30/05/2020, 08.09
RUSSIA
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È morto Innokentij Pavlov, grande teologo russo

di Stefano Caprio

È stato una grande anima ecumenica, avvicinatosi alla Chiesa cattolica, nella “Chiesa ortodossa ucraina autentica”. Discepolo del metropolita Nikodim, venne ordinato dall’attuale patriarca Kirill.  Nel 1992 decide di partecipare ai cambiamenti anche in attività sociali e politiche, unendosi ai tanti discepoli del padre Aleksandr Men’, il “padre spirituale del dissenso”, assassinato nel 1990. Alla fine degli anni ’90, in posizione critica verso le gerarchie patriarcali, ha lasciato ogni incarico, pur rimanendo un profondo studioso. Negli ultimi giorni stava preparando un saggio sul rapporto tra il santo papa Giovanni Paolo II e la Russia.

Mosca (AsiaNews) - Il 28 maggio scorso, l’igumeno Innokentij Pavlov è stato trovato morto nel suo appartamento nella città di Vyborg (Russia settentrionale). Aveva 68 anni. La sua morte risale probabilmente a qualche giorno prima. Da tempo padre Innokentij viveva da solo e si era allontanato dagli impegni accademici ed ecclesiastici, per scrivere e meditare sui tanti argomenti che lo attiravano e impegnavano le sue grandi competenze. Negli ultimi giorni stava preparando un saggio sul rapporto tra il santo papa Giovanni Paolo II e la Russia.

L’igumeno Innokentij è stato un grande studioso del cristianesimo antico, un traduttore del Nuovo Testamento in russo, autore di molti libri e monografie (molto noto il suo Come vivevano e in che cosa credevano i primi cristiani. Sulla Didachè), dottore in teologia e docente di tante università e istituzioni laiche ed ecclesiastiche. Nato a Mosca nel 1952 col nome di Sergej, cresciuto nell’educazione ateista, si è convertito alla fede ortodossa all’età di 12 anni. Non ebbe timore di mettersi fin da ragazzo a servire nelle liturgie ecclesiastiche di varie parrocchie, facendo diversi tentativi di essere ammesso nel seminario teologico di Mosca, sempre bloccato dal Kgb.

Nel 1977 il metropolita della Chiesa antiochena a Mosca riesce a presentarlo al metropolita di Leningrado Nikodim (Rotov), grande protagonista del dialogo ecumenico di quegli anni, di cui diviene discepolo nel seminario di Leningrado, prendendo i voti monastici e il nuovo nome di Innokentij. A ordinarlo diacono, nel 1983, è stato il giovane vescovo Kirill (Gundjaev), l’attuale patriarca di Mosca, con cui ha collaborato insegnando nell’Accademia teologica di Leningrado, e in seguito come referente teologico del Dipartimento per i rapporti esterni del patriarcato.

All’inizio della “rinascita religiosa” russa, a fine anni ’80, partecipa alla redazione del nuovo statuto della Chiesa Ortodossa Russa e alla preparazione del Concilio del Millennio del Battesimo della Rus’, nel 1988. Nei primi anni ’90è stato segretario della Commissione Biblica patriarcale, contribuendo a diffondere la conoscenza della Sacra Scrittura tra il popolo. Dal 1992 decide di partecipare ai cambiamenti anche in attività sociali e politiche, unendosi ai tanti discepoli del padre Aleksandr Men’, il “padre spirituale del dissenso”, assassinato nel 1990.

Le varie trasformazioni della società russa, e il ruolo svolto in essa dalla Chiesa ortodossa, hanno portato padre Innokentij su posizioni molto critiche nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche patriarcali, fino a dimettersi da ogni incarico ufficiale, pur rimanendo un intellettuale religioso molto attivo e conosciuto in tutta la Russia. Dal 2002 ha cominciato a celebrare le liturgie per una comunità di greco-cattolici russi, che si riuniva informalmente in un appartamento moscovita, entrando a far parte di una giurisdizione ortodossa ucraina (la Chiesa Ortodossa Autentica) che riconosce il primato del Papa di Roma.

Il suo spirito ecumenico si basava sull’ispirazione del grande teologo russo Vladimir Solov’ev, che si era personalmente riunito alla Chiesa Cattolica alla fine dell’800, professandosi “ortodosso-cattolico”. Anche i fedeli che si riunivano intorno a padre Innokentij volevano “respirare con due polmoni”, secondo la fortunata espressione di un altro discepolo di Solov’ev, il pensatore russo Vjačeslav Ivanov, che a sua volta era diventato cattolico a Roma nel 1926. L’espressione è divenuta poi la grande parola d’ordine di San Giovanni Paolo II.

Chi scrive ha avuto la fortuna di incontrare padre Innokentij per la prima volta in un lontano viaggio nella Russia sovietica, nel 1984. Recandomi nella grande chiesa della Lavra di Sant’Aleksandr Nevskij a Leningrado, la sua figura radiosa mi venne incontro, accogliendomi come un fratello nella fede, com’è rimasto per tutta la sua vita, e come continuerà a ispirare tante persone, in Russia e non solo.

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