17/02/2005, 00.00
INDIA - TSUNAMI
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I missionari: aiutiamo le vittime dello tsunami a ricominciare a vivere

di Piero Gheddo
La campagna del Pime sta portando all'India barche, reti, materiale per alloggi, ma anche pentole e tanto aiuto psicologico e morale per chi ha perso famiglia, casa e lavoro.

Chennay (AsiaNews) - Barche e reti da pesca perché il lavoro possa riprendere, denaro per necessità immediate, ma anche pentole per far bollire il riso, coperte e generi di prima necessità. I missionari del Pime in India stanno distribuendo gli aiuti frutto della campagna per le vittime dello tsunami, andando sui luoghi, chiedendo cosa serve ed offrendo anche sostegno psicologico, per "dare coraggio e speranza, altrimenti questa gente cade in una depressione che equivale alla morte", come raccontano padre Durgam Melkior Raja e padre Anthony Thota, missionari del Pime, superiore regionale dell'India il primo, residente in una parrocchia di Chennai l'altro. Nella sua città, racconta p.Antony, ci sono ancora 50.000 profughi dello tsunami che vivono per strada, ma sono circa un milione sulle coste del Tamil Nadu, nei villaggi distrutti. "Gente che non ha indirizzo, non ha identità".

Le suore del Pime nell'ospedale di Karinkal, che è vicino alla costa del Tamil Nadu, ancora qualche settimana fa avevano dai 10 ai 12 mila profughi in casa loro, nei cortili nella scuola e nell'ospedale. "I primi interventi – racconta p. Antony – non sono stati del governo, ma delle Ong vicine, specie cristiane ma non solo, che hanno subito ricevuto aiuti dall'estero e hanno potuto agire. Anche il popolo indiano è stato molto generoso. Nella mia parrocchia, le Ong parrocchiali hanno coinvolto molta gente, anche medici e infermiere degli ospedali cittadini e delle suore di Cluny, molto presenti in Chennai e nel Tamil Nadu. Poi sono arrivati gli aiuti di emergenza del governo: cibo, acqua, coperte, materiali per costruire dei rifugi provvisori.".
Melkior - Io sono andato a circa 150 chilometri da Chennai, la gente è abbandonata. Gli aiuti stranieri sono stati preziosi, ma in genere dall'estero vengono, danno il loro contributo di aiuti, scrivono, fotografano e vanno via.
Anthony - E' anche inevitabile che sia così, ma a tre mesi di distanza la gente vive ancora per strada, sotto tende, lenzuola, con rifugi provvisori. Il governo, oltre agli aiuti di emergenza, ha promesso di dare 4.000 rupie per famiglia (circa 80-100 Euro) e 150 chili di riso per famiglia. Il riso più o meno l'hanno distribuito, le rupie molto saltuariamente, quasi sempre no. Il governo centrale pare le abbia date, ma non sono arrivate.
Melkior - Il governo ha fatto pronto soccorso, ha sepolto o bruciato i cadaveri, ha pulito le strade, ma quelli che hanno perso tutto, sono ancora senza niente.
Anthony - Adesso sono abbandonati, eppure andando in mezzo alla gente vedi che non hanno proprio niente, hanno perso tutto, tutto. Non hanno nemmeno le pentole per far bollire il riso.
Melkior - Il primo ministro dell'India, Manmohan Singh, subito dopo il disastro, quando governi e Ong stranieri chiedevano di portare aiuti, ha dichiarato che l'India non ha bisogno di niente, ai nostri poveri possiamo pensarci noi. Ma erano solo parole, parole, nient'altro. Poi il governo ha cambiato atteggiamento, ma all'inizio, quando non sapeva ancora niente, già diceva che l'India fa da sola! Questo è un atteggiamento nazionalistico esasperato sulle spalle del popolo.

Voi cosa avete potuto fare?

Anthony - Quasi subito abbiamo ricevuto, via banca, 15.000 Euro dalla campagna che in Italia hanno fatto il Pime, il Centro  missionario Pime di Milano e l'agenzia AsiaNews; le Missionarie dell'Immacolata, più colpite di noi, 30.000; poi ne sono arrivati altri. Abbiamo già aiutato alcuni villaggi lontani da Chennai dove non è arrivato quasi nessuno e comperato due barche da pesca, perché questa gente viveva di pesca e loro vogliono tornare a pescare. Una barca costa circa 20.000 rupie, 400 Euro circa (un Euro= 50 rupie), ma per queste famiglie è la vita. Per aiutare bene, si va in giro a vedere le persone più abbandonate, i gruppi isolati che non hanno niente.
Melkior - Le suore del Pime, poi, lavorano molto bene nell'ospedale di Karinkal, che è vicino alla costa del Tamil Nadu. Ancora qualche settimana fa avevano dai dieci ai dodici mila profughi in casa loro, nei cortili e nella scuola e nell'ospedale. Diverse missionarie dell'Immacolata hanno perso tutto nello tsunami, le loro famiglie non hanno più nulla e alcuni sono morti. 

