23/05/2014, 00.00
THAILANDIA
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Bangkok, l'esercito convoca l’ex premier: divieto di espatrio e minacce di arresto per politici

Assieme all’ex Primo Ministro Yingluck altri 100 politici di primo piano sono comparsi davanti ai vertici militari. Chiuse scuole e uffici. La crisi in Thailandia preoccupa Onu e cancellerie occidentali, gli Usa minacciano di tagliare i fondi. Economia e turismo a rischio. Fonte di AsiaNews a Bangkok: "Il colpo di Stato più duro degli ultimi anni". Situazione più tranquilla al nord.

Bangkok (AsiaNews) - I militari protagonisti del colpo di Stato di ieri in Thailandia hanno convocato l'ex primo ministro Yingluck Shinawatra - assieme ad altri 100 politici di primo piano, membri del governo e il leader dell'opposizione Suthep Thaugsuban - per colloqui urgenti. Nel frattempo è stato emesso un ordine di divieto di espatrio contro 155 persone, fra cui esponenti dei principali partiti, che non potranno abbandonare il Paese. Il colpo di mano deciso ieri dall'esercito - che ha sospeso la Costituzione, assunto il controllo della nazione, proibito manifestazioni e arrestato attivisti e capipopolo - segue mesi di scontro politico fra maggioranza filo-Thaksin (le Camicie rosse) e opposizione democratica (le Camicie gialle), che ha occupato a lungo alcuni centri nevralgici di Bangkok. Il 20 maggio i militari hanno dichiarato la legge marziale, imposto la censura sui media e dopo 48 ore, assunto il controllo della nazione con il colpo di Stato. Un'operazione giunta al termine di una due giorni di colloqui fra le varie fazioni politiche che, come i negoziati delle scorse settimane, si era conclusa con un nulla di fatto.

Le diplomazie internazionali e le cancellerie dell'Occidente manifestano preoccupazione per il precipitare della situazione in Thailandia. Il segretario generale Onu Ban Ki-moon auspica un pronto ritorno "ai principi costituzionali, civili e democratici". Il segretario di Stato Usa John Kerry afferma che "non vi è giustificazione" che spieghi il colpo di Stato e minaccia di sospendere i 10 milioni di dollari in aiuto al Paese. Un duro colpo per l'economia nazionale, i cui indici segnano da tempo un saldo negativo; preoccupa in particolare il settore del turismo, con un flusso di visitatori già calato del 5% nei primi mesi del 2014 rispetto allo scorso anno. La crescita del Prodotto interno lordo (Pil), ipotizzata in un primo momento fra il 3 e il 4%, scende all'1,5/2,5%. 

Tuttavia i militari proseguono nella loro azione, con il capo delle Forze armate gen. Prayuth Chan-Ocha che si è auto-proclamato Primo Ministro. Egli ha sottolineato che le truppe stanno assumendo il controllo per "restituire il Paese al più presto alla normalità". Oltre al coprifuoco e alla chiusura di scuole e uffici, i militari minacciano di bloccare internet e social media nel caso vengano usati per fomentare disordini o divisioni. Tutti gli assembramenti e i presidi di piazza che hanno animato a lungo alcuni luoghi simbolo della capitale sono stati sgomberati.

Una fonte diplomatica di AsiaNews a Bangkok, che chiede l'anonimato per sicurezza, conferma che "è tutto chiuso e nelle mani dei militari, che hanno imposto la legge marziale". I gruppi che animavano la protesta, Gialli e Rossi, "sono stati evacuati, la ricreazione è finita". In tutte le province, prosegue la fonte, sono stati radunati i governatori e i sindaci che "hanno ricevuto istruzioni su come comportarsi" dal responsabile militare della zona. Restano alti i timori di possibili scontri fra soldati ed esponenti più radicali delle Camicie rosse - vicine all'ex premier Shinawatra - "infuriate per l'ennesima cacciata di un governo" eletto tramite le urne e non si escludono "nuove spinte secessioniste al nord". L'informazione è in mano ai militari, che come primo articolo della Costituzione provvisoria e di emergeva hanno stabilito che non si deve menzionare il re o la famiglia reale, che restano elementi inviolabili e intoccabili della vita politico-istituzionale in Thailandia. "I militari hanno anche chiuso le frontiere - riferisce il diplomatico, da anni nel Paese asiatico - ed è evidente che si tratta del colpo di Stato più duro di quelli cui ho assistito sinora". Tuttavia, esso "non risolverà la crisi, sarà solo un momento di stasi e potrebbe in realtà inasprire ancor di più gli animi. Purtroppo la classe politica e dirigente non ha mai fatto lo sforzo di educare il popolo alla democrazia, ma sono prevalse logiche di sottomissione e obbedienza". 

Si respira un'aria diversa al nord, dove la situazione sembra al momento più calma come racconta p. Valerio Sala, missionario Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) e vice-parroco al centro cattolico di Santo Spirito a Mae Suaj, villaggio della provincia di Chiang Rai. "Per le strade non si vedono molti militari - racconta - le scuole sono chiuse e si vogliono evitare gli assembramenti, ma si cerca di vivere tranquillamente. In realtà, fra la popolazione è ancora oggi maggiore la preoccupazione per il terremoto di inizio maggio e si cerca mantenere invariata la routine di tutti i giorni". 

Dal 1932 a oggi, i militari hanno thai compiuto almeno 12 colpi di Stato, l'ultimo dei quali ieri per mettere fine alla crisi politico-istituzionale che ha colpito la seconda più importante economia asiatica. La situazione è precipitata nel dicembre scorso, quando la premier Shinawatra - accusata dai detrattori di essere un "pupazzo" nelle mani di Thaksin, multimiliardario in esilio per sfuggire a una condanna a due anni per corruzione - ha dissolto il Parlamento e invocato elezioni anticipate. Ai primi di maggio un tribunale ha ordinato la rimozione della premier e di nove ministri per abuso di potere; la Shinawatra è inoltre sotto inchiesta per lo schema di sussidi per la produzione di riso voluto dal governo, che avrebbe causato un buco di miliardi di dollari nel bilancio dello Stato. Gli oppositori chiedono riforme politiche, nuove elezioni e "la fine del regime dei Thaksin", i quali peraltro hanno vinto le elezioni politiche dal 2001 a oggi potendo contare su un vasto sostegno popolare al nord e al nord-est. 

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