21/11/2014, 00.00
CINA-VATICANO
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Global Times: Pechino apre al Vaticano sulla scelta comune sui vescovi. Ma difende l'Associazione patriottica

di Bernardo Cervellera
Fonti anonime: Pechino propone due nomi e la Santa Sede ne sceglie uno. Anche Benedetto XVI auspicava un "accordo col governo" sulle nomine dei vescovi. L'Ap è però considerata una importante "eredità storica" da non toccare. Essa è pure un luogo fra i più maoisti e più corrotti della Cina, con affari che ruotano sui 13 miliardi di euro. E la campagna anticorruzione di Xi Jinping non l'ha ancora toccata.

Roma (AsiaNews) - Pechino sarebbe pronta a concedere al Vaticano una voce e una scelta comune sulle nomine episcopali. Anzi, la Santa Sede potrebbe scegliere fra due candidati proposti dall'Ufficio affari religiosi (il cui nome attuale è Amministrazione statale per gli affari religiosi; sigla in inglese, Sara). Ma la Cina sarebbe irremovibile sulla funzione dell'Associazione patriottica, l'organismo di controllo delle attività della Chiesa, che risponde al Partito comunista. La finalità dell'Ap - costruire una Chiesa indipendente da Roma - è "inconciliabile con la dottrina cattolica", come recita la Lettera ai cattolici cinesi di Benedetto XVI.

Tali proposte non sono contenute in una lettera diplomatica e ufficiale, ma in un articolo del Global Times, giornale in edizione inglese legato al Quotidiano del popolo, voce ufficiale del Partito comunista cinese.

Nell'articolo in questione si cita "una fonte anonima vicina ai negoziati" che avrebbe raccontato queste aperture al giornale comunista di Hong Kong, il Wen Wei Po.

Secondo questa fonte, i futuri candidati all'episcopato potrebbero essere eletti dai comitati diocesani; i loro nomi consegnati al Consiglio dei vescovi cinesi e alla Sara, che a sua volta contatterebbe il Vaticano per la consacrazione, se vi è consenso fra i due (Sara e Santa Sede). Un'altra possibilità potrebbe essere che i comitati diocesani presentino due candidati su cui il Vaticano opererebbe la scelta.

In effetti la Santa Sede non ha mai nascosto di essere disponibile a trovare un modo concordato per i candidati all'episcopato, purché l'ultima parola spetti al papa. Lo stesso Benedetto XVI, nella Lettera citata, al n. 9, auspica "un accordo con il governo" su scelta, nomina, riconoscimento da parte delle autorità civili, ma spiega anche che "la nomina di Pastori" è "intesa, anche in documenti internazionali, come un elemento costitutivo del pieno esercizio del diritto alla libertà religiosa". Inoltre, il papa, concedendo il mandato episcopale, esercita una "autorità spirituale", che non va intesa come "autorità politica, che si intromette indebitamente negli affari interni di uno Stato".

L'articolo del Global Times è invece fermo sulla difesa dell'Associazione patriottica. La fonte anonima citata dice che "il Vaticano sembrerebbe sperare... per la cancellazione dell'Ap. Ma questo non è probabile". A rafforzare questa posizione, il giornale stesso riporta il commento di Yan Kejia, direttore dell'Istituto di studi religiosi all'Accademia delle scienza sociali di Shanghai, il quale afferma che "l'Ap è il risultato dello sviluppo cattolico in Cina e una eredità storica".

In effetti l'Ap è una "eredità storica" del maoismo, voluta dallo stesso Mao e fondata nell'agosto 1958, per controllare la Chiesa cattolica, dopo aver espulso tutti i missionari stranieri e aver imprigionato molti vescovi e sacerdoti che volevano conservare il legame spirituale con il papa. Tutte le modernizzazioni e cambiamenti della Cina non hanno mai intaccato questa istituzione che controlla e gestisce la vita delle comunità cristiane.  I suoi statuti e ideali rimangono quelli di edificare una Chiesa indipendente dalla Santa Sede ed "aggiustare" la Chiesa al socialismo (ossia sottometterla al Partito).

In quanto tale, essa è "inconciliabile con la dottrina cattolica", come recita la Lettera di Benedetto XVI (al n. 7) e per questo - in un futuro rapporto diplomatico fra Cina e Santa Sede - andrebbe smantellata.

Anche molti vescovi cinesi vogliono che la Chiesa sia libera dal controllo dell'Ap e che venga privata del titolo di "cattolica" (Associazione patriottica dei cattolici cinesi), oppure - se vuole conservare tale titolo - essa deve essere sottomessa ai vescovi e non il contrario, come avviene adesso.

Nell'articolo del Global Times colpisce questa difesa ad oltranza dell'Ap, quasi un leitmotiv  del pezzo. Ma non c'è da stupirsi. Nei piccoli segni di aperture fra Cina e Vaticano, Xi Jinping e papa Francesco - i messaggi reciproci , la concessione dello spazio aereo al volo papale per e dalla Corea - in una conversazione coi giornalisti al suo ritorno da Seoul, il pontefice ha precisato che "la Chiesa chiede soltanto la libertà per il suo ministero, per il suo lavoro. Nessun'altra condizione. Poi non bisogna dimenticare la lettera fondamentale per il problema cinese, quella che è stata inviata ai cinesi da Papa Benedetto XVI. Quella lettera oggi è attuale".

Se la Lettera di Benedetto XVI "è attuale", ciò significa che lo è anche l'inconciliabilità dell'Ap con la dottrina cattolica.

Ma l'Ap è "inconciliabile" anche con la campagna anticorruzione lanciata dal presidente cinese. Grazie al controllo delle attività e dell'economia della Chiesa, i segretari dell'Ap - e soprattutto il suo presidente onorario, Antonio Liu Bainian, capo indiscusso per decenni - hanno defraudato le diocesi di terreni, case, denaro, impossessandosene con facilità.  Si calcola che sotto il manto del controllo comunista alla Chiesa, i dirigenti locali abbano intascato proventi per affari che coinvolgono beni del valore di 130 miliardi di yuan (circa 13 miliardi di euro).

E' molto probabile che l'articolo del Global Times provenga proprio da alcuni personaggi dell'Ap che - cercando di nascondersi dalla campagna anticorruzione - si mostrano zelanti nel difendere questa "eredità storica". Ma se Xi Jinping vuole davvero una Cina non corrotta, forse dovrebbe cominciare a sbarazzarsi di un'eredità così ingombrante, che rischia di mettere in dubbio tutti gli ideali che egli sta predicando.

 

 

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