui, sono anche tra di loro uniti insieme in un unico corpo. Cristo domina facendosi Egli stesso il nostro pane e donandosi a noi. È in questo modo che Egli costruisce il suo Regno".

Nella domenica delle Palme, ha continuato Benedetto XVI, il popolo gridava "Benedetto Colui che viene nel nome del Signore". "Questo grido di speranza di Israele, questa acclamazione a Gesù durante il suo ingresso in Gerusalemme, con buona ragione è diventato nella Chiesa l'acclamazione a Colui che, nell'Eucaristia, viene incontro a noi in modo nuovo. Salutiamo Colui che, in carne e sangue, ha portato la gloria di Dio sulla terra. Salutiamo Colui che è venuto e tuttavia rimane sempre Colui che deve venire. Salutiamo Colui che nell'Eucaristia sempre di nuovo viene a noi nel nome del Signore congiungendo così nella pace di Dio i confini della terra. Questa esperienza dell'universalità fa parte dell'Eucaristia. Poiché il Signore viene, noi usciamo dai nostri particolarismi esclusivi ed entriamo nella grande comunità di tutti coloro che celebrano questo santo sacramento. Entriamo nel suo regno di pace e salutiamo in Lui in certo qual modo anche tutti i nostri fratelli e sorelle, ai quali Egli viene, per divenire veramente un regno di pace in mezzo a questo mondo lacerato".

Al termine dell'omelia, il papa ha ringraziato i giovani "che ora porteranno per le strade del mondo questa Croce, nella quale possiamo quasi toccare il mistero di Gesù. Preghiamolo perché, nello stesso tempo, Egli tocchi noi ed apra i nostri cuori, affinché seguendo la sua Croce noi diventiamo messaggeri del suo amore e della sua pace".

A conclusione della messa, il pontefice ha salutato i giovani in diverse lingue, ricordando che "il passaggio della Croce, dopo ogni incontro mondiale, è diventato una 'tradizione', nel senso proprio di una traditio, una consegna altamente simbolica, da vivere con grande fede, impegnandosi a compiere un cammino di conversione sulle orme di Gesù". Un gruppo di giovani di Colonia ha passato nelle mani del gruppo di Sydney la Croce e l'Icona della Vergine, mentre il card. Meissner, arcivescovo di Colonia, abbracciava il card. George Pell, arcivescovo della città australiana. A un certo punto un giovane ha gridato. "Viva il papa!", il quale ha subito ribattutto: "Salutiamo ora la Madonna, con la preghiera dell'Angelus". Benedetto XVI si è dato appuntamento coi giovani  nel 2008 a Sydney, "a Dio piacendo".

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