13 Dicembre 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 25/02/2005, 00.00

    CINA

    L'inesorabile carneficina dei minatori cinesi (Scheda)



    La crescita della domanda di carbone in Cina è inesorabile come pure la perdita di vita umane ad essa legata. In soli due giorni tra il 14 e il 15 febbario sono morti 220 minatori in due incidenti nelle province di Yunnan e Liaoning. Secondo stime dell'Amministrazione di Stato per la sicurezza sul lavoro, la Cina conta l'80% delle morti in miniera nel mondo, sebbene copra solo il 35% della produzione di carbone mondiale. Perché lo sviluppo economico cinese continua a uccidere i minatori? E perché questi non possono fare a meno di scendere sotto terra?

    1) Crescita economica e domanda energetica. La domanda di carbone in Cina è sempre più in crescita. Il carbone fornisce il 61% del fabbisogno energetico della Cina, non sufficiente però a soddisfare la sete energetica del paese. A fronte di un tasso di crescita del PIL di poco più del 9% il consumo di energia negli ultimi due anni è aumentato di circa il 16% e nei primi sei mesi del 2004 le importazioni petrolifere sono aumentate quasi del 40%. Per riuscire a diversificare significativamente le fonti di energia, servirebbero forti investimenti, che il sistema finanziario cinese non può permettersi. La Cina produce circa 1,7 miliardi di tonnellate di carbone all'anno. Gli economisti prevedono che la produzione crescerà del 15% per venire incontro alla domanda. La mancanza di fonti di energia in tutto il paese induce i proprietari delle miniere ad incrementare la produzione, aumentando così il rischio di incidenti.

    2) Mancanza di norme di sicurezza. L'inosservanza delle norme di sicurezza e la mancanza di sistemi di ventilazione, sono le cause più comuni di incendi ed esplosioni. Garantire la sicurezza è responsabilità del governo centrale e degli amministratori locali. La Cina non ha firmato la Convenzione internazionale sulla sicurezza nelle miniere stilata dall'International Labour Organization nel 1995. Pechino, inoltre, non fa nulla per applicare le insufficienti regolamentazioni già in vigore e controllarne la capillare attuazione. Al contrario, la domanda energetica crescente ha spinto le autorità a chiedere rifornimenti d'emergenza; molte delle piccole miniere più inefficienti e pericolose, chiuse dal governo già nel 2000, sono state riaperte senza essere in regola.

    A livello locale, la maggior parte degli amministratori delle miniere spesso copre gli incidenti per evitare le indagini e l'eventuale chiusura dell'attività. Essi preferiscono investire nel corrompere le autorità piuttosto che nell'ammodernamento delle strutture e nell'equipaggiamento per la sicurezza. Nello Shanxi, dove a novembre sono morti 166 minatori, i dirigenti della miniera avevano ordinato ai lavoratori di tornare sottoterra nonostante i continui incendi minacciando licenziamenti.

    Il rispetto delle norme di sicurezza non può neppure essere assicurato dai sindacati, vietati in Cina. L'informazione interna sulle condizioni dei minatori, inoltre, è manipolata dal governo. Ai giornalisti spesso viene impedito di recarsi sui luoghi degli incidenti o intervistare i familiari delle vittime.

    3) Macchinari inadeguati. Le miniere in Cina si basano in gran parte sul lavoro manuale. Le ultime statistiche industriali mostrano che ogni milione di tonnellate di carbone estratto muoiono 4 minatori. Secondo l'agenzia cinese Xinhua, la percentuale è 100 volte superiore a quella registrata negli Usa. Un lavorate cinese però produce in media solo una tonnellata di carbone al giorno, mentre uno americano 40 tonnellate, grazie all'utilizzo di macchinari. In incidenti avvenuti in miniera dal 1992 al 2002 negli Usa sono morti 434 lavoratori, in Cina 59.543.

    4) Condizioni dei minatori. Per molti il lavoro in miniera è l'unica possibilità di vita. La maggior parte dei minatori sono immigrati, semi analfabeti provenienti dai villaggi più poveri. Essi sono coscienti dei rischi che comporta, ma il lavoro in miniera offre un salario più alto di quello dei campi. Nelle miniere di Fuxin (Liaoning), dove il 14 febbraio sono morte 213 persone, un operaio guadagna in un mese circa 1.500 yuan (150 Euro). Per ottenere la stessa cifra un contadino impiega sei mesi. Gli orari di lavoro sono massacranti e nella maggior parte dei casi non vengono concesse ferie. Un minatore di Fuxin rimasto ferito nell'incidente ha detto di aver lavorato ininterrottamente per un anno intero perché "nel paese c'è una grande domanda di carbone".

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    15/03/2005 CINA
    Cina: esplosione in una miniera del nord, 16 morti


    10/03/2005 CINA
    Shanxi: esplosione in miniera, 29 dispersi


    10/12/2004 CINA
    Shanxi: 33 vittime nell'esplosione di una miniera


    06/04/2005 CINA
    Stime ufficiali: salgono del 20% le vittime nelle miniere di carbone

    Ma il governo non è allarmato: occorre combattere corruzione e negligenze.



    30/11/2006 CINA
    Due manager condannati per la morte di 166 minatori nello Shaanxi

    Sono stato condannati a 5 anni per "negligenza": dopo un incendio nella loro miniera avevano costretto gli operai a riprendere la produzione, ma un'esplosione poco dopo ne uccise 166.





    In evidenza

    MEDIO ORIENTE - USA
    Gerusalemme capitale, cristiani in Medio oriente contro Trump: distrugge le speranze di pace



    Il patriarcato caldeo critica una scelta che “complica” la situazione e alimenta “conflitti e guerre”. Il card. Raï parla di “decisione distruttiva” che viola le risoluzioni internazionali. Il papa copto Tawadros II cancella l’incontro col vice-presidente Usa Pence. Continua la protesta “rassegnata” dei palestinesi. Attivisti israeliani: gli Usa hanno abdicato al ruolo di mediatori nella regione. 

     


    CINA
    Le false promesse di Xi Jinping e la cacciata della ‘popolazione più bassa’ da Pechino

    Willy Wo-Lap Lam

    Decine di migliaia di migranti e le loro famiglie sono stati espulsi e mandati via dalla capitale. Eppure al recente Congresso del Partito, il presidente Xi ha promesso sostegno e aiuti contro la povertà. Nessuna ricompensa e nessun aiuto legale o caritativo per gli sfollati. Esiste nel Paese un “darwinismo sociale”, che condanna all’emarginazione le classi rurali e fa godere di privilegi e aiuti le classi cittadine. Per gentile concessione della Jamestown Foundation.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®