24 Ottobre 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  •    - Mongolia
  •    - Russia
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 12/05/2014, 00.00

    RUSSIA - UCRAINA

    L'Est Ucraina sceglie l'indipendenza e aspetta il riconoscimento da Mosca

    Nina Achmatova

    I risultati preliminari del "plebiscito" parlano dell'89% per i "sì" e di un'affluenza oltre il 75%, dato sul quale si deciderà ora la posizione del Cremlino. Si è votato anche in un seggio improvvisato a Mosca, implicito segnale dell'appoggio russo al voto nonostante l'appello di Putin al suo posticipo.

    Mosca (AsiaNews) - Anche se ancora ufficialmente si hanno solo dati provvisori, si parla già di "plebiscito" per il controverso referendum sull'indipendenza da Kiev nelle regioni russofone di Donetsk e Lugansk, nell'Ucraina orientale, teatro di scontri tra esercito regolare e milizie separatiste. In chiusura dei seggi, la sera dell'11 maggio, il presidente della commissione elettorale dell'autoproclamata repubblica popolare di Donetsk, Roman Liaghin, ha fissato a 89,07% i voti per il "sì", contro il 10,19% dei "no". I leader filorussi hanno gridato al "record" per quanto riguarda l'affluenza (75%); il dato più atteso, perché quello su cui si baserà anche la posizione di Mosca, che finora non ha fatto dichiarazioni sul possibile riconoscimento della consultazione popolare, bollata come "illegale" dall'Occidente. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha lasciato intendere l'appoggio della Russia al voto anche se Putin aveva "consigliato" di rimandarlo. "Pur tenendo conto della credibilità del presidente della Federazione russa, il suo consiglio era difficile da ascoltare", ha dichiarato in una intervista a Kommersant. "In considerazione di combattimenti reali, i residenti sono costretti ad agire sulla base della situazione reale", ha poi aggiunto.

    Significativo in questo senso, anche se privo di valore legale, il fatto che per il referendum separatista si sia potuto votare anche a Mosca, in un seggio improvvisato in via Kievskaya tra schede fotocopiate, tavolini traballanti e totale assenza di elenchi elettorali. Iniziativa promossa da alcuni di quelli che si definiscono i nuovi "rappresentanti" in Russia delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, ma dietro la quale è difficile non vedere la mano delle autorità. Andrei Kramar e il suo collega Aleksei Muratov - entrambi ingegneri residenti in Russia ma originari dell'est ucraino - sostengono di aver organizzato il seggio moscovita, "in accordo" con le Commissioni elettorali centrali delle due regioni indipendentiste e "senza alcun aiuto dal Cremlino". "Siamo tutti gente semplice qui, quello che vedete è solo lavoro di volontari e senza coordinamento con le autorità", ripetono come una cantilena. Fuori dal seggio, però, sono in servizio decine di poliziotti russi, un'ambulanza, due metal detector, una ventina di cosacchi e una fila di bagni chimici appositamente montati per l'evento. In un Paese dove ogni manifestazione pubblica che raccolga più di una persona è severamente controllata, la file di migliaia di ucraini che, passaporto alla mano e al grido di "Gloria al Donbass", aspettava il suo turno davanti alle urne non sarebbe stato uno scenario possibile senza il consenso dei vertici politici.

    La commissione elettorale centrale dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk ha già fatto sapere, però, che il risultato del voto al di fuori dall'Ucraina non verrà conteggiato "per non invalidare il referendum", che richiedeva agli elettori di essere residenti nell'est del Paese. Particolare, però, che sembrava sconosciuto ai vari operai edili, autisti, donne delle pulizie e cuoche ucraini che ieri a Mosca hanno votato "per il futuro" del loro Paese", come dicevano in molti, sperando di potervi presto "fare ritorno". Serghei, insegnante di 39 anni, che ha portato a Mosca la sua famiglia da Kramatorsk due settimane fa, è sicuro: "Ora votiamo per l'indipendenza, ma il prossimo passo è federarci alla Russia", dice mentre esce dal seggio, trovando ampio consenso tra i presenti. In pochi pare sappiano di preciso per cosa si votasse effettivamente: indipendenza, autonomia o federalismo?. Il quesito posto agli elettori lasciava spazio a diverse interpretazioni e la propaganda mediatica, da una parte e dall'altra delle barricate, non aiutava a chiarire i dubbi.

