02/06/2017, 08.50
INDONESIA
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‘Persecuzione online’ contro i critici dell’islamista Rizieq

di Mathias Hariyadi

Ai “rastrellamenti online” dei militanti si aggiungono minacce e violenze. Il portavoce: “La polizia dovrebbe ringraziarci”. Le autorità sono preoccupate dalla diffusione del fenomeno. Solo nel 2017 vi sono 59 casi.

Jakarta (AsiaNews) – Un gruppo di militanti dell'Islam Defenders Front (Fpi) maltratta e intimidisce un ragazzo di 15 anni: il video delle minacce, divenuto virale, suscita forti preoccupazioni per la crescente tendenza dei gruppi islamisti più radicali a perseguitare online gli utenti dei social media.

Nel filmato reso pubblico due giorni fa, un gruppo di persone costringe il ragazzo, di origine cinese, a firmare una dichiarazione di scuse per aver insultato Rizieq Shihab, leader dell’ Fpi ricercato dalle autorità poiché coinvolto in un caso di pornografia.

Andry Wibowo, capo della polizia di East Jakarta ha confermato che gli inquirenti stanno indagando sull’accaduto. Slamet Maarif, portavoce dell’Fpi ha dichiarato di non essere a conoscenza dell'incidente, aggiungendo che la leadership del gruppo islamista ha ordinato ai propri membri di segnalare alla polizia coloro che “insultano” su internet l'islam e i clerici musulmani.

L'Fpi afferma che i “rastrellamenti online”, condotti in diverse regioni del Paese dai militanti contro gli utenti accusati di insultare il suo leader, sono solo un'iniziativa personale e non una direttiva ufficiale dell'organizzazione. Tuttavia, l'Fpi sostiene in pieno questo tipo di condotta, perché in linea con la sua visione assolutista e settaria. “La polizia dovrebbe ringraziarci per educare persone irresponsabili che insultano ulema e diffamano la religione”, ha dichiarato Maarif lo scorso 29 maggio.

La scorsa settimana, un altro caso di aggressione aveva sconvolto la società indonesiana. Fiera Lovita, dottoressa 40enne di Solok (West Sumatra), era stata accusata dall’ Fpi di aver offeso Rizieq postando commenti sul suo account di Facebook circa la sua ultima vicenda legale. Dopo aver ricercato la donna, diversi membri del gruppo hanno affrontato Fiera sul suo posto di lavoro il 23 maggio, pressandola a cancellare i suoi commenti e a scrivere una lettera ufficiale in cui si diceva pentita delle sue azioni. Temendo per l’incolumità della sua famiglia, Fiera Lovita è scappata a Jakarta sotto le strette misure di sicurezza predisposte da Gerakan Pemuda Ansor, l’associazione giovanile di Nahdlatul Ulama (Nu), la più grande e moderata organizzazione islamica d’Indonesia.

Preoccupate dalla diffusione del fenomeno, le autorità hanno invitato i membri dei gruppi radicali a interrompere la pratica giustizialista. “Abbiamo regole e leggi. I sostenitori dell’Fpi non dovrebbero comportarsi da vigilanti o agire come giudici sul campo”, ha dichiarato il gen. Setyo Wasisto, portavoce della polizia nazionale.

SAFENet – un’ong di Jakarta - ha affermato nel suo ultimo comunicato che i casi di Lovita e del ragazzo 15enne non sono i primi in Indonesia. Solo quest’anno se ne registrano 59. Alcuni analisti hanno definito questo fenomeno come “effetto Ahok”, dopo la condanna per blasfemia dell’ex governatore di Jakarta. SAFENet condanna questa nuova e malvagia pressione sociale e auspica che la legge provveda a porvi fine.

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