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  • » 14/04/2011, 00.00

    PAKISTAN

    Paul Bhatti: una “mafia” impedisce stabilità e migliore educazione



    Il neo “consigliere speciale” per le Minoranze religiose definisce “povertà educativa e diritto allo studio negato” problematiche “importanti”. Fratello del ministro cattolico ucciso, chiede “stabilità politica, sicurezza economica e pace” per il progresso del Paese. Le scuole che promuovono modelli “deviati” e “violenze” sono “in malafede”.
    Roma (AsiaNews) – “La povertà educativa e il diritto allo studio negato sono due dei problemi più importanti” che il Pakistan odierno deve affrontare. È quanto afferma Paul Bhatti, fratello di Shahbaz, ministro per le Minoranze religiose assassinato il 2 marzo scorso a Islamabad. Shahbaz Bhatti è morto per mano di un commando estremista, che lo ha ucciso per la sua lotta contro la legge sulla blasfemia e il sostegno ad Asia Bibi, cristiana condannata a morte in base alla “legge nera” e in attesa dell’appello.
     
    Di recente il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha nominato Paul Bhatti – attuale presidente di All Pakistan Minorities Alliance (Apma) – “consigliere speciale” del Primo ministro per le minoranze religiose, invitandolo a continuare l’opera del fratello scomparso. Analizzando il quadro del Paese, Bhatti sottolinea che “stabilità politica, sicurezza economica e pace” sono condizioni essenziali per migliorare, raggiunti i quali sarà possibile risolvere “anche gli altri aspetti, fra i quali l’istruzione”. Egli denuncia anche la presenza di una fazione – mafia o poteri forti – che “impedisce alla nazione di crescere e di raggiungere gli obiettivi di stabilità e miglioramento dell’educazione”.
    Ecco, di seguito, l’intervista rilasciata da Paul Bhatti ad AsiaNews
     
    Ali Jinnah ha sancito pari diritti, libertà religiosa e istruzione gratuita. Perché le direttive del fondatore del Pakistan sono ancora oggi inapplicate?
    È una domanda che tutti si pongono. A dir la verità il Pakistan fino ad alcuni anni fa non era così. Anche in passato, nei decenni scorsi, esisteva una certa discriminazione ma non era così marcata. Una recrudescenza si è registrata dopo l’invasione sovietica in Afghanistan, quando si sono formati molti partiti religiosi, sono aumentati i mujaheddin, e via dicendo. A seguire, sono nate le fazioni talebani, sono avvenuti gli scontri con gli Stati Uniti e l’Occidente e, di conseguenza, si è generato un odio contro l’Occidente che ha coinvolto i cristiani stessi. In un modo o nell’altro, i cristiani del Pakistan vengono identificati con gli occidentali e questo processo genera nuovo odio verso la comunità religiosa. Infine, gruppi consistenti che ritengo si nascondano dietro a questi omicidi mirati, alle violenze, agli scontri, usa il manto della religioni per perpetrare crimini e delitti.
     
    Che ruolo rivestono le madrassa – le scuole coraniche – nell’istruzione del Paese? Sono potenziali centri di reclutamento del terrorismo?
    Non posso dire di avere notizie certe o conferme di prima mano, perché non le ho mai visitate di persona. Sembra però, o almeno vi sono diverse voci, secondo cui in alcuni casi esse fomentino violenze. Tuttavia, la scuola prima di tutto significa ‘educazione’; i centri devono essere dei modelli positivi. Se poi vi sono casi in cui emergono devianze, o negli insegnamenti vi sono apologie al terrorismo, da parte di chi le gestisce vi è una evidente malafede. Il punto fondamentale è che la scuola, di per se stessa, vuol dire educazione, istruzione, sviluppo… e l’istruzione è sempre un elemento positivo.
     
    Il 30% degli studenti versa in condizioni di “estrema” povertà educativa, 25 milioni hanno il diritto allo studio negato. Quali le soluzioni che politica e società civili devono offrire?
    La povertà educativa e il diritto allo studio negato sono due dei problemi più importanti. Ignoranza e analfabetismo a dei tassi elevati, fanno sì che nascano kamikaze e attentatori suicida. Questi fattori permettono la formazione di gruppi che sono facilmente malleabili, che possono facilmente essere addestrati e sfruttati per atti con finalità terroristiche. A mio avviso sono due gli elementi che contribuiscono allo status quo: uno è il basso grado di educazione, che non è dovuto solo alla povertà, ma anche alla cattiva organizzazione. Essere terroristi non è solo frutto di ignoranza, perché anche la civilizzazione può generare il terrorismo. Basta vedere quello che è successo a Londra… gesti estremi provocati da persone più istruite, ricche, eppure anche in quel caso l’ideologia ha generato la violenza. Poi entra in gioco in qualche modo anche la sovrappopolazione: famiglie con molti figli, la maggior parte dei quali resta senza far nulla, spendono gran parte della loro giornata oziando, la vita finisce per non significare nulla ai loro occhi. E, di conseguenza, vengono reclutati nelle madrassa. Questo è un problema che va affrontato e vanno trovate soluzioni concrete.
     
