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» 17/02/2009 15:08
TAIWAN
A 150 anni dall’evangelizzazione la Chiesa di Taiwan riparte dalla missione dei laici
Una piccola comunità immersa in una realtà secolarizzata. Tante le opere educative e caritative, ma per i vescovi il calo di vocazioni e il “bisogno di consolazione” della società invitano ad “entrare nel mondo di oggi”. L’impegno dei laici e il compito di essere “la Chiesa ponte” verso la Cina continentale.

Taipei (AsiaNews) - “Ci siamo dati l’obiettivo di15mila battesimi e di far ritornare i cattolici che si sono allontanati dalla Chiesa”. Padre Francesco King, vicario della diocesi di Taipei, spiega così ad AsiaNews come la chiesa di Taiwan sta affrontando il 2009, anniversario dell’evangelizzazione dell’isola.
 
Sono passati 150 anni dalla nascita della prima comunità cattolica di Taiwan. Alcuni missionari erano arrivati sull’isola secoli prima: nel 1582 vi naufragarono alcuni gesuiti che lasciarono Taiwan dopo pochi mesi; nel 1626 era stata la volta dei domenicani spagnoli le cui missioni vennero cancellate dopo l’espulsione sancita dai Ming. L’Isla Hermosa era rimasta un luogo di passaggio, uno scalo tra Macao e la Cina continentale, più che una terra di missione.
 
L’evangelizzazione da cui nasce la Chiesa che oggi vive a Taiwan inizia nel 1859: tre sacerdoti spagnoli provenienti dalle Filippine e cinque catechisti laici cinesi sbarcano a  Kaohsiung. Non restano sull’isola con lo sguardo rivolto altrove, alla Cina continentale o ad altri Paesi dell’area. La loro attività missionaria è diretta alla popolazione locale. E 150 anni dopo la Chiesa di Taiwan si ritrova davanti alla stessa sfida. Poco meno di 300mila fedeli (l’1, 42% della popolazione), sono oggi chiamati - afferma padre King - a “dare un contributo per purificare la società realizzando iniziative per sensibilizzare il popolo”.
 
Il vicario di Taipei spiega che “la società taiwanese è afflitta dagli stessi problemi che ci sono in molte altre parti del mondo: l’aborto, l’aumento dei divorzi, la diffusione del gioco d’azzardo”. L’indice di natalità del Paese è ormai ai livelli del Giappone, considerato come la maglia nera dell’Asia: dal 25,65‰ del 1971 si è scesi ormai sotto il 9‰. A queste cifre si aggiungono la crisi economica internazionale, la corruzione e la litigiosità della classe politica, tutti elementi che producono un malessere diffuso tra la popolazione. La famiglia vive una profonda crisi. La religione, anche quella tradizionale, interessa sempre meno, soprattutto ai giovani. E la Chiesa stessa soffre questa situazione che si rivela nella mancanza di vocazioni e nella penuria di sacerdoti: i due seminari maggiori e i due minori dell’isola ospitano oggi 80 persone in tutto.
 
Per i vescovi la società esprime un “bisogno di consolazione” a cui la Chiesa deve rispondere con una nuova evangelizzazione. Per compiere questa missione non c’è altra strada che “entrare nel mondo di oggi”. Padre King spiega che “le sette diocesi di Taiwan, le parrocchie, gli associazioni, le scuole cattoliche, gli ospedali ed i nostri fedeli stanno già organizzando tante iniziative e cominciamo a vederne i frutti”.
 
La nuova generazione di vescovi nativi dell’isola ha ormai preso coscienza della necessità di tornare per le strade del Paese e rivolgere ogni attenzione ad una società secolarizzata in cui la fede appare poco radicata. La Cina continentale e le comunità cattoliche rimangono comunque una preoccupazione e una cura costante per i fedeli dell’isola. Padre King ricorda: “Noi siamo soliti chiamare la Chiesa di Taiwan ‘the Bridge Church’, la Chiesa ponte” che porta verso la Cina. Ma questo non significa più attendere un ritorno nella madrepatria, perché la comunità di Taiwan ormai è radicata nella sua terra ed anche il clero e le gerarchie sentono l’urgenza di un’opera di evangelizzazione che coinvolga sempre di più realtà dell’isola.
 
Per andare incontro alle esigenze di una società in crisi si sottolinea l’importanza della missione dei laici. Padre Paolo Spanghero, missionario del Pime a Taiwan dal 1987, dice ad AsiaNews che il bisogno di puntare sui laici nasce tanto dall’urgenza di portare il cristianesimo nella vita delle gente comune quanto dalla penuria di sacerdoti.
 
Padre Spanghero vive dal 2003 a Lioguei, città sulle montagne al centro dell’isola, e spiega che nei paesi delle regioni interne “si dice ormai messa una volta al mese e sono molto diffusi i ministri straordinari dell’eucarestia”. Per il missionario del Pime l’invito fatto dai vescovi ai laici per un loro maggior impegno missionario si sposa a quello rivolto ai sacerdoti affinché ne riconoscano il contributo che portano alla vita della Chiesa.
 
“Già oggi sono diversi i laici che hanno la responsabilità di scuole e delle istituzioni di servizio sociale della Chiesa - dice il missionario - e questa tendenza non potrà far altro che aumentare”. Le opere cattoliche sono molto diffuse, soprattutto in ambito educativo. Nonostante la chiusura di alcuni istituti nelle regioni interne dell’isola - padre Spanghero ricorda che a Lioguei hanno chiuso l’asilo pochi anni fa per le continue migrazioni verso la città - i dati sulle opere della Chiesa di Taiwan parlano di 4 università e collegi, 10 centri di formazione, 5 istituti tecnici, 29 scuole medie e superiori, 10 elementari e 195 asili.  A queste bisogna aggiungere le opere nel campo dell’assistenza: 12 ospedali, 15 cliniche, 4 orfanotrofi, oltre 20 case di riposo e 27 centri per disabili.
 
Una presenza riconosciuta e stimata che per i vescovi però non deve esaurire l’impegno dei cattolici nella società al punto da invitarli ad “abbandonare la riva dove stiamo pescando in pace” per andare  “dove il mare è profondo, e lì gettare le nostre reti”, secondo l’invito di Giovanni Paolo II; “Duc in altum!”.

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