Saddam, feci uccidere i curdi perché combattevano con l'Iran
Alla ripresa del processo, l'ex dittatore cerca di qualificare legittima difesa dello Stato lo sterminio di 180mila curdi. Testimoni raccontano i bombardamenti con i gas.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) – I curdi sterminati da Saddam Hussein stavano combattendo assieme agli sciiti iraniani contro il governo a guida sunnita di Saddam, nell'ambito della guerra fra la Repubblica Islamica e l'Iraq e sono stati uccisi in un'operazione militare legittima. Alla ripresa del processo che lo vede accusato di crimini contro l'umanità insieme a sette suoi collaboratori, l'ex dittatore iracheno ha cercato così di ridurre ad esercizio della potestà dello Stato l'accusa di aver ordinato l'operazione che tra il 1987 e il 1988 in Kurdistan ha causato 180mila morti.

Ieri, al momento della ripresa del processo, uno dei testimoni, Ghafour Hassan Abdallah, parlando in curdo, ha apostrofato l'ex dittatore con un "complimenti Saddam, oggi lei è dietro le sbarre". Il testimone ha poi raccontato di essere fuggito in Iran durante i bombardamenti e di aver fatto ritorno, quattro mesi dopo, per avere notizie della sua famiglia e di aver avuto la certezza che sua madre e le sue sorelle erano state uccise. Un'altra testimone, Katherine Elias Mikhail ha raccontato gli attacchi con i gas. "Eravamo stati spesso attaccati dagli aerei, ma quella volta il boato delle esplosioni non era così forte e dopo le esplosioni c'era un fumo bianco…". La donna ha raccontato di aver visto "centinaia di persone che stavano vomitando" e che "le persone intorno a me crollavano".

Per parte sua, Saddam ha accusato il tribunale di cercare di dividere il popolo iracheno, creando una contrapposizione tra curdi ed arabi.

Il verdetto del tribunale è atteso fa un mese

Intanto, negli Usa, Un documento del Senato pubblicato ieri afferma che non ci sono prove di formali legami tra Saddam Hussein ed Al Qaeda prima della guerra del 2003. L'affermazione è contenuta nel rapporto del Comitato per l'intelligence, basato sul rapporto 2005 della Cia.

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