12 Febbraio 2012         

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. |




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME


Voli Low Cost Roma
Voli Milano




mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato

invia ad un amico visualizza per la stampa


» 06/04/2006 11:11
turchia
A due mesi dalla morte di don Santoro, i cristiani non vogliono "una tremenda normalità"

Una cristiana turca racconta ad AsiaNews: anche le guardie del corpo assegnate a diversi sacerdoti sono state richiamate. Ma quella morte, dopo lo sgomento, sta risvegliando la piccola comunità cristiana.



Antiochia (AsiaNews) - Era domenica 5 febbraio quando, a Trabzon – città turca sul mar Nero - al culmine di una giornata di proteste e di violenze nel mondo islamico per le caricature di Maometto apparse su alcuni giornali occidentali, dopo aver celebrato come consueto la Messa domenicale del pomeriggio, mentre stava pregando inginocchiato nelle ultime panche della chiesa, il sessantenne sacerdote romano venne freddato alle spalle con due colpi di pistola.

Il presunto omicida è stato arrestato, i vertici politici e religiosi hanno condannato il gesto, la maggior parte dell'opinione pubblica si è dimostrata allibita di fronte ad un simile gesto, noi, sparuta comunità di  cristiani, abbiamo pianto sgomenti un nostro amico, testimone e martire.

Ora, però, tutto sembra essere tornato ad una tremenda normalità. Anche le guardie del corpo assegnate a diversi sacerdoti dell'Hatay e di Smirne sono state richiamate.

In quei giorni anch'io, come tutti, saltando da un canale all'altro, sfogliando le pagine dei più svariati giornali, in maniera spasmodica ho cercato di capire, di trovare una ragione, un movente, un senso a questa morte così improvvisa e violenta.

Tante sono le cose che si sono dette… ognuno ha espresso il suo parere, la sua rabbia, il suo sgomento, la sua disapprovazione, il suo stupore. Ora è arrivato il silenzio, che lascia risuonare i sentimenti più svariati nel cuore e nella mente di una semplice cristiana che cerca di vivere in un Paese a maggioranza musulmana.

Ero un'adolescente quando tredici anni fa quest'uomo si fermò tra noi la prima volta.

Già allora silenzioso, meditativo, passava le ore nella nostra chiesetta in preghiera. Noi ragazzi – e io non ero neppure cristiana a quei tempi – chiedemmo stupiti al nostro parroco il perché di quelle sue lunghe soste davanti al tabernacolo. Ci rispose che stava chiedendo al Signore di illuminargli la sua strada. Una possibile venuta in Turchia. Gli facemmo festa il giorno del suo onomastico e lui commosso prima di ripartire per Roma ci salutò: "Insallah (se Dio vuole), ci rivedremo".

Non l'ho mai più rivisto se non ora, da morto, nelle tante foto riprodotte sui mass media.

In passato ci era capitato di sentire echi lontani di preti uccisi, ma si trattava sempre di Paesi lontani, mai più avremmo sospettato che sarebbe successo anche qui, in terra di Turchia. Eppure la Turchia, è stata terra di grandi martiri. Ce lo ricordano continuamente i numerosi pellegrini che vengono apposta fin qua da tutto il mondo per ricordare le radici della propria fede cristiana.

Questa terra è impregnata del sangue di sant'Ignazio di Antiochia, di san Crisostomo, san Babila e tanti altri. Tempo di persecuzioni e di odio. Sono le loro icone in chiesa a parlarcene.

E' sul loro sangue e su quello di san Paolo, che tanto ha lavorato per il Vangelo, che è fondata e fecondata la nostra chiesa di Turchia.

Poi le comunità cristiane – quasi non fossero più stesse membra dell'unico corpo di Cristo - sono state dimenticate dall'Occidente, impegnato su altri fronti, e sono cadute nel silenzio.

Nel 1846, la Chiesa cattolica di rito latino, che non aveva mai perso di vista Antiochia, torna in questa nostra città con i frati cappuccini. Il primo ad arrivarci fu l'italiano p. Basilio Galli. Instancabile, attivo, si conquistò la simpatia della gente; aprì una cappella e una piccola scuola. La lapide all'ingresso della nostra chiesa ci ricorda che pagò con la vita il suo zelo: fu martirizzato il 12 maggio 1851. Sgozzato in chiesa da dietro le spalle da due assassini, subito dopo avere celebrato la Messa del mattino.

Primo martire in Turchia dei tempi moderni. Dopo 155 anni, il secondo: stesso zelo, stessa dinamica.

