Le scuole cattoliche indiane nell’occhio del ciclone
di Nirmala Carvalho
In questi giorni in India le scuole sono al centro dell’opinione pubblica. Gli studenti del Bvs hanno protestato contro tre scuole cattoliche di Mumbai. Le ragioni in apparenza sono economiche, il Bvs ha chiesto infatti l’abbassamento delle tasse. Ma l’arcivescovo di Mumbai sostiene che i motivi sono religiosi, mentre il presidente della Bcs avanza ipotesi politiche. Ha suscitato poi scalpore l’iniziativa del St Stephen's College, che ha deciso di ammettere Dalit cristiani.

Mumbai (AsiaNews) – Studenti estremisti indù del gruppo Bharatiya Vidyarthi Sena (Bvs), lunedì 11 e martedì 12, hanno protestato contro le tasse e i costi elevati del materiale scolastico di tre scuole cattoliche di Mumbai, la Sacred Heart nel quartiere Worli, la Our Lady of Salvation School e l’Antonio D’Silva a Dadar. I manifestanti sono stati fermati dalla polizia all’entrata di una scuola.

Dopo aver incontrato i dirigenti della scuola, il segretario del Bvs, Dinesh Bobhate, ha detto “Il rettore della scuola ci ha assicurato che esaminerà la questione”. “Gli abbiamo concesso un giorno – ha aggiunto Bobhate – se la scuola non prenderà provvedimenti faremo il necessario”.

L’arcivescovo di Mumbai e presidente dell’Archdiocesan Board of Education (Abe), Oswald Gracias, ha manifestato la sua preoccupazione e ha riferito ad AsiaNews “Le proteste sono state irragionevoli. Sacerdoti e suore di Mumbai e di altre zone del Paese hanno sempre servito con amore i malati e i poveri e si sono occupati dell’educazione dei giovani”. “Ci sono 150 scuole cristiane nell’arcidiocesi di Mumbai – ha aggiunto Gracias – dirette dall’Abe. Ironicamente in tutte le scuole prese di mira dal Bvs ci sono studenti cristiani che rappresentano solo una minoranza. La maggior parte degli studenti, infatti, appartiene ad altre comunità religiose che beneficiano dell’istruzione impartita dalla Chiesa cattolica e questo è triste. Chiedo, quindi, che le autorità interessate intervengano affinché non accadano più cose del genere”.

Anche Dolphy D'Souza, presidente della Bombay Catholic Sabha (Bcs), ha condannato queste proteste e ha chiesto al ministro degli Interni RR Patil di garantire la sicurezza. Ieri in un comunicato Dolphy ha detto “Il Bvs ha protestato perché nelle scuole non sono stati ammessi gli studenti da loro indicati. Fare pressioni per garantire l’ammissione di determinati studenti è diventato un vero e proprio racket”.

Sempre dal fronte scuola in questi giorni in India ha suscitato scalpore l’iniziativa del prestigioso St Stephen's College. L’istituto ammetterà i cristiani Dalit meritevoli. A loro sarà riservato il 10% dei posti disponibili, che in totale sono 400. Con questo nuovo provvedimento i posti riservati ai cristiani dal 30 salgono al 40%.

L’iniziativa ha suscitato reazioni contrastanti tra gli studenti. Chi appartiene alle minoranze è entusiasta, chi invece non appartiene ad alcuna categoria particolare e ha visto diminuire il numero di posti disponibili si lamenta.

Il presidente e il segretario dell’All India Christian Council, Joseph D'souza e John Dayal, hanno dichiarato alla stampa di essere felici della decisione del St Stephen's College e hanno accolto con favore la politica educativa annunciata dalla Conferenza episcopale dell’India, che riafferma l’impegno della Chiesa nell’educazione degli emarginati.

Questa decisione giunge insieme alle recenti raccomandazioni della commissione nazionale di giustizia Rangnath Misra per le minoranze religiose e linguistiche secondo cui ai Dalit cristiani e musulmani devono essere dati stessi privilegi e stesso status concessi ai Dalit indù, sikh e buddhisti.

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