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    » 07/11/2009, 00.00

    VIETNAM

    A Vinh non ha tregua la lotta delle autorità contro la religione



    Agenti antisommossa e bulldozer per rimuovere una statua della Vergine da un cimitero cattolico, un sacerdote e suoi parrocchiani denunciati per aver portato in questura l’autore di minacce a un prete.
    Hanoi (AsiaNews) – Agenti antisommossa e bulldozer per rimuovere una statua della Vergine da un cimitero cattolico (nella foto), un sacerdote e suoi parrocchiani denunciati per aver portato in questura l’autore di minacce a un prete. Sono i più recenti episodi della lotta alla religione scatenata dalle autorità di Vinh.
     
    I fatti. Il 5 novembre, il parroco di Bau Sen, padre Peter Nguyen Van Huu, è stato ermato dalla polizia mentre si stava recando all’annuale ritiro nella sede episcopale di Xa Doai. Mentre era trattenuto, decine di agenti in tenuta antisommossa, scotrati da militanti rimuovevano una statua della Madonna dal cimitero parrocchiale.
     
    Si è conclusa così una vicenda iniziata il 21 settembre 2008, quando il Comitato del popolo di Bo Trach, provincia di Quang Binh, emise la decisione 3150 QÐ – CC, che imponeva alla parrocchia di rimuovere entro cinque giorni la statua, che i fedeli avevano posto in aprile su un masso all’interno del cimitero, dall’altra parte della strada della parrocchia.
     
    La decisione e la susseguente ondata di proteste dei cattolici furono fermate dall’arrivo del tifone Ketsana. Il 16 ottobre, passata la tempesta, le autorità hanno ripreso l’opera. Una fonte anonima, interna al Fronte patriottico ha fatto sapere che a tale opera di demolizione è stato destinato uno stanziamento di, 1,2 miliardi di dond, quasi 68mila dollari, cira considerevole per una provincia povera come Quang Binh. Il tutto accompagnato da minacce e intimidazioni verso il sacerdote e i suoi fedeli.
     
    A tutt’ora non si sa che fine abbia fatto la statu, che i parrocchiani chiedono torni al suo posto.
     
    Il secondo episodio è stato riferito da padre John Nguyen Minh Duong, di Ke Sat, nel corso dell’annuale ritiro dei sacerdoti a Xa Doai, tenuto dal 3 al 7 novemre, nel corso del quale si è esaminato il programma diocesano per il prossimo giubileo nazionale, della situazione delle parrocchie e anche della sicurezza dei sacerdoti, dopo le violenze subite ad agosto dai padri Paul Nguyen Dinh Phu e Peter Nguyen The Binh.
     
    Padre Duong ha dunque raccontato una vicenda iniziata il 27 agosto, in occasione della celebrazione del matrimonio di 22 coppie. Al rito si è presentata un’altra coppia, che ha chiesto di essere sposata. Il sacerdote ha obiettato che non li conosceva, che non aveva idea della loro fede cattolica e che per celebrare il matrimonio religioso bisogna prima partecipare al corso di preparazione.
     
    Allo strano avvenimento hanno fatto seguito una serie di minacce anonime, ricevute dal sacerdote sul suo telefono cellulare. I parrocchiani, allora, si sono dati da fare e hanno individuato il responsabile delle minacce, che ha confessato di essere il responsabile. I edeli lo hanno portato alla polizia, ma, poco dopo, l’uomo è stato rilasciato.
     
    Il giorno dopo, il sacerdote e alcuni membri del consiglio pastorale hanno ricevuto una citazione della polizia, che li accusava di aver aggredito l’uomo e averlo illegalmente trattenuto.
     
    “Da vittime siamo diventati criminali”, il commento espresso da padre Duong in una lettera inviata al vescovo mons. Paul Marie Cao Dinh Thuyen e a varie agenzia nazionali di sicurezza.
     
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