19/11/2014, 00.00
SINGAPORE - MYANMAR - CINA
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Singapore supera Pechino, primo investitore in Myanmar. Con “l’aiuto” di aziende Usa

Dietro il boom della città-Stato vi sono imprese Usa che, per aggirare l’embargo, si registrano a Singapore. La rivelazione è del vice-ministro birmano delle Finanze. Washington cerca di smorzare il caso. Nel 2014 previsti oltre 5 miliardi in investimenti esteri nella ex Birmania, con prospettive di crescita per il prossimo anno.

Singapore (AsiaNews/Agenzie) - Singapore supera la Cina e diventa il primo investitore estero in Myanmar, con un dato in continua crescita; tuttavia, dietro il primato vi sono moltissime aziende statunitensi che, per aggirare i divieti previsti dalle sanzioni occidentali contro l'ex Birmania, si sono registrate nella città-Stato asiatica e fanno affari con il governo di Naypyidaw. È quanto sottolinea il vice-ministro birmano delle Finanze Maung Maung Thein, secondo cui "imprese degli Stati Uniti si registrano a Singapore come compagnie locali" e poi "vengono ad investire nel nostro Paese". "Ecco perché - aggiunge - Singapore ha superato la Cina". Tuttavia, egli non ha voluto svelare quali aziende made in Usa abbiano aggirato le sanzioni, utilizzando la città-Stato come ponte per promuovere l'impresa. 

Sebbene nel 2012 il presidente Usa Barack Obama abbia autorizzato le compagnie americane a investire in Myanmar, per la prima volta dal 1997, egli ha continuato a bloccare gli affari con aziende e realtà legate ai membri della ex giunta militare, al potere sino al 2010. In base alla Legge sulle emergenze nazionali, nel maggio scorso la Casa Bianca ha esteso parte delle sanzioni. 

Dal 2011 - fine della dittatura militare, formazione di un governo semi-civile, nomina di un presidente (Thein Sein, ex generale della giunta) - il Myanmar è impegnato in una serie di riforme politiche e istituzionali in chiave democratica. Questo processo di cambiamento - che ha portato anche alla parziale cancellazione delle sanzioni - ha subito un brusco rallentamento e ancora oggi la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi non può concorrere alla carica di presidente, alle elezioni in programma nel 2015.

Il ministero del Tesoro Usa ha redatto una lista che comprende centinaia di compagnie birmane che non possono essere coinvolte come partner in affari; di contro, fra quanti hanno visto il proprio nome cancellato dalla "lista nera" vi sono il capo di Stato Thein Sein e il presidente della Camera Shwe Mann, entrambi membri di primo piano della ex giunta militare e ora figure di spicco dell'esecutivo semi-civile. 

Il portavoce della Camera di commercio statunitense a Singapore non ha voluto commentare la notizia; membri del governo di Washington, dietro anonimato, cercano in tutti i modi di smontarla, sottolineando che la piccola città-Stato ha superato il gigante cinese perché Naypyidaw ha voluto diversificare l'offerta commerciale. 

Per quest'anno gli investimenti esteri diretti in Myanmar dovrebbero crescere di oltre un quarto rispetto al passato, con un volume totale di affari superiore ai 5 miliardi di dollari; una tendenza analoga è prevista anche per il 2015. Un dato doppio rispetto ai 2 miliardi all'anno del 1989, quando il Paese ha aperto per la prima volta agli investimenti esteri. La maggior parte degli investimenti riguarda il settore delle telecomunicazioni e dell'industria leggera, fra cui alimentare e tessile. 

 

 

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