    Le scuole private sopperiscono in parte alle carenze del pubblico; tuttavia, il 51% dei pakistani vedono negato l’accesso all’istruzione. Come modificare la situazione?
    Non si tratta solo di scuole o degli istituti. Le strutture ci sono, ma in molti casi sono vuote con pochi studenti che le frequentano. In alcune zone e in settori della società non c’è una vera cultura dell’educazione. Pur offrendo loro istruzione gratuita e scuole di livello, questa fetta della società non è interessata a mandare i figli a scuola o frequentare gli istituti. Perciò dovrebbe essere avviata in parallelo una massiccia campagna su tutto il territorio nazionale, per sensibilizzare la popolazione e far capire che questo è il valore aggiunto dell’educazione.
     
    E questo purtroppo, nelle zone più lontane, disperate e remote del Paese è ancora più evidente. Pur realizzando scuole e strutture per l’apprendimento, questo non significa che avranno successo, che saranno frequentate, che i genitori manderanno i loro figli. Prima di tutto deve nascere il desiderio nella persona di studiare.
                                                         
    Infatti, il livello di istruzione è inferiore rispetto a India e Bangladesh. Ma chi ha interesse a mantenere il Paese nell’ignoranza e cosa possono fare cristiani e musulmani?
    Non è che cristiani e musulmani possano fare qualcosa di particolare, per invertire la rotta. Quello che devono trovare è una convivenza religiosa improntata alla tolleranza, evitando scontri, attacchi e violenze. Spetta ai leader politici e al governo il compito – gravoso – di raggiungere quelle aree più remote, avviare una campagna di sensibilizzazione nelle zone dove c’è la maggior percentuale di ignoranza, trovare dei metodi, delle proposte affinché la gente possa comprendere il valore dello studio, della scuola. Questo bisogna fare.
     
    In questo senso si inserisce anche l’educazione femminile, perché in Pakistan non è vero che non vi sia accesso alla scuola per le donne. Addirittura nella nostra società sia l’istruzione femminile, sia la rappresentatività femminile nei pubblici uffici, al governo è abbastanza elevata. Per esempio un terzo dei parlamentari è donna, così come molti ministri sono donne: fra i tanti valga il nome della ex Primo Ministro Benazir Bhutto.
     
    Una inchiesta mostra che l’85% della popolazione vuole un’istruzione migliore. Cosa si può fare per raggiungere l’obiettivo?
    Non solo si può fare, ma si devono trovare delle soluzioni per migliorare il livello di scolarizzazione. Il punto è che abbiamo dei problemi di natura politica, economica; fra i tanti fattori, pensiamo solo all’instabilità politico-sociale. Il Paese non riesce a instaurare una campagna o una legislazione che possa prevenire il caos. Prima di tutto ci vogliono stabilità politica, sicurezza economica e pace nel Paese. In un secondo passaggio, anche gli altri aspetti fra i quali l’istruzione vengono risolti.
     
    In seconda battuta, conta pure la presenza e il ruolo ricoperto dai militari e dai servizi segreti. Stabilità vuol dire anche autonomia dai poteri forti. Sebbene la nazione sia guidata da un governo laico, il fatto che accadano attentati particolari o gesti come la morte di mio fratello implica che vi siano elementi che sottostanno al Paese e non vogliono che esso funzioni. Possiamo chiamarla mafia o poteri forti, ma il punto è che si impedisce alla nazione di crescere e raggiungere gli obiettivi di stabilità e miglioramento dell’educazione.
     
    La comunità internazionale ha fornito aiuti militari al Pakistan, ma non si è mai impegnata a fondo per una reale crescita. Cosa chiede ai cattolici e all’Occidente?
    Il cristianesimo invita alla solidarietà e all’amore senza distinzioni, per questo ai cattolici del mondo chiedo di sostenere non solo i cristiani, ma tutte le persone deboli e sofferenti in Pakistan. Con questo mi rivolgo sia alla comunità internazionale, che ai cristiani dell’Occidente: vi chiedo sostegno e aiuto nell’adempimento del mio nuovo incarico da “consigliere speciale” del Primo Ministro per le Minoranze religiose. Inoltre, di aiutare tutte le persone bisognose e sofferenti in Pakistan, senza distinzioni di credo religioso.(DS)
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