15/02/2021, 08.46
RUSSIA-BIELORUSSIA
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A Mosca e a Minsk, le ‘proteste di san Valentino’

di Vladimir Rozanskij

In Russia le flashmob con luci domandavano la liberazione di Aleksej Naval’nyj. In Bielorussia, singoli o piccoli gruppi hanno esposto la bandiera bianco-rosso-bianca. A Minsk l’Assemblea popolare per la riforma della costituzione. Ma non è presente nessuno dell’opposizione. Kirill Galanov e Vlad Sokolovskij, noti come i “dee-jay del cambiamento”, spediti in Lituania.

Mosca (AsiaNews) - A Mosca e a Minsk si sono svolte ieri le “proteste di San Valentino”, in una pressione crescente per esigere libertà dai rispettivi governi.

In Russia le manifestazioni sono rivolte in particolare alla liberazione di Aleksej Naval’nyj, e sono state organizzate in forme “affettuose”. A Minsk sono stati rilasciati per tutta la città dei palloncini volanti con scritte inneggianti alla libertà, e a Mosca si è svolto il flashmob delle lanterne, luci pulsanti della protesta e del sostegno al leader incarcerato (foto 1). Lo slogan più gettonato nelle due capitali è stato “l’amore è più forte delle torture” (foto 2). Molte persone sono uscite per strada singolarmente o in piccoli gruppi, esponendo scritte e mostrando la bandiera bianco-rosso-bianca della Bielorussia libera (foto 3).

Anche all’estero molti russi e bielorussi sono usciti in strada per protestare. Nella città russo-tatara di Kazan era stata organizzata l’unica manifestazione concordata con le autorità locali, organizzata dal partito liberale Yabloko, col titolo “Contro gli arresti e le repressioni e per il cambiamento della legge elettorale alla Duma”. Al raduno sono giunte diverse centinaia di persone sulla piazza del Millennio del capoluogo tataro, ma dopo le prime 150 persone le altre sono state fermate dalla polizia, perché “il numero eccedeva dagli accordi presi”.

Intanto, nei giorni scorsi si è conclusa l’Assemblea Popolare “Panbielorussa”, composta da circa 2400 membri, convocata il 12 febbraio dal presidente Aleksandr Lukašenko. Essa doveva preparare la riforma costituzionale, su cui i cittadini dovrebbero essere consultati con un referendum all’inizio del 2022. L’apposita commissione costituzionale, la cui istituzione è stata approvata dall’Assemblea, inizierà presto i lavori per le modifiche.

Nella commissione entreranno i rappresentanti degli organismi statali, della magistratura, di vari settori dell’economia e della società. Tra le proposte verrà valutata la “ridistribuzione delle competenze tra gli organi dello Stato, il rafforzamento del ruolo dei partiti politici, il sostegno delle iniziative spontanee della società civile, l’elaborazione di programmi di educazione patriottica della popolazione e l’affermazione dei valori tradizionali morali e spirituali, e delle consuetudini del popolo bielorusso”.

La stessa Assemblea Popolare dovrebbe diventare un organismo superiore stabile di rappresentanza del popolo, con uno status giuridico particolare da inserire nella legislazione. Attualmente essa rappresenta un organo consultivo, delegato a presentare le proposte al presidente del Paese entro una settimana. Non è una novità per la storia recente della Bielorussia: alla fine degli anni ’90 furono proprio i delegati popolari ad avanzare la proposta di referendum, che portò al rafforzamento dei poteri presidenziali.

Ora però Lukašenko afferma di essere favorevole a una revisione della divisione dei poteri, perché “tutte queste competenze, che ora spettano al capo dello Stato, sono troppo pesanti per una sola persona… e se prendesse il potere uno dei fuggitivi, dei protestoni di strada o di quelli che stanno in carcere o altri, il nuovo capo potrebbe invitare le armate straniere a invaderci”. Il presidente ha anche dichiarato di essere “pronto a difendere il Paese con il fucile in braccio”.

All’Assemblea Popolare l’opposizione non è rappresentata per nulla. Uno dei suoi rappresentanti, Pavel Latushko, ha dichiarato che “si tratta di un raduno anticostituzionale”. Per risolvere la crisi sociale è invece necessaria “la restaurazione delle normali istituzioni democratiche, che attualmente sono inibite in Bielorussia”.

In occasione dell’Assemblea, tutte le strade centrali di Minsk sono state sigillate e sottoposte a controlli con grande dispiego delle forze dell’ordine, e anche i mezzi di comunicazione sono stati messi sotto osservazione. Il 13 febbraio è stato diffuso il video dell’arresto dello scorso agosto di Kirill Galanov e Vlad Sokolovskij, noti come i “dee-jay del cambiamento” (foto 4) per aver diffuso durante le manifestazioni di piazza la famosa canzone di Viktor Tsoj Peremen (“Cambiamenti”), simbolo della rivolta russa del 1990 contro il morente regime sovietico, divenuta poi canzone-simbolo delle proteste bielorusse. Dopo alcuni giorni di detenzione, i due dee-jay sono stati fatti uscire dal paese, e fanno anche loro parte dell’opposizione “in esilio”, in Lituania.

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