Il sangue del martirio feconda la terra.

Ci dicono che ora, in Turchia, la comunità cristiana ad Antiochia è la più viva, la più dinamica e aperta nel dialogo e nell'ecumenismo.

Cosa ne sarà, allora, di quella di Trabzon, un tempo fiorente, ma ora ridotta ai minimi termini?

Il nostro parroco ci spiega che don Andrea è ricordato come una persona che si è data da fare per i poveri, per le prostitute, per i diseredati. In Italia era molto impegnato nel sociale e aveva fatto costruire varie strutture per i bisognosi .Sappiamo bene che qui si può fare ben poco. Si aiuta qualcuno quando si può e come si può, ma non credo che fosse questo a riempire di senso la giornata di don Andrea.

Guardando i nostri preti, le nostre suore che hanno lasciato tutto il loro mondo per venire da noi, - ma perché sono così pochi quelli che decidono e hanno la forza di stare quaggiù? - mi chiedo come possono restare. Qui si sperimenta l'aridità, l'inefficienza – rispetto a parametri occidentali – una vita povera, priva di successi immediati: è solo la fede che sostiene e giustifica una presenza così.

L'altra sera, al nostro settimanale incontro di preghiera ci è stato letto uno spezzone dell'ultima lettera di don Andrea rivolta ai suoi amici italiani: "Voi e la Turchia: chi mi avrebbe detto anni fa che avrei unito nel mio cuore amori così distanti? Voi e il Medio Oriente: chi mi avrebbe detto che avrei "portato in grembo", come si dice di Rebecca, due "figli" che "cozzano tra di loro" (Gen. 25,22), pur essendo fratelli nello stesso Abramo? Una madre sa che i suoi figli non si dividono in lei anche se sono divisi tra loro. Così accade anche a me. Avverto in me motivi per amare e gli uni e gli altri, motivi per tenerli serrati nello stesso "calice" e radunati ai piedi della stessa croce. Ma avverto anche delle lontananze tra loro, pur corrette, ma a volte solo camuffate, da dichiarazioni di amicizia, di rispetto e di collaborazione, a volte invece davvero lenite da sforzi sinceri fatti da più parti per capirsi, accettarsi, offrire ognuno il proprio patrimonio e scoprire quello dell'altro. Altre volte ho l'impressione che questi mondi non si parlino in profondità, ma facciano come quelle coppie che parlano solo di spesa, di bollette, di mobili da spostare e di salute dei figli e si illudono di comunicare e invece diventano sempre più estranei".

E lui ha voluto stare nel mezzo, essere con la sua vita elemento di riconciliazione: tutto ciò ci ha scosso profondamente. Qualcuno ha voluto dare la vita per noi, cristiani "inesistenti".
E poi più avanti scrisse: "Dopo una prima fase di residenza a Urfa-Harran, conclusasi qualche settimana fa con la chiusura della "casa di Abramo" e il trasloco definitivo a Trabzon e dopo la seconda fase conclusasi con il completamento dei lavori di restauro della chiesa di Trabzon, è iniziata una terza fase tutta avvolta ancora nell'oscurità, in attesa che Dio ci indichi le sue vie. Questa attesa è fatta di silenzio, di preghiera, di speranza, di intima disponibilità a quello che Dio vorrà, di umiltà nell'accettare la povertà di risorse, di persone, di strumenti, di capacità personali.
In questa fase, rileggo il passato della missione, scruto il presente, rivado agli inizi della chiesa a Gerusalemme, ascoltiamo le Scritture, cerchiamo di capire meglio il mondo da cui veniamo e il mondo dove siamo arrivati, cerchiamo di renderci accoglienti quanto più possibile".

Cosa faceva dunque a Trabzon? Era in attesa.

Allora perché in Italia su alcune prime pagine dei giornali è stato chiamato "eroe"? Un eroe combatte, lotta con violenza, si ribella con le armi, vuole la giustizia a tutti i costi, si difende e vince ammazzando il nemico. A me pare che, secondo la logica umana, don Andrea sia proprio la figura dell' anti-eroe.

Non era neppure un santo, ci dicono. Di quelli delle immaginette: languidi, sdolcinati, sempre accondiscendenti e sorridenti. Aveva un carattere energico, deciso, a volte persino brusco, il volto risoluto, non ammetteva compromessi… pare di sentire riecheggiare quel "e indurì il suo volto deciso verso Gerusalemme" con cui Luca descrive  Gesù.

