11/06/2013, 00.00
ARABIA SAUDITA
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“Molestate le donne che lavorano per preservarne la castità”, il tweet di un romanziere saudita

Un noto scrittore invita a fare violenza sulle donne che cercano maggiore emancipazione. I suoi slogan, ispirati all’esempio di un leggendario guerriero islamico, riaccendono la controversia tra innovatori e islam nell’Arabia Saudita delle timide riforme.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - "Molestare le donne che lavorano per preservarne la castità". È l'invito ai propri lettori da parte di Mohammad al-Dawood, rispettato romanziere saudita che vanta quasi 100mila followers su twitter. Bersaglio della sua invettiva: quell'1% delle donne saudite che nei primi mesi del 2013 ha abbassato il tasso di disoccupazione femminile dal 35% al 34%.

Nei libri di al-Dawood, il mondo è descritto come "un luogo di pericoli e corruzione", nel quale l'unica realtà sicura per una donna è rappresentata dalla vita domestica. Sulla sua pagina twitter, l'autore ribadisce l'importanza del burqa come deterrente per gli stupri e cita l'esempio di al-Zubair: leggendario guerriero islamico che violentò la moglie, nascondendo la propria identità, per scoraggiarla dall'uscire di casa.

L'autore, il cui ufficio stampa ha parlato di "fraintendimento" ed "errata interpretazione", ha provocato un acceso dibattito sui media sauditi, attirando tanto l'indignazione dei riformisti quanto l'approvazione dei conservatori.  Tra questi, Khalid Ebrahim Saqabi, religioso tradizionalista, ha elogiato al-Dawood definendo "di facili consensi" la politica di emancipazione femminile promossa dal governo. Anche su twitter numerosi utenti sono accorsi in sostegno dello scrittore, "non è pensabile che una legge imposta dagli uomini sia applicata in un Paese governato dal volere di Dio - scrive un lettore sul social network - il rapporto tra i sessi dovrebbe essere disincentivato, non favorito".

Nel 2011 è stata nominata la prima deputata saudita nella storia del Paese e, dal 2015, le donne potranno votare per la rappresentanza municipale. Alla conquista dei primi diritti politici si accompagna una crescente emancipazione in campo lavorativo e, grazie a una serie di riforme approvate dal governo, 150mila donne hanno trovato un impiego tra il 2009 e il 2012. Questa politica di apertura alla partecipazione femminile, promossa da Re Abdullah dal 2005, incontra nell'islam più coriaceo una ferrea opposizione.

La sproporzione tra il tasso di disoccupazione femminile e i 10 milioni di migranti presenti nel Paese ha spinto Riyadh ad incentivare l'occupazione interna inserendo nel mondo del lavoro migliaia di donne disoccupate. L'ultimatum del 3 luglio per l'espulsione dei lavoratori clandestini rientra nell'ambito di tale campagna. Sebbene i dati dimostrino una tendenza incoraggiante, l'Arabia Saudita rimane l'unico Stato del Golfo che impedisce alle donne di guidare e, complice l'ostacolo dell'élite religiosa conservatrice, occupa l'ultimo posto nella graduatoria mondiale per partecipazione femminile. Mohammed al-Dawood è esponente di questa élite.

 

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