14/09/2021, 18.23
VATICANO - SLOVACCHIA
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​Papa: Dio non vuole esclusi e i giovani non si facciano omologare

“Giudizi e pregiudizi aumentano solo le distanze. Contrasti e parole forti non aiutano. Ghettizzare le persone non risolve nulla. Quando si alimenta la chiusura prima o poi divampa la rabbia. La via per una convivenza pacifica è l’integrazione”. “Pieni di messaggi virtuali, rischiamo di perdere le radici reali. Disconnetterci dalla vita, fantasticare nel vuoto, non fa bene, è una tentazione del maligno. Dio ci vuole ben piantati per terra, connessi alla vita”.

Košice (AsiaNews) – Uscire dai ghetti, siano essi fisici, come Lunik IX, dove vivono i Rom, o mentali, come quelli illusori nei quali si perdono tanti giovani. Il pomeriggio di papa Francesco a Košice, seconda città della Slovacchia, è segnato da due appuntamenti diversissimi: la visita ai Rom e l’incontro con i giovani.

Luník IX è uno dei 22 distretti della città di Košice, costruito a partire dal 1970. Oggi sono sette palazzoni privi di gas e acqua corrente, disponibile solo per poche ore al giorno, e manca un vero e proprio sistema di riscaldamento. Vi vive la maggior densità di Rom del Paese, circa 4.300 persone, ma il numero esatto non è noto. Per la visita del Papa sono state predisposte grandi misure di sicurezza, compresi agenti a cavallo e reti per impedire troppa vicinanza. Alla gente è stato chiesto di stare alle finestre. E in molti ci stanno (nella foto). Ma le persone indossano i tradizionali vestiti multicolori della festa e ci sono tanti bambini. Un grande striscione, in italiano, dà il “benvenuto” a Francesco.

“Nessuno – dice Francesco (nella foto) - nella Chiesa deve sentirsi fuori posto o messo da parte. Non è solo un modo di dire, è il modo di essere della Chiesa”. “La Chiesa – aggiunge - una famiglia di fratelli e sorelle con lo stesso Padre, il quale ci ha dato Gesù come fratello, perché comprendiamo quanto Lui ami la fraternità”.

“Giudizi e pregiudizi – dice ancora - aumentano solo le distanze. Contrasti e parole forti non aiutano. Ghettizzare le persone non risolve nulla. Quando si alimenta la chiusura prima o poi divampa la rabbia. La via per una convivenza pacifica è l’integrazione. È un processo organico, lento e vitale, che inizia con la conoscenza reciproca, va avanti con pazienza e guarda al futuro. E a chi appartiene il futuro? Ai bambini. Sono loro a orientarci: i loro grandi sogni non possono infrangersi contro le nostre barriere. Essi vogliono crescere insieme agli altri, senza ostacoli e preclusioni. Meritano una vita integrata e libera”. Per loro “vanno fatte scelte coraggiose: per la loro dignità, per la loro educazione, perché crescano ben radicati nelle loro origini ma al tempo stesso senza vedere preclusa ogni possibilità”. Ringrazio chi porta avanti questo lavoro di integrazione che, oltre a comportare non poche fatiche, a volte riceve pure incomprensione e ingratitudine, magari persino nella Chiesa”. Un saluto anche ai detenuti e un ringraziamento ai salesiani che, coraggiosamente, hanno qui una missione.

Lo Stadio Lokomotiva, sede dell’ultimo appuntamento della giornata di Francesco (nelle foto) prima del rientro a Bratislava, ribolle di grida quando Francesco saluta i giovani qui riuniti nella loro lingua: dobrý večer! [buonasera!].

A loro il Papa raccomanda di non dare ascolto a chi “parla di sogni”, ma “vende illusioni”. “Ciascuno di noi – prosegue - è unico ed è al mondo per sentirsi amato nella sua unicità e per amare gli altri come nessuno può fare al posto suo. Non si vive seduti in panchina a fare la riserva di qualcun altro. No, ciascuno è unico agli occhi di Dio. Non lasciatevi ‘omologare’; non siamo fatti in serie, siamo unici e liberi, e siamo al mondo per vivere una storia d’amore con Dio, per abbracciare l’audacia di scelte forti, per avventurarci nel rischio meraviglioso di amare”. “Non banalizziamo – aggiunge - l’amore, perché l’amore non è solo emozione e sentimento, questo semmai è l’inizio. L’amore non è avere tutto e subito, non risponde alla logica dell’usa e getta. L’amore è fedeltà, dono, responsabilità. La vera originalità oggi, la vera rivoluzione, è ribellarsi alla cultura del provvisorio, è andare oltre l’istinto e oltre l’istante, è amare per tutta la vita e con tutto sé stessi”.

“Oggi – dice ancora - c’è il pericolo di crescere sradicati, perché siamo portati a correre, a fare tutto di fretta: quello che vediamo in internet può arrivarci subito a casa; basta un clic e persone e cose compaiono sullo schermo. E poi succede che diventino più familiari dei volti che ci hanno generato. Pieni di messaggi virtuali, rischiamo di perdere le radici reali. Disconnetterci dalla vita, fantasticare nel vuoto, non fa bene, è una tentazione del maligno. Dio ci vuole ben piantati per terra, connessi alla vita; mai chiusi, ma sempre aperti a tutti! Sì, ma – mi direte voi – il mondo la pensa diversamente. Si parla tanto d’amore, ma in realtà vige un altro principio: ciascuno pensi per sé. Cari giovani, non lasciatevi condizionare da questo, da ciò che non va, dal male che imperversa. Non lasciatevi imprigionare dalla tristezza o dallo scoraggiamento rassegnato di chi dice che nulla mai cambierà. Se si crede a questo ci si ammala di pessimismo. Si invecchia dentro. E si invecchia giovani. Oggi ci sono tante forze disgregatrici, tanti che incolpano tutti e tutto, amplificatori di negatività, professionisti della lamentela. Non ascoltateli, perché la lamentela e il pessimismo non sono cristiani, il Signore detesta tristezza e vittimismo. Non siamo fatti per tenere la faccia a terra, ma per alzare lo sguardo al Cielo”. (FP)

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