   
Come distribuite gli aiuti?


Anthony - Cerchiamo soprattutto di dare degli strumenti di lavoro, barche e reti da pesca, poi aiuti di emergenza, anche i soldi dove non hanno nemmeno le pentole. Abbiamo fatto anche una distribuzione di pentole acquistate qui in India, altrimenti le famiglie  non sanno come far bollire il riso.
Il governo ha fatto la promessa di aiutare economicamente, ma finora nessun aiuto è arrivato.  Il governo dice che deve trovare dei terreni in cui sistemare questa famiglie, ma non li ha ancora trovati. La gente si dà da fare, ma il lavoro di pescatori non possono più farlo e altri lavori non ci sono, aspettano.


Quanti sono a Chennai i profughi dello tsunami che vivono per strada?


Anthony - Più di 50.000 sulla strada in città, circa un milione sulle coste del Tamil Nadu, nei villaggi distrutti. Gente che non ha indirizzo, non ha identità, non sono schedati. Il governo ha paura di segnare tutti i nomi e le famiglie, perché poi dovrebbe pagare a ciascuna i soldi promessi, quindi parecchi rimangono fuori.


Ma perché questi soldi non li danno?


Anthony - Il governo ha fatto il lavoro di pulizia, sepoltura dei cadaveri, aiuti di emergenza per sopravvivere, ma adesso è il governo locale del Tamil Nadu che non dà gli aiuti. In questi giorni il Chief Minister del Tamil Nadu ha detto che il governo centrale di Delhi ha depositato i soldi degli aiuti nelle banche e le singole famiglie registrate possono ottenere gli aiuti dalle banche stesse sotto forma di prestito favorito. Ad esempio, se ritiri 1000 rupie, ti impegni a restituirle a basso interesse, anzi dovresti riceverne mille, ma ne ricevi solo 600, però sei impegnato a restituire l'intero prestito.
La gente mi dice che non  prende aiuti dal governo perché se rimani legato alla banca, rischi di rimanere legato per tutta la vita. Qui in India il sistema dell'usura è molto diffuso; quindi ne fanno a meno!
Sto andando a trovare le famiglie colpite e mi dicono che i ragazzi e le persone più deboli non dormono bene, si svegliano con l'incubo dello tsunami. Per cui vado in giro con suore, medici, psicologi ad esaminare questi gruppi e aiutarli anche psicologicamente, altrimenti rimangono segnati per tutta la vita.


Cosa sta facendo la tua parrocchia?


Anthony - Non è mia, è della diocesi. Io sono uno degli assistenti. E' una parrocchia molto grande, con 15.000 cattolici. Si chiama "Parrocchia di Cristo Risorto". I cattolici sono molto generosi, quando chiedo a qualcuno di accompagnarmi, anche professionisti, infermiere, sono sempre disponibili e anche nel dare soldi non si fanno pregare.
Io penso che dobbiamo fare due cose: aiutare chi non ha nulla e, secondo, dare coraggio e speranza, altrimenti questa gente cade in una depressione che equivale alla morte. Hanno avuto uno choc terribile, di cui ci accorgiamo a poco a poco parlando e acquistando la loro fiducia.


La parrocchie cattoliche sono tutte impegnate in questo lavoro?


Anthnoy - Abbastanza, ma non si tratta solo di dare soldi, ma di andare a vedere e condividere la loro tristezza. Ci sono migliaia di persone che non hanno ricevuto nulla. Noi abbiamo già adottato due villaggi, dove all'inizio avevano portato un po' di aiuti, ma poi sono stati del tutto abbandonati, non hanno visto più nessuno. Ho visto una bambina di 10 anni che ha perso genitori e tre fratelli e sorelle.
I villaggi adottati sono stati da noi aiutati con delle barche, distribuzione di vestiti e coperte, pentole e altri oggetti di prima necessità e continuiamo ad andare a trovarli con suore e laici che danno il loro tempo. Vediamo che si tirano su. Sono tanti gli altri villaggi che hanno chiesto lo stesso trattamento, stiamo iniziandone con altri.


Aiutate tutti o specialmente i cattolici?


Anthony - Nessun cattolico: i cattolici sono quelli che se la cavano meglio. I due villaggi adottati sono tutti indù. Non facciamo nessuna distinzione.

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