11/10/2016, 17.43
梵蒂冈
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教宗指出合一是基督徒的“需求”、来自天主、既不是“千篇一律”也不是“吸收”

只有在共同前进时,才能战胜至今仍将基督徒分裂的各种神学和教会学方面的分歧。也就是说当“我们像手足兄弟一样相遇时、共同祈祷时、共同为宣讲福音和为最弱势的群体服务时”

梵蒂冈城(亚洲新闻)—只有在共同前进时,才能战胜至今仍将基督徒分裂的各种神学和教会学方面的分歧。也就是说当“我们像手足兄弟一样相遇时、共同祈祷时、共同为宣讲福音和为最弱势的群体服务时”。早在一九五二年的基督教理事会中就已经强调了这一点,今天,教宗方济各再次援引这段话,告诫基督徒们要一起做所有事。“除了一些十分困难的情况下,迫使我们不得不分开行动”。

            今天,教宗方济各在梵蒂冈宗座大楼圣克莱门特大厅接见出席圣座促进基督徒合一委员会年度全体大会代表时谈到了新教徒和东正教徒组织(天主教会是‘观察员’)的问题。本届大会的主题是“基督徒的合一:哪一种完全共融的模式?”。

            教宗强调,合一是“我们信仰的基本需要”。首先“不是人类努力的成果或者教会外交的成果,而是来自天主的恩典”。这是“一段历程”,所以“要求耐心的期待、坚韧不拔、艰辛和努力;不会铲除冲突、不会铲除对立,相反,有时会面临新误解的危险”。第二点是合一“不是千篇一律。所有的神学、礼仪、灵修和教会法律传统……都是一种财富,而不是对教会合一的威胁”。最后,合一也不是“吸收,基督徒的合一不会导致‘反向的’大公运动,以至于有些人要背离自己的信仰历史;或者容忍强迫他人改教,这是大公运动道路上的毒药”。

            讲话中,教宗还谈到了在罗马以及牧灵访问期间的多次意义深远的大公运动会晤。“每一次这样的会晤,都令我倍感欣慰。因为我亲身验证了共融的渴望是如此鲜活和强烈”。

            以下为教宗讲话全文:

Signori Cardinali, 
cari fratelli Vescovi e Sacerdoti,
cari fratelli e sorelle,

sono lieto di incontrarvi in occasione della vostra Sessione Plenaria, che tratta il tema “Unità dei cristiani: quale modello di piena comunione?”. Ringrazio il Cardinale Koch per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi. Nel corso di quest’anno ho avuto l’opportunità di vivere tanti significativi incontri ecumenici, sia qui a Roma sia durante i viaggi. Ognuno di questi incontri è stato per me fonte di consolazione, perché ho potuto constatare che il desiderio di comunione è vivo e intenso. In quanto Vescovo di Roma e Successore di Pietro, consapevole della responsabilità affidatami dal Signore, desidero ribadire che l’unità dei cristiani è una delle mie principali preoccupazioni, e prego perché essa sia sempre più condivisa da ogni battezzato.

L’unità dei cristiani è un’esigenza essenziale della nostra fede. Un’esigenza che sgorga dall’intimo del nostro essere credenti in Gesù Cristo. Invochiamo l’unità, perché invochiamo Cristo. Vogliamo vivere l’unità, perché vogliamo seguire Cristo, vivere il suo amore, godere del mistero del suo essere uno con il Padre, che poi è l’essenza dell’amore divino. Gesù stesso, nello Spirito Santo, ci associa alla sua preghiera: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi [...] Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me [...] Perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,21.23.26). Secondo la preghiera sacerdotale di Gesù, ciò a cui aneliamo è l’unità nell’amore del Padre che viene a noi donato in Gesù Cristo, amore che informa anche il pensiero e le dottrine. Non basta essere concordi nella comprensione del Vangelo, ma occorre che tutti noi credenti siamo uniti a Cristo e in Cristo. È la nostra conversione personale e comunitaria, il nostro graduale conformarci a Lui (cfr Rm 8,28), il nostro vivere sempre più in Lui (cfr Gal 2,20), che ci permettono di crescere nella comunione tra di noi. Questa è l’anima che sostiene anche le sessioni di studio e ogni altro tipo di sforzo per giungere a punti di vista più ravvicinati.

Tenendo bene a mente questo, è possibile smascherare alcuni falsi modelli di comunione che in realtà non portano all’unità ma la contraddicono nella sua essenza.

