20/09/2019, 12.18
VATICANO
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​Papa: I vescovi siano vicini a Dio, ai loro sacerdoti, fra loro e, infine, al popolo di Dio

Il popolo di Dio è invitato a pregare perché vescovi e sacerdoti abbiano queste vicinanze, “per i vostri dirigenti”: “quelli che vi conducono sulla via della salvezza”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – I vescovi siano vicini a Dio con la preghiera, ai loro sacerdoti, vicini fra loro e, infine, al popolo di Dio. L’ha detto papa Francesco nell’omelia della messa celebrata stamattina a Casa santa Marta, proseguendo nel commento della prima e seconda Lettera di Paolo a Timoteo.

Ieri al centro di questi consigli vi era stata l’esortazione a non trascurare il “ministero come un dono”. Oggi il cuore della riflessione è stato il denaro, ma anche il pettegolezzo, “le chiacchere, le discussioni stupide”: tutte cose che indeboliscono la vita ministeriale. “Quando un ministro – sia sacerdote, diacono, vescovo – incomincia ad attaccarsi ai soldi”, si lega alla radice di tutti i mali, ha sottolineato il Papa richiamandosi alla Lettura di oggi nella quale Paolo ricorda che l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali (1Tm 6,2c-12). “Il diavolo entra dalle tasche”, dicevano “le vecchiette del mio tempo”, ha nuovamente detto Francesco.

Nelle lettere di Paolo a Timoteo e a tutti i ministri, l’apostolo dice che a essere vicini sono chiamati non solo i vescovi ma anche sacerdoti e diaconi. Sono quattro le “vicinanze” che il Papa ha indicato. Prima di tutto il vescovo “è un uomo di vicinanza a Dio”. Quando gli apostoli per servire meglio vedove e orfani hanno “inventato” i diaconi, per spiegarlo Pietro afferma che “a noi”, cioè agli apostoli,  spetta “la preghiera e l’annuncio della Parola”. “Il primo compito di un vescovo” è, dunque, pregare: “dà la forza” e risveglia anche “la coscienza di questo dono, che non dobbiamo trascurare, che è il ministero”.

La seconda vicinanza è quella ai suoi sacerdoti e diaconi, i suoi collaboratori, che sono i vicini più prossimi. “Tu devi amare prima il più prossimo, che sono i tuoi sacerdoti e i tuoi diaconi”. “E’ triste quando un vescovo si dimentica dei suoi sacerdoti. E’ triste sentire lamentele di sacerdoti che ti dicono: ‘Ho chiamato il vescovo, ho bisogno di un appuntamento per dire qualcosa, e la segretaria m’ha detto che tutto è pieno fino a tre mesi…’. Un vescovo che sente questa vicinanza ai sacerdoti, se vede che un sacerdote lo ha chiamato oggi, al massimo domani dovrebbe richiamalo, perché lui ha il diritto di conoscere, di sapere che ha un padre. Vicinanza ai sacerdoti. E i sacerdoti, vivano la vicinanza tra loro, non le divisioni. Il diavolo entra lì per dividere il presbiterio, per dividere”.

Così infatti iniziano i gruppetti che “dividono per ideologie”, “per simpatie”. La terza vicinanza dunque è quella dei sacerdoti fra loro, mentre la quarta è quella al popolo di Dio. “Nella seconda Lettera, Paolo incomincia, dicendo a Timoteo di non dimenticarsi la sua mamma e la sua nonna, cioè di non dimenticarsi da dove sei uscito, da dove il Signore ti ha tolto. Non dimenticarti del tuo popolo, non dimenticarti delle tue radici! E adesso, come vescovo e come sacerdote, occorre essere sempre vicino al popolo di Dio. Quando un vescovo si stacca dal popolo di Dio finisce in un’atmosfera di ideologie che non hanno niente a che fare con il ministero: non è un ministro, non è un servitore. Ha dimenticato il dono – gratuito – che gli è stato dato”.

In conclusione, il Papa è tornato a chiedere di non dimenticare queste “quattro vicinanze”, inclusa quella del collegio episcopale e presbiterale: la vicinanza a Dio, la preghiera; la vicinanza ai sacerdoti da parte del vescovo e dei sacerdoti con il vescovo; la vicinanza dei sacerdoti tra loro e dei vescovi tra loro e la vicinanza al popolo di Dio. Il quale è invitato a pregare perché vescovi e sacerdoti abbiano queste vicinanze, “per i vostri dirigenti”: “quelli che vi conducono sulla via della salvezza”. “Voi pregate per i vostri sacerdoti, per il parroco, per il vice parroco, o soltanto lo criticate? Bisogna pregare per i sacerdoti e per i vescovi, perché tutti noi – il Papa è un vescovo - sappiamo custodire il dono – non trascurare questo dono che ci è stato dato – con questa vicinanza”.

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