Papa: anche oggi non si capisce l'uomo se si nega Dio

In visita alla Pontificia università gregoriana, Benedetto XVI torna a parlare della necessità che la cultura moderna riconosca nell'apertura alla trascendenza la risposta al senso dell'esistenza e quindi anche la capacità di portare nella società valori etici. Va "evitata ogni ambiguità" nel rapporto con le altre religioni.


Roma (AsiaNews) – Non si può capire pienamente l'uomo se non se ne riconosce quell'apertura alla trascendenza senza la quale egli non è capace di rispondere alle domande sul senso dell'esistenza e quindi di portare nella società i valori etici che la rendano degna. Perché "il destino dell'uomo senza il suo riferimento a Dio non può che essere la desolazione dell'angoscia che conduce alla disperazione". Ricordi personali ed analisi dei compiti di una università ecclesiastica nel mondo di oggi verso i suoi studenti e verso la società secolarizzata hanno segnato la visita che il Papa ha compiuto oggi alla Pontificia università gregoriana, al centro di Roma.

Nell'ateneo che, ha ricordato Benedetto XVI, è stato fondato nel 1551 da Sant'Ignazio di Loyola ed ha avuto tra i suoi studenti 16 papi, il padre Cristoforo Clavio, che ha elaborato il calendario Gregoriano e padre Matteo Ricci, che portò il Vangelo in Cina, l'ex docente di teologia Joseph Ratzinger ha ricordato di aver "attraversato in varie occasioni" il quadriportico nel quale si è svolto l'incontro di questa mattina, sia durante il Concilio che quando, nel 1972, tenne un corso sull'Eucaristia agli studenti del II Ciclo della specializzazione di Teologia dogmatica.

Rievocando quei giorni, Benedetto XVI ha sottolineato che "non basta conoscere Dio; per poterlo realmente incontrare, lo si deve anche amare. La conoscenza deve divenire amore. Lo studio della Teologia, del Diritto canonico e della Storia della Chiesa non è solo conoscenza delle proposizioni della fede nella loro formulazione storica e nella loro applicazione pratica, ma è anche sempre intelligenza di esse nella fede, nella speranza e nella carità. Solo lo Spirito scruta le profondità di Dio (cfr 1 Cor 2,10), quindi solo nell'ascolto dello Spirito si può scrutare la profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio (cfr Rm 11,33). Lo Spirito si ascolta nella preghiera, quando il cuore si apre alla contemplazione del mistero di Dio, che ci si è rivelato nel Figlio Gesù Cristo, immagine del Dio invisibile (cfr Col 1,15), costituito Capo della Chiesa e Signore di tutte le cose (cfr Ef 1,10; Col 1,18)".

In una università che, per quasi cinque secoli, "si è distinta per lo studio della filosofia e della teologia" e anche per le "scienze umane", "oggi non si può non tener conto del confronto con la cultura secolare, che in molte parti del mondo tende sempre più non solo a negare ogni segno della presenza di Dio nella vita della società e del singolo, ma con vari mezzi, che disorientano e offuscano la retta coscienza dell'uomo, cerca di corrodere la sua capacità di mettersi in ascolto di Dio".

"Non si può prescindere, poi, dal rapporto con le altre religioni, che si rivela costruttivo solo se evita ogni ambiguità che in qualche modo indebolisca il contenuto essenziale della fede cristiana in Cristo unico Salvatore di tutti gli uomini (cfr At 4,12) e nella Chiesa sacramento necessario di salvezza per tutta l'umanità (cfr Dich. Dominus Iesus, nn. 13-15; 20-22: AAS 92 [2000], 742-765)".

Oggi, alla Gregoriana, alla matematica, fisica e astronomia che si studiavano un tempo, ha osservato il Papa, "sono subentrate altre scienze umane, quali la psicologia, le scienze sociali, la comunicazione sociale. Con esse vuole essere più profondamente compreso l'uomo sia nella sua dimensione personale profonda, che nella sua dimensione esterna di costruttore della società, nella giustizia e nella pace, e di comunicatore della verità. Proprio perché tali scienze riguardano l'uomo non possono prescindere dal riferimento a Dio. Infatti, l'uomo, sia nella sua interiorità che nella sua esteriorità, non può essere pienamente compreso se non lo si riconosce aperto alla trascendenza. Privo del suo riferimento a Dio, l'uomo non può rispondere alle domande fondamentali che agitano e agiteranno sempre il suo cuore riguardo al fine e quindi al senso della sua esistenza. Conseguentemente neppure è possibile immettere nella società quei valori etici che soli possono garantire una convivenza degna dell'uomo. Il destino dell'uomo senza il suo riferimento a Dio non può che essere la desolazione dell'angoscia che conduce alla disperazione. Solo in riferimento al Dio-Amore, che si è rivelato in Gesù Cristo, l'uomo può trovare il senso della sua esistenza e vivere nella speranza, pur nell'esperienza dei mali che feriscono la sua esistenza personale e la società in cui vive. La speranza fa sì che l'uomo non si chiuda in un nichilismo paralizzante e sterile, ma si apra all'impegno generoso nella società in cui vive per poterla migliorare. È il compito che Dio ha affidato all'uomo nel crearlo a sua immagine e somiglianza, un compito che riempie ogni uomo della più grande dignità, ma anche di un'immensa responsabilità".

 

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