21/02/2019, 15.26
VATICANO
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Card. Tagle e mons. Scicluna sulle responsabilità dei vescovi nella protezione dei minori

All’incontro in corso in Vaticano, il card. Tagle ha messo in luce la “nostra mancanza di risposta alle sofferenze delle vittime”, la paura ad essere coinvolti e a toccare “le piaghe dell’umanità”. Guarire dalle ferite con la giustizia e il perdono. La cura anche per i colpevoli. Mons. Scicluna: Attuare “in tempo” tutti i protocolli stabiliti, obbedendo alle leggi civili. Maggiore attenzione alla scelta dei candidati al sacerdozio. I vescovi siano vicini ai loro preti.

Città del Vaticano (AsiaNews) – L’incontro in Vaticano sulla protezione dei minori dagli abusi perpetrati dagli uomini di Chiesa si è focalizzato stamane sulle responsabilità di vescovi e superiori religiosi nell’ascoltare le vittime, giudicare le offese, riconciliare, prevenire.

Dopo l’intervento di papa Francesco, stamattina vi sono state due relazioni. La prima, del card. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, che ha messo in luce la “nostra mancanza di risposta alle sofferenze delle vittime”; la seconda di mons. Charles J Scicluna, arcivescovo di Malta, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede e membro del Comitato organizzativo dell'incontro in corso.

Con un taglio più teologico e una “prospettiva di fede ed ecclesiale”, prendendo spunto dall’apparizione di Gesù risorto davanti ai discepoli paurosi, e dal Suo “mostrare le piaghe” (cfr. Giov. 20, 19-28), il card. Tagle ha sottolineato che è importante, senza paura, avvicinarsi alle piaghe di Cristo, che sono anche “le piaghe dell’umanità”, “del nostro mondo” e attraverso cui si diventa certi della Sua resurrezione. Spesso questo non avviene “per paura”, perché “le piaghe del Cristo risorto portano la memoria della sofferenza innocente, ma portano anche la memoria della nostra debolezza e peccaminosità”. “Solo stando vicino alle Sue piaghe – ha detto - essi [i discepoli] possono essere inviati in una missione di riconciliazione e perdono”.

Il card. Tagle ha anche sottolineato il valore del fare giustizia, ma si è anche domandato sul “come aiutare le vittime a guarire dagli effetti degli abusi”. Citando alcuni studi scientifici, egli ha detto che oltre alla giustizia è necessario il perdono: esso è “un potente e scientificamente valido percorso per eliminare il dolore, il risentimento”, ridando vita al cuore.

Ma è anche necessario aiutare gli autori degli abusi: “Riguardo alle vittime, dobbiamo aiutarle a far emergere le loro profonde ferite e guarirle. Riguardo a coloro che hanno perpetrato gli abusi, abbiamo bisogno di servire la giustizia, aiutando loro ad affrontare la verità senza razionalizzare, e allo stesso tempo non ignorare il loro mondo interiore, le loro ferite”.

“Imparando dal Signore risorto e dai suoi discepoli – ha concluso – noi guardiamo e tocchiamo le piaghe delle vittime, delle famiglie, del clero innocente e colpevole, della Chiesa e della società. Guardando al Gesù ferito dal tradimento e dall’abuso di potere, vediamo le piaghe di quelli colpiti da coloro che avrebbero dovuto proteggerli. In Gesù sperimentiamo la misericordia che preserva la giustizia e celebra il dono del perdono”.

La relazione di mons. Scicluna è una specie di prontuario, un suggerimento di tutti gli stadi su cui occorre procedere nei casi di abuso verso i minori. Citando con abbondanza Benedetto XVI nella sua Lettera la Popolo di Dio in Irlanda (19 marzo 2010) e quella ai vescovi d’Irlanda del 2006, egli chiede a tutti i vescovi e superiori di agire “senza non necessari ritardi” nell’attuare i “protocolli stabiliti” e nell’obbedire “alle leggi civili e locali”. Mons. Scicluna suggerisce che i vescovi facciano valutazioni comuni, che la comunità cristiana sia informata, che i provvedimenti su coloro che sono riconosciuti colpevoli siano attuati “in tempo”. Casi gravi di abusi verso minori di 18 anni devono coinvolgere la Congregazione per la dottrina della fede.

Una parte della relazione è dedicata alla “prevenzione della cattiva condotta sessuale” da parte del clero. Ciò deve avvenire con una attenta “valutazione dei futuri candidati”, inserendo nella formazione corsi sulla protezione dei minori, stando attenti a far crescere i candidati in una “profonda e sana formazione sulla libertà umana e sana dottrina morale”.

Sottolineando ancora l’importanza di una “cultura dell’apertura” e non del nascondimento, l’arcivescovo di Malta esorta i pastori ad essere vicini e a conoscer ei loro preti e religiosi: “Vi chiedo di essere attenti alla vita spirituale e morale di ognuno dei vostri sacerdoti. Date voi stessi come esempio, siate vicini a loro ascoltate le loro preoccupazioni, offrite loro incoraggiamento in questo difficile tempo e aizzate la fiamma del loro amore per Cristo e il loro impegno al servizio dei loro fratelli e sorelle”.

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