新泻教区主教指出人文全面发展是遏制恐怖主义的关键
作者 Tarcisio Isao Kikuchi
巴黎恐怖袭击后,亚洲明爱主席就席卷世界各地不断升级的暴力指出:“暴力报复行动是没有用的。这能遏制新的恐怖袭击,但只是短期办法而已。我们应该重振人的全面发展、全力弘扬生命的神圣性,这是造物主天主大父赐予人类的最宝贵财富”

新泻(亚洲新闻)—È triste essere testimoni, ancora una volta, della brutale fine di tante vite innocenti come è accaduto poco tempo fa a Parigi. Noi, in quanto cattolici, crediamo che la vita umana sia il dono più prezioso che ci è stato fatto da Dio. Per questo non possiamo essere d’accordo con alcuna giustificazione di questi violenti attacchi alla vita umana. Come ha detto il Santo Padre “non ci sono giustificazioni religiose o umane. Questo non è umano”.

Eppure qualcuno pensa che una rappresaglia violenta, violenza contro la violenza, possa portare a qualche forma di soluzione. Ma una soluzione di questo tipo sarebbe di breve durata, soltanto temporanea. È chiaro che, per fermare una violenza enorme come quella che si è scatenata negli attacchi terroristici a Parigi, sono indispensabili risorse finanziarie, strutture organizzative e l’impegno degli esseri umani. Quindi una riposta violenta attraverso la forza potrebbe minimizzare questo utilizzo di forze e bloccare gli attacchi.

Ma si tratterebbe sempre e comunque di misure temporanee, incapaci di intervenire sulle vere cause alla base della violenza. Le radici di questa violenza si trovano nei nostri cuori, nelle nostre emozioni. Il potere armato non può controllare l’odio che si annida nei nostri cuori.

Io spero che quanto avvenuto a Parigi non aumenti il nostro odio contro un gruppo specifico di persone, e non spinga l’opinione pubblica a scegliere la risposta violenta. Spero invece che quanto successo spinga le persone a capire che portare via la vita umana – in ogni caso e con ogni giustificazione – è sempre un atto contrario al volere del nostro Dio, creatore di tutto, che ci ha regalato questo prezioso dono.

Durante l’incontro nazionale Giustizia e Pace che si è svolto a Tokyo in settembre, ho avuto modo di condividere i miei pensieri sulla pace insieme a mons. Katsuya, vescovo di Sapporo, che dirige proprio la Commissione giustizia e pace [della Conferenza episcopale giapponese ndt]. Nel nostro colloquio, ho sottolineato che lo sviluppo umano integrale è la chiave per una vera pace: e che le attività della Caritas sono, nei fatti, azioni di pace.

Ovviamente per me il concetto di pace è quello della Gaudium et Spes: “La pace non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi unicamente a rendere stabile l'equilibrio delle forze avverse; essa non è effetto di una dispotica dominazione, ma viene con tutta esattezza definita a opera della giustizia» (Is 32,7). È il frutto dell'ordine impresso nella società umana dal suo divino Fondatore e che deve essere attuato dagli uomini che aspirano ardentemente ad una giustizia sempre più perfetta” (78).

Per realizzare “l’ordine impresso nella società umana dal suo divino Fondatore”, papa Giovanni XXIII ha sottolineato che i diritti umani di base devono essere rispettati e messi in pratica nella società (Pacem in Terris). E questa è la base del concetto secondo cui lo sviluppo umano integrale è fondamentale per una vera pace. Il significato di questo sviluppo umano integrale non è ristretto al suo significato o alla sua utilità nello sviluppo in genere.

Nella Centesimus Annus papa Giovanni Paolo II lo ha chiarito: “Lo sviluppo non deve essere inteso in un modo esclusivamente economico, ma in senso integralmente umano. Non si tratta solo di elevare tutti i popoli al livello di cui godono oggi i Paesi più ricchi, ma di costruire nel lavoro solidale una vita più degna, di far crescere effettivamente la dignità e la creatività di ogni singola persona, la sua capacità di rispondere alla propria vocazione e, dunque, all'appello di Dio, in essa contenuto” (29).

Io spero che avremo il coraggio di affrontare la realtà e fermare questo malvagio circolo di violenza non con una rappresaglia anch’essa violenta, ma con un processo reale di costruzione della pace attraverso lo sviluppo umano integrale. Sfortunatamente, le recenti iniziative politiche del Partito liberal-democratico in Giappone – che hanno cambiato la politica di sicurezza nazionale passando da una passiva difesa a una difesa più attiva, che secondo il premier è un contributo proattivo per la pace – non contribuiranno davvero a fermare la spirale malvagia di violenza.

*Vescovo di Niigata e presidente di Caritas Asia

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