Innanzitutto, l’unità non è il frutto dei nostri sforzi umani o il prodotto costruito da diplomazie ecclesiastiche, ma è un dono che viene dall’alto. Noi uomini non siamo in grado di fare l’unità da soli, né possiamo deciderne le forme e i tempi. Qual è allora il nostro ruolo? Che cosa dobbiamo fare noi per promuovere l’unità dei cristiani? Nostro compito è quello di accogliere questo dono e di renderlo visibile a tutti. Da questo punto di vista, l’unità, prima che traguardo, è cammino, con le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni, e anche le sue soste. L’unità come cammino richiede pazienti attese, tenacia, fatica e impegno; non annulla i conflitti e non cancella i contrasti, anzi, a volte può esporre al rischio di nuove incomprensioni. L’unità può essere accolta solo da chi decide di mettersi in cammino verso una meta che oggi potrebbe apparire piuttosto lontana. Tuttavia, colui che percorre questa strada è confortato dalla continua esperienza di una comunione gioiosamente intravista, anche se non ancora pienamente raggiunta, ogni volta che si mette da parte la presunzione e ci si riconosce tutti bisognosi dell’amore di Dio. E quale legame unisce tutti noi cristiani più dell’esperienza di essere peccatori ma allo stesso tempo oggetto della infinita misericordia di Dio a noi rivelata da Gesù Cristo? Parimenti, l’unità di amore è già realtà quando coloro che Dio ha scelto e chiamato a formare il suo popolo annunciano insieme le meraviglie che Egli ha compiuto per loro, soprattutto offrendo una testimonianza di vita piena di carità verso tutti (cfr 1 Pt 2,4-10). Per questo, amo ripetere che l’unità si fa camminando, per ricordare che quando camminiamo insieme, cioè ci incontriamo come fratelli, preghiamo insieme, collaboriamo insieme nell’annuncio del Vangelo e nel servizio agli ultimi siamo già uniti. Tutte le divergenze teologiche ed ecclesiologiche che ancora dividono i cristiani saranno superate soltanto lungo questa via, senza che noi oggi sappiamo come e quando, ma ciò avverrà secondo quello che lo Spirito Santo vorrà suggerire per il bene della Chiesa.

In secondo luogo, l’unità non è uniformità. Le differenti tradizioni teologiche, liturgiche, spirituali e canoniche, che si sono sviluppate nel mondo cristiano, quando sono genuinamente radicate nella tradizione apostolica, sono una ricchezza e non una minaccia per l’unità della Chiesa. Cercare di sopprimere tale diversità è andare contro lo Spirito Santo, che agisce arricchendo la comunità dei credenti con una varietà di doni. Nel corso della storia, vi sono stati tentativi di questo genere, con conseguenze che talvolta fanno soffrire ancora oggi. Se invece ci lasciamo guidare dallo Spirito, la ricchezza, la varietà, la diversità non diventano mai conflitto, perché Egli ci spinge a vivere la varietà nella comunione della Chiesa. Compito ecumenico è rispettare le legittime diversità e portare a superare le divergenze inconciliabili con l’unità che Dio chiede. Il permanere di tali divergenze non ci deve paralizzare, ma spingere a cercare insieme il modo di affrontare con successo tali ostacoli.

Infine, l’unità non è assorbimento. L’unità dei cristiani non comporta un ecumenismo “in retromarcia”, per cui qualcuno dovrebbe rinnegare la propria storia di fede; e neppure tollera il proselitismo, che anzi è un veleno per il cammino ecumenico. Prima di vedere ciò che ci separa, occorre percepire anche in modo esistenziale la ricchezza di ciò che ci accumuna, come la Sacra Scrittura e le grandi professioni di fede dei primi Concili ecumenici. Così facendo, noi cristiani possiamo riconoscerci come fratelli e sorelle che credono nell’unico Signore e Salvatore Gesù Cristo, impegnati insieme a cercare il modo di obbedire oggi alla Parola di Dio che ci vuole uniti. L’ecumenismo è vero quando si è capaci di spostare l’attenzione da sé stessi, dalle proprie argomentazioni e formulazioni, alla Parola di Dio che esige di essere ascoltata, accolta e testimoniata nel mondo. Per questo, le varie comunità cristiane sono chiamate non a “farsi concorrenza”, ma a collaborare. La mia recente visita a Lund mi ha fatto ricordare quanto sia attuale quel principio ecumenico lì formulato dal Consiglio Ecumenico delle Chiese già nel 1952, che raccomanda ai cristiani di «fare insieme tutte le cose, salvo in quei casi in cui le profonde difficoltà di convinzioni avessero imposto di agire separatamente».

Vi ringrazio per il vostro impegno, vi assicuro il mio ricordo nella preghiera e confido nel vostro per me. Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga.

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