22/02/2019, 11.28
VATICANO
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Card. Gracias: Contro gli abusi i vescovi lavorino insieme e con i laici

L’arcivescovo di Mumbai, accusato ieri dalla Bbc di superficialità nei confronti di alcuni abusi, suggerisce ai vescovi di operare in modo collegiale e sinodale. Nessun vescovo può dire: Questo abuso non mi riguarda. Favorire “correzione fraterna”, la “comunicazione interculturale”, la “velocità per lo scambio di informazioni” per “elaborare pareri e avviare discussioni”. Ciò che la Chiesa sta sperimentando è di utilità per il mondo. Affrontare uniti la persecuzione.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Per affrontare il problema degli abusi sessuali che hanno provocato dolore nelle vittime e crisi nella Chiesa, è importante seguire “la via della collegialità e della sinodalità”, collaborando fra vescovi e con i laici. È quanto affermato dal card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai, nel mattino della seconda giornata dell’incontro sulla “Protezione dei minori nella Chiesa” in corso in Vaticano. La giornata di ieri – con le relazioni del card. Tagle e di mons. Scicluna - ha sottolineato la “trasparenza”, l’ascolto delle vittime, la comunicazione; oggi le relazioni sono dedicate alla “accountability” (il dover rendere conto). Nella sua esposizione, il card. Gracias – che ieri era stato ingiustamente accusato dalla Bbc di superficialità verso un caso di abusi – ha messo in luce anzitutto la necessità che tutte le decisioni riguardanti i casi di abusi coinvolgano “laici, uomini e donne”, strappandoli da “un ruolo insignificante”. Allo stesso tempo egli ha sottolineato che i vescovi devono comunicare fra loro i fatti, i modi di affronto, le responsabilità, anche se i casi non avvengono nelle loro specifiche diocesi: “Il punto è chiaro. Nessun vescovo può dire a sé stesso: “Questo problema di abuso nella Chiesa non mi riguarda, perché le cose sono diverse nella mia parte del mondo”. Ognuno di noi è responsabile per l'intera Chiesa. Condividiamo accountability (il dover rendere conto) e responsabilità. La nostra preoccupazione deve estendersi oltre la Chiesa locale per abbracciare tutte le chiese con le quali siamo in comunione”.

Nell’esprimere questa collegialità diviene importante la “correzione fraterna”, la “comunicazione interculturale”, la “velocità per lo scambio di informazioni” per “elaborare pareri e avviare discussioni”.

Il card. Gracias ha mostrato che la collegialità aiuta ad avere il coraggio di collaborare con le autorità civili, secondo le leggi locali: “Sebbene la Chiesa non sia un agente dello Stato, essa tuttavia riconosce l'autorità legittima della legge civile e dello Stato. Pertanto, la Chiesa collabora con le autorità civili in tali contesti per rendere giustizia ai sopravvissuti e all'ordine civile”.

La collegialità è ancora più importante quando “vi sono relazioni antagoniste tra la Chiesa e lo Stato o, ancor più drammaticamente, quando lo Stato perseguita o è pronto a perseguitare la Chiesa. Questo tipo di circostanze sottolinea l'importanza della collegialità. Solo in una rete di forti relazioni tra i vescovi e le Chiese locali che lavorano insieme, la Chiesa può navigare nelle acque turbolente del conflitto con lo Stato”.

Ricordando infine che l’abuso “è una realtà pervasiva e dolorosa che si riscontra in ogni ambito dell’esistenza”, il porporato ha suggerito che “da questo momento particolarmente impegnativo nella vita della Chiesa, in un contesto collegiale, possiamo attingere e sviluppare risorse di grande utilità per un mondo più vasto”, offrendo il nostro servizio ed esperienza “a una grande urgenza nel mondo”.

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