    Il referendum - tenutosi tra i mai cessati scontri tra l'esercito ucraino e le milizie filorusse che ancora occupano diverse città della regione orientale, senza osservatori e possibilità di evitare falsificazioni - è stato definito subito una "farsa" da Kiev. Come fa notare l'Economist, se le operazioni di voto sono state una messa in scena, le persone che si sono recate ai seggi, però, "sono reali". "Sono reali le loro frustrazioni, le loro paure, la loro confusione e la loro rabbia per anni e anni di governi corrotti". Come vera è la violenza che continua a consumarsi nel Donbas, il bacino metallurgico-minerario dell'Ucraina, dove si concentra l'industria militare e che vale il 20% del Pil nazionale. Intanto, le voci sulla possibilità che il 18 maggio si torni a votare, ma questa volta per l'unione con la Russia, si fanno sempre più insistenti, mentre ora gli occhi sono tutti puntati sul Cremlino. 

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    18/09/2014 RUSSIA - UCRAINA
    Mosca, il Congresso dei traduttori diventa atto di accusa al Cremlino per la guerra in Ucraina
    Una dichiarazione firmata dagli oltre 300 partecipanti da tutto il mondo protesta contro la "propaganda di odio che distorce la realtà e incoraggia le persone alla violenza" e che sta scavando "profonde trincee" tra due popoli fratelli.

    20/09/2014 UCRAINA - RUSSIA
    Ucraina, parrocchie ortodosse abbandonano il Patriarcato di Mosca e passano sotto Kiev
    Secondo dati della Chiesa ucraina del Patriarcato di Kiev, almeno una decina di congregazioni ha scelto di cambiare. Per i media locali, il cambiamento si spiega con la riluttanza di clero e fedeli ad accettare l'appoggio del Patriarcato russo alle politiche del Cremlino.

    30/01/2015 RUSSIA - UCRAINA
    La Grecia non fa resistenza, l'Ue estende le sanzioni contro Mosca
    Si tratta della black list di personalità russe e leader separatisti ucraini; per ora scongiurato il rischio di nuove sanzioni economiche. Continua il lavoro della diplomazia a Minsk, ma sul campo è tornata la guerra.

    09/12/2013 RUSSIA-UCRAINA
    Chiesa e popolo in Ucraina rivendicano l'autonomia da Mosca
    Continua la protesta a Kiev contro la rinuncia del presidente Yaukovich all'integrazione europea, dettata dalle pressioni della Russia. Il patriarca della Chiesa ucraina di Kiev, Filaret, si schiera con i manifestanti e rilancia l'appello all'unità e all'autocefalia.

    02/02/2015 RUSSIA - UCRAINA
    Verso l'anniversario del referendum, aumentano le pressioni sui tatari di Crimea
    Arrestato il vice capo dell'organo rappresentativo della comunità, perquisita la sua casa e quella della tv tatara a Sinferopoli. L'accusa è di "organizzazione di disordini di massa" per gli scontri del febbraio scorso tra attivisti pro-Kiev e filorussi.



    In evidenza

    VATICANO
    Papa: Lettera per i 100 anni della Maximum Illud sull’attività svolta dai missionari nel mondo



    Per l’ottobre 2019, papa Francesco lancia un Mese Missionario Straordinario per risvegliare l’impegno della missione ad gentes e per trasformare in modo missionario la pastorale ordinaria, sfuggendo alla stanchezza, al formalismo e all’autopreservazione. Il “compito imprescindibile della missione ad gentes da Benedetto XV al Concilio Vaticano II, a papa Giovanni Paolo II, fino all’Evangelii Gaudium.


    CINA-VATICANO
    Wang Zuoan: Papa Francesco è sincero, ma deve sottostare a due condizioni

    Li Yuan

    In un’intervista alla Commercial Radio, il direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi ribadisce l’urgenza di tagliare i rapporti con Taiwan e di non interferire negli affari interni della Cina, nemmeno quelli religiosi. Grandi elogi al discorso di Xi Jinping da parte dei due vescovi ospiti del Congresso del Partito, Fang Xinyao e Ma Yinglin. “Falsi pastori, ma reali schiavi”. I timori di un cattolico sotterraneo.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®