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  • » 24/05/2014, 00.00

    UCRAINA-RUSSIA

    Elezioni ucraine, i conti in sospeso della storia, ascoltando Solzenitsyn

    Vladimir Rozanskij

    Il più favorito alla presidenza è il magnate Petro Poroshenko, già oligarca, già collaboratore di Timoshenko e poi di Janoukovich. E' urgente aprire un dialogo con la Russia e prospettare alcune vie per l'autonomia delle regioni ucraine. La profezia di Aleksandr Solzenitsyn sul risorgente nazionalismo. Putin deve trattare con il presidente uscente, dopo le spavalderie sulla Crimea.

    Mosca (AsiaNews) - Con la tornata elettorale di domani, 25 maggio, l'Ucraina affronta la prima vera resa dei conti, a quattro mesi dall'inizio dei moti di piazza del Majdan, sfociati nella secessione della Crimea e nei conflitti delle regioni orientali.

    L'esito della consultazione è insieme scontato e indecifrabile. Il vincitore designato, il politico e magnate Petro Poroshenko, dopo essere intervenuto sulla piazza di febbraio a Kiev a sostegno dei manifestanti, si è opportunamente tenuto in disparte, per evitare di compromettere una vittoria annunciata: ministro degli esteri di Yushenko; capo del Comitato di sicurezza nazionale di Yulia Timoshenko; ministro dell'economia di Janukovich, il cosiddetto "re del cioccolato"; oligarca dei confetti di sovietica memoria, è sicuramente l'uomo giusto al momento giusto. In grado di conciliare russi e ucraini, orientali e occidentali, Poroshenko dovrebbe vincere a mani basse in tutte le regioni, comprese quelle dove forse non si potrà neppure recarsi ai seggi per l'opposizione delle "guardie nazionali" russe mascherate o delle stesse milizie governative ucraine. Potrebbe addirittura farcela al primo turno, superando la metà dei voti, e in ogni caso la vittoria al secondo turno non sembra in discussione.

    La pasionaria liberata della "rivoluzione arancione", Yulia Timoshenko, dovrà accontentarsi di un posto sul podio, forse non otterrà neanche la medaglia d'argento, superata da Sergej Tigipko o un altro outsider. In fondo, il desiderio di tutti gli ucraini - e non solo - è quello di superare al più presto gli sciagurati sbandamenti delle ultime settimane, che hanno portato il Paese sull'orlo della guerra civile.

    Quale Ucraina potrà essere quella di Poroshenko, non è dato al momento di intuire. Il nodo etnico-linguistico andrà risolto al più presto, in un contesto condiviso con la Russia di Putin (che sicuramente preferirebbe trattare con la Timoshenko, ma non dovrebbe avere troppe difficoltà a intendersi col miliardario nato ai confini con la Moldavia). Come si è visto negli ultimi giorni, è davvero difficile tracciare un quadro netto delle divisioni ucraine, al di là delle ideologie e delle distinzioni geografiche; il Paese è una mistura etnica troppo varia per ridurre tutto a una semplice contrapposizione oriente-occidente.

    Con i russi ci sarà da soffrire, non solo e non tanto per le pretese egemoniche di Putin; è complicato comporre nel modo giusto l'intero puzzle, dando a ciascuno la giusta dose di autonomia e protezione (se ne stanno accorgendo gli abitanti della Crimea, molti dei quali si stanno già pentendo di aver riabbracciato la "madre" Russia).

    Meditando su queste incertezze nel "tritacarne" del Gulag sovietico, già mezzo secolo fa, il grande scrittore Aleksandr Solzenitsyn aveva previsto tutto. Nel suo "Arcipelago Gulag" (parte quinta, capitolo 2), egli scrive: "Con l'Ucraina le cose saranno eccezionalmente dolorose... Forse sarà necessario un plebiscito in ogni provincia. Mi fa male scriverne, perché l'ucraino e il russo si mescolano dentro di me nel sangue, nel cuore e nei pensieri. Ma la grande esperienza di amicizia con gli ucraini nei lager mi ha fatto capire quanto profonda sia per loro la ferita. La nostra generazione non potrà esimersi dal pagare gli errori di chi ci ha preceduto... Puntare i piedi e gridare: 'è mio!' sarebbe la via più facile, mentre è immensamente più complicato dire 'ognuno viva come gli pare!'. Non sorprende che non si siano realizzate le profezie della Dottrina Progressista, secondo la quale il nazionalismo sarebbe scomparso. Nel secolo dell'atomo e della cibernetica, al contrario, per qualche motivo esso è rifiorito, e arriverà per noi il tempo, ci piaccia o no, che dovremo pagare tutte le cambiali dell'autodeterminazione, dell'indipendenza: pagare di persona, senza aspettare che ci mandino al rogo, ci anneghino nel fiume o ci taglino la testa. Se vogliamo essere una grande nazione, lo dobbiamo dimostrare non con le misure degli enormi territori, non con la quantità dei popoli sottomessi, ma con la grandezza delle nostre azioni. E con il solco profondo con cui sapremo arare la terra che ci rimarrà, dopo che ci avranno lasciati coloro che non intendono vivere con noi".

    Il testimone dei lager sovietici aveva proposto un intero piano su "come ricostruire la Russia", ancora ai tempi di Eltsyn e Gorbacev, facendo attenzione proprio alle aspirazioni dei vari popoli e territori. Era un piano che voleva ricominciare dallo zemstvo, l'amministrazione delle terre russe secondo accordi variabili con il centro. Il presidente Putin, nonostante la sua politica centralista e autoritaria, ha più volte ripetuto di considerare l'autore della Ruota Rossa come una delle sue principali fonti d'ispirazione. La prudenza con cui oggi il Cremlino guarda alle elezioni ucraine, dopo la spavalderia dei giorni della Crimea, lascia intendere che stiano rileggendo con attenzione le pagine di Solzenitsyn, prima di proseguire l'escalation propagandistica e militare in favore della secessione dei territori orientali; le truppe russe hanno fatto un passo indietro, e Putin non ha esultato più di tanto per i referendum-farsa di Donetsk e Slovjansk. Aspetta Poroshenko, per trattare con lui il pagamento delle cambiali.

     

     

     

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