Una suora amica ci ha rivelato che prima di rientrare in Turchia questo fine gennaio le aveva telefonato da Roma confidandole: "Lo sai, prega per me, sento che sto dando fastidio a Satana…".

Una settimana dopo è stato ammazzato, nel nome di Dio.

La sua morte ci ha risvegliato dal torpore delle nostre coscienze, ci sta ricordando cosa vuol dire morire per amore. Ci ha ricordato che il cristiano è una persona scomoda, che si vuole togliere di mezzo, eliminare. E se non è così, non può essere vero discepolo di Gesù.

Ma dopo la morte viene la Vita.

La Chiesa di Turchia, forse aveva bisogno di ciò.

Noi, forse, avevamo bisogno di ciò.

La sua morte ci ha sgomentato, ma ci dà una nuova forza, una nuova speranza. Ci insegna l'amore. Quell'Amore per cui io ho chiesto il battesimo, andando anche contro il parere della mia famiglia.

Da lassù abbiamo un nuovo protettore e intercessore. Lui ha scelto di stare dalla nostra parte. Con gli innocenti e gli indifesi. Senza ribellarsi. Fino in fondo. Per amore di Dio e dei fratelli. Questo è martirio. Questa è la morte che genera Vita.

Buona Pasqua nel Signore Risorto a tutti e a ciascuno.

Una cristiana turca


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
13/02/2006 turchia
Dopo l'uccisione di don Andrea è tempo di riflessione per la Chiesa in Turchia
di Mavi Zambak
04/03/2006 TURCHIA
Turchia, don Andrea Santoro: come se nulla fosse successo
di Mavi Zambak
06/02/2006 turchia
Ha un volto il killer di don Andrea Santoro
di Mavi Zambak
08/02/2006 TURCHIA
Quando sul Mar Nero si insegna ai ragazzi ad odiare i preti
di Mavi Zambak
06/02/2006 turchia
Mons. Padovese, "non casuale" l'uccisione di don Andrea mentre l'islam è in rivolta

In evidenza
CINA - VATICANO
Qual è il vero bene per la Chiesa in Cina
di Card. Joseph Zen Ze-kiunAlla vigilia di un importante incontro a Roma su “Gesù nostro contemporaneo”, il card. Zen chiede a tutti i cattolici di aiutare la Chiesa in Cina (e soprattutto i suoi vescovi ufficiali) di uscire dall’ambiguità, seguendo Benedetto XVI e di “disfarsi” di organismi nemici della fede (v. Associazione patriottica, ufficio affari religiosi, ecc.), che controllano e soffocano i fedeli. La Chiesa cinese è sull’orlo di uno scisma dovuto a “mercanteggiamenti” fra la fede cattolica e il potere politico. Il sottotitolo di questo articolo (voluto dall’autore) è:”In dialogo con la Comunità di Sant’Egidio e con Gianni Valente di 30Giorni”.
CINA – VATICANO
Mons. Savio Hon: Libertà per i vescovi e i sacerdoti arrestati, fa bene anche alla Cina
di Bernardo CervelleraAnche se il governo non dà risposte né alla Santa Sede, né ai diplomatici, né ad amici del Vaticano e della Cina, è importante che “nessuno li dimentichi”. La risposta ufficiale del governo cinese quando si chiedono notizie è sempre: “Non sappiamo”. “Occorre anzitutto pregare”, “ma occorre anche appellarsi a coloro che li detengono”.
CINA - VATICANO
Appello: Vescovi e sacerdoti scomparsi o detenuti in prigione, a casa per il Capodanno cinese
di Bernardo CervelleraIn occasione dell’Anno del Dragone, AsiaNews chiede al presidente Hu Jintao e all’ambasciatore Ding Wei la liberazione di tre vescovi e sei sacerdoti cinesi scomparsi nelle mani della polizia o nei campi di lavori forzati.

Dossier


Libri
Augusto Colombo. Apostolo dei paria
di Piero Gheddo
pp. 320

Matteo Ricci: missione e ragione. Una biografia intellettuale
di Gianni Criveller
pp. 132

Bioetica religioni missioni
di Buono Giuseppe, Pelosi Patrizia
pp. 432

Matteo Ricci e Giulio Aleni, due vite incrociate
di Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176

Missione Bengala
155 anni del Pime in India e Bangladesh EMI 
di Piero Gheddo
pp. 480

La Cina di Mao processa la Chiesa
di Angelo S.Lazzarotto
pp. 528


Il rovescio delle medaglie
di Bernardo Cervellera
pp. 240


Il Vescovo partigiano
EMI 2007 pp. 448
di Piero Gheddo


Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate