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  • » 24/10/2017, 10.40

    RUSSIA

    A 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, il martirio della Chiesa cattolica in Urss

    Tadeusz Kondrusiewicz*

    Un libro dello storico Jan Mikrut narra il modo in cui i cattolici latini e bizantini sono rimasti fedeli nel turbine della violenza atea sovietica, fino ad oggi. Il volume esce in occasione dei 100 anni dalla rivoluzione bolscevica

    Roma (AsiaNews) - Fra il 7 e l’8 novembre 1917 i bolscevichi capeggiati da Lenin stabilirono un governo rivoluzionario (“Rivoluzione d’Ottobre”, secondo la data del calendario giuliano), mettendo fine all’impero zarista e instaurando la repubblica sovietica, divenuta poi l’Urss. A 100 anni da quella data, l’8 novembre, all’università Gregoriana sarà presentato il libro del prof. Jan Mikrut, dal titolo “La Chiesa cattolica in Unione Sovietica dalla Rivoluzione del 1917 alla Perestrojka” (Verona, Gabrielli Editori, 2017).  Con il contributo di diversi studiosi, esso narra il modo in cui i cattolici hanno potuto resistere al “tritacarne” del regime che voleva azzerare ogni religione, facendo emergere testimonianze eroiche di martiri e di comuni fedeli nelle comunità di rito latino e in quelle greco-cattoliche. La prefazione del libro è di mons. Tadeusz Kondrusiewicz, vescovo di Minsk e Mahilëu (Bielorussia). Per gentile concessione dell’autore, ne presentiamo alcuni stralci.

     

    Il volume “La Chiesa cattolica in Unione Sovietica dalla Rivoluzione del 1917 alla Perestrojka”, a cura del prof. Jan Mikrut della Pontificia Università Gregoriana di Roma, presenta la Via Crucis che la Chiesa cattolica, di ambedue i riti, attraversò in quel periodo, in maniera cronologica e tematica. A percorrere quella Via Crucis furono numerosi personaggi già innalzati alla gloria degli altari, altri il cui processo di beatificazione è ancora in corso e migliaia di sconosciuti eroi della fede di cui non conosceremo mai la storia.

    Mi ritornano in mente le memorie del compianto card. Kazimierz Świątek, vescovo di Pinsk in Bielorussia, il quale, raccontando il suo arresto, narrava un fatto particolare: ...Ero detenuto nella prigione di Brest. Insieme a me vi era una mosca. Mi portava conforto e un po’ di gioia con il suo ronzio. Dopo un certo tempo, la mosca però si sedette sul parapetto e smise di dare dei segni di vita. Rimasi solo. Successivamente fui deportato in Siberia.

    Una curiosa storiella mi arrivò dall’Ucraina. Dopo che Jurij Gagarin effettuò il primo volo spaziale i non credenti vollero approfittare di quel fatto per promuovere l’ateismo. E così uno di loro si presentò in una chiesa ortodossa imponendo al parroco di informare i fedeli che Jurij Gagarin era stato nello spazio e non aveva visto Dio e quindi Dio non esisteva. Minacciò che se il parroco non avesse fatto tale annuncio avrebbero chiuso la chiesa. L’umile sacerdote quindi, al termine della liturgia domenicale, disse ai suoi fedeli: Cari fedeli, Jurij Alekseevič Gagarin volò nello spazio ma non vide Dio. Il Signore però lo vide, lo benedì e pertanto Gagarin felicemente ritornò sulla terra.

    Lavorando come vicario nella cappella della Porta dell’Aurora a Vilnius, non di rado accoglievo le testimonianze di fede delle persone semplici le quali, nonostante le persecuzioni, conservarono intatta la loro fede. Una volta nella sagrestia si presentò un’anziana signora che mi disse di aver pregato in ginocchio nella chiesa di S. Casimiro, trasformata di recente in un museo dell’ateismo. Gli si avvicinò un’impiegata del museo dicendo che non era lecito pregare in quel luogo poiché era un museo dell’ateismo. L’anziana signora rispose però risolutamente che anche se per qualcuno quello era un museo, per lei continuava ad essere una chiesa e quindi una casa di preghiera.

    Mai mi dimenticherò della cerimonia di benedizione della prima pietra della nuova chiesa nella città di Marx sul Volga, che avvenne nei primi anni ’90 del secolo scorso. Prima della liturgia mi si avvicinarono delle persone anziane pregandomi affinché mettessi un semplice mattone al posto della pietra angolare. Quando chiesi il perché di tale desiderio, visto che di solito tutti desiderano che la pietra angolare provenga da un qualche luogo santo, allora mi raccontarono una storia davvero commovente. Durante le persecuzioni religiose in URSS la vecchia chiesa di Marx andò distrutta. Gli abitanti di quella città però portarono nelle proprie case dei mattoni provenienti dalle rovine. Li misero nei posti ben in vista e per lunghi decenni pregarono davanti a quei cotti. Così, proprio grazie a quei mattoni, la fede poté conservarsi ed essere tramandata ai giovani. Vogliamo che la nuova chiesa in costruzione conservi un legame con quella vecchia, distrutta, mi dissero.

    Oggi la Chiesa cattolica in Russia ha delle proprie strutture e si sviluppa in maniera dinamica. Nonostante molte difficoltà è assai attiva nell’ambito pastorale, culturale ed editoriale. Centinaia di pubblicazioni in lingua russa, così come la prima Enciclopedia cattolica, anch’essa in russo, testimoniano la grande sollecitudine del clero per lo sviluppo del cattolicesimo e della Chiesa su quei territori.

    La Chiesa greco-cattolica in Ucraina visse una situazione simile a quella della Chiesa latina e anch’essa fu costretta ad operare in clandestinità. Le testimonianze del martirio dei membri di quelle Chiese hanno un grande significato. Nonostante tutte le pressioni e persecuzioni, i cattolici non rinunciarono mai alla loro fedeltà alla Santa Sede.

    Il volume “La Chiesa cattolica sul territorio dell’Unione sovietica. Dalla Rivoluzione del 1917 alla Perestrojka” racconta la difficile storia della Chiesa in quei territori. Dobbiamo ricordarci la nostra storia poiché essa è la nostra Madre maestra. Se non vi fossero stati gli eroi della fede ai tempi delle repressioni, non ci sarebbe stata una rinascita così rapida della Chiesa, condannata all’annientamento, e i territori cristianizzati già nel X secolo sarebbero divenuti un deserto spirituale. Poiché i tempi moderni confermano la massima di Tertulliano: il sangue dei martiri è il seme dei cristiani.

    E nonostante, da un punto di vista umano, sembrasse che con la morte dell’ultimo sacerdote la Chiesa sarebbe sparita dalla mappa dell’URSS, Dio volle dimostrare che sa indicarci una strada diritta attraverso i meandri della storia. Poiché e Lui, e non qualcun altro, a mettere l’ultimo puntino sulla “i”.

    Auspico che il presente volume diventi una testimonianza di fede ai tempi delle persecuzioni, così necessaria per il mondo moderno.

    *Metropolita di Minsk e Mahilëu (Bielorussia)

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