14/08/2017, 08.38
RUSSIA
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'Estremismo': lo Stato russo e la caccia alle streghe contro i Testimoni di Geova

di Vladimir Rozanskij

Una donna e suo figlio arrestati a Kursk per aver distribuito volantini di invito alla setta. “Estremiste” anche le traduzioni della Bibbia che non partono dalle fonti ebraiche e greche. Lo stesso per traduzioni del Corano non in arabo. Arrestato un pastore protestante che curava i drogati. Anche i fedeli di un vescovo considerato santo, bollati come “estremisti”: rischiano la prigione.

Mosca (AsiaNews) - Lo scorso 11 agosto alcuni Testimoni di Geova sono stati arrestati nella città russa di Kursk e accusati di estremismo religioso, reato equiparato al terrorismo, per aver distribuito al mercato cittadino foglietti di propaganda della propria comunità. È lo stesso sito della procura locale a diffondere i particolari dell’arresto, confermato dal giudice per le indagini preliminari.

L’accusa si basa sull’articolo 282 del codice penale russo, che riguarda “influenza, reclutamento o altra forma di attrazione all’attività di organizzazione estremistica” che in Russia si applica sempre più a qualunque forma di attività religiosa che si svolga al di fuori delle mura degli edifici addetti, come ai bei tempi dell’ateismo di Stato. La sanzione prevista per tale crimine va dai 4 agli 8 anni di lager.

In procura spiegano che il fatto è stato denunciato da un semplice cittadino “delatore”, di passaggio al mercato locale, che ha visto una donna del paese con il figlio quindicenne diffondere i volantini, invitando la gente a entrare nel gruppo dei Testimoni di Geova. A partire dal divieto emesso mesi fa, in tutto il Paese, ogni membro dell’organizzazione può essere subito arrestato in situazioni simili, come si è verificato già in numerose occasioni. Il Centro russo della “Torre di Guardia” raduna oltre duemila comunità, a cui partecipano circa 175 mila persone.

Dal 20 aprile scorso, gli arresti e le condanne si susseguono. E si chiarisce ulteriormente l’interpretazione dell’articolo 282, nei confronti dei Testimoni di Geova e di qualunque altra minoranza religiosa. L’accusa di estremismo non riguarda l’infrazione a norme di ordine pubblico: nei documenti delle procure si sottolinea il carattere “estremistico” anche delle pubblicazioni confiscate agli attivisti, e in generale della letteratura religiosa delle confessioni sotto accusa.

Lo Stato interpreta la Bibbia e il Corano

Il problema è che nel 2015 un emendamento inserì nella legge contro l’estremismo religioso una precisazione: i libri sacri del cristianesimo, dell’islam, del buddismo e del giudaismo, e le citazioni da essi, non possono essere accusati di estremismo. Dal giugno scorso, le procure di varie città hanno inserito nelle motivazioni di arresto e confisca di libri una relazione di consulenza, preparata da un apposito “Centro per le iniziative socio-culturali” di presunti “esperti ufficiali” in materia religiosa. In tale relazione si afferma che la traduzione della Bibbia approvata dai Testimoni di Geova “fomenta la discordia e l’inimicizia, e va considerata estremista”, ragione per cui la loro Bibbia “non può essere considerata Bibbia”. Nella relazione si entra nei dettagli teologici, considerando che nella confessione geovista “si nega la Santissima Trinità e l’Eucarestia, e si cambia il concetto di Dio in Geova”. Il pericolo maggiore sta nel fatto che molti lettori potrebbero “confondere la loro traduzione con quella ortodossa”. Particolarmente criminoso, secondo gli esperti, sarebbe la concezione per cui i Testimoni di Geova “dividono le persone in due categorie: quelli che appartengono alla setta e tutti gli altri”, ciò che del resto fanno tutte le religioni e i partiti.

Le argomentazioni portate sulla questione delle traduzioni ai testi sacri sono disarmanti. Secondo la relazione accolta dalle procure russe, poiché il Corano nell’islam è riconosciuto solo in lingua araba, ogni traduzione è da considerarsi fuorilegge. La Bibbia dei geovisti, oltre alle storture teologiche, avrebbe anche il difetto di essere tradotta dall’inglese, e non dall’ebraico e dal greco; in essa è evidente “l’errata interpretazione dell’unità e uguaglianza di natura tra il Padre e il Figlio, che non concorda con la tradizione ortodossa, e il nome dello Spirito Santo viene scritto in lettere minuscole”.

Al di là delle grottesche motivazioni degli “esperti”, va ricordato che la traduzione russa della Bibbia, pur avendo una versione ortodossa ufficiale detta “sinodale”, è una questione aperta e non risolta da secoli. Le nuove leggi rischiano di riproporre i fanatismi dei tempi dello scisma dei “vecchio-credenti”, quando per una virgola si mandavano al rogo le persone accusandole di fanatismo. Le posizioni “anti-estremistiche” della magistratura e della politica russa appaiono più estremiste di quelle della stessa gerarchia ortodossa.

Nel frattempo, casi di repressione delle minoranze religiose si allargano in tutte le direzioni. Un pastore evangelico, Evgenij Peresvetov, è stato arrestato con moglie e figlio di 9 anni con l’accusa di sequestro di persona. Il pastore ha fondato una comunità terapeutica per tossicodipendenti, chiamata “Ricostruzione”, e l’accusa riguarda cinque persone in essa sottoposte a “cure forzate”. La comunità è stata chiusa, e i tossici mandati nel lager.

Intanto, in Ucraina, il vescovo Vladimir di Kamensk, della giurisdizione del Patriarcato di Mosca, ha dichiarato eretici i devoti dell’archimandrita Rafail (Baranko), morto un anno fa. Già dopo la caduta del comunismo negli anni ’90, da molti egli è considerato santo per la testimonianza di fede contrastata dalle autorità. I fedeli che si riuniscono a pregare per lui, in Ucraina e in Russia, sono considerati anch’essi “estremisti”.

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