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  • » 25/07/2017, 11.32

    FRANCIA-ISLAM

    A un anno dall’assassinio di p. Jacques Hamel: cosa è cambiato in Francia

    Catherine Field (*)

    Alle commemorazioni per il sacerdote 85enne sgozzato davanti all’altare, presiedute dall’arcivescovo di Rouen, partecipano il presidente Emmanuel Macron, il ministro degli interni e rappresentanti musulmani. Si è rafforzata l’unità fra comunità cattolica e musulmana. Ma la lotta del governo contro il jihadismo presenta molte falle. Prigioni sovraffollate, disoccupazione ed emarginazione sono gli ingredienti per il reclutamento e la radicalizzazione.

    Parigi (AsiaNews) - Il 26 luglio del 2016, due uomini di 19 anni sono penetrati nella chiesetta di Saint-Étienne-du-Rouvray (Normandia) mentre p. Jacques Hamel stava celebrando la messa del mattino. Essi hanno preso come ostaggi quattro parrocchiani, fra cui due suore, e lo stesso p. Hamel. Dopo un breve lasso di tempo, gli assalitori hanno forzato l’85enne sacerdote francese a inginocchiarsi davanti all’altare e lo hanno sgozzato. Secondo Dominique Lebrun, l’arcivescovo di Rouen, le ultime parole del sacerdote sono state: “Vattene Satana”.

    Suor Danielle, che in quel momento era presente nella chiesa, afferma che gli assalitori hanno filmato l’assassinio. Gli uomini dicevano di essere “soldati” del cosiddetto Stato islamico (SI) e volevano vendicarsi per gli attacchi guidati dall’occidente contro lo SI in Iraq e in Siria. Entrambi erano conosciuti dai servizi di sicurezza. Uno era sotto la supervisione della polizia e indossava un braccialetto elettronico dopo aver speso 10 mesi in custodia per aver tentato di andare in Siria per combattere. Entrambi sono stati uccisi dalla polizia quando sono venuti fuori dalla chiesa. Lo SI ha rivendicato la responsabilità per l’attacco e per l’assassinio.

    Papa Francesco ha condannato l’attacco, denunciando il “dolore e l’orrore di questa assurda violenza”.

    L’uccisione di p. Hamel ha colpito il mondo. In Francia, già scossa da una serie di attacchi di matrice islamista, il senso di shock si è diffuso in tutto il Paese. Entro poche ore, membri della comunità musulmana si sono radunati sulla scena dell’attacco per esprimere la loro indignazione. Nel fine settimana che è seguito, musulmani e cattolici si sono incontrati fianco a fianco nelle chiese della nazione. Come era avvenuto poche settimane prima dopo l’attacco di Nizza, molti musulmani si sono levati e hanno dichiarato che l’atrocità non era compiuta a nome loro. I timori iniziali che l’attacco avrebbe prodotto tensioni religiose si sono mostrati infondati.

    Per commemorare p. Hamel, domani si terranno diverse cerimonie. L’arcivescovo di Rouen celebrerà la messa del mattino nella chiesa di Saint-Etienne. Saranno presenti il presidente della repubblica Emmanuel Macron, il ministro degli interni, I membri della comunità musulmana locale e rappresentanti del Consiglio francese del culto musulmano. Verrà scoperta una lapide dedicata a p. Hamel e più tardi, nella vicina basilica saranno celebrati i vespri. Le commemorazioni si concluderanno con una processione alla tomba di p. Hamel.

    Rappresentanti locali delle comunità cattolica e musulmana affermano di essere confortati dal senso di comunione fra le differenti fedi. Ma rimangono questioni aperte sulla capacità del governo di rispondere alla radicalizzazione e alla crescita di un islam di stile salafita. Secondo il ministero francese degli interni, almeno 15mila persone sono schedate come appartenenti o aventi rapporti con movimento radicali islamisti. La minaccia rimane, anche se i motivi non risiedono nel desiderio di iniziare una nuova conquista islamica, ma piuttosto nel cercare rappresaglie contro la coalizione occidentale che colpisce lo SI in Siria e Iraq.

    Quel che non è cambiato sono le condizioni in cui si trovano in Francia i giovani musulmani che, in maggioranza maschi, vengono reclutati nel jihadismo. I servizi di intelligence dicono che la maggior parte, se non tutti, sono cresciuti in periferie degradate e piene di crimini - le “banlieues” - all’esterno delle maggiori città, dove è alto il senso di discriminazione e la mancanza di prospettive di lavoro.

    La disoccupazione giovanile rimane tenacemente alta in Francia: le ultime cifre mostrano che il 21,8% dei giovani sotto i 25 anni sono disoccupati. Sebbene la cifra sia minore di quella registrata nell’ultimo trimestre del 2016 (23,3%), essa rimane sostanzialmente più alta della media del 13% di disoccupati giovani nei Paesi Oecd (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e più del triplo del 7% della vicina Germania.

    Non vi è alcun dubbio che la disoccupazione sia più alta fra le seconde generazioni di nordafricani, anche se è difficile avere dati ufficiali per contrastare false evidenze. Sotto leggi laiciste, perfino la raccolta di dati sulle religioni e sulle etnie è illegale. Lo studio di un istituto di ricerca di Parigi mostra che giovani che si presentano come musulmani praticanti e chiedono un lavoro hanno il 4,7% di possibilità nell’essere chiamati per un’intervista, paragonato al 17,9% dei cattolici praticanti.

    I servizi di intelligence francesi stanno lavorando insieme a rappresentanti delle comunità musulmane per prendere di mira e chiudere moschee che sono state infiltrate da jihadisti. Ma è molto diffusa la radicalizzazione on-line e la pressione di gruppi di coetanei.

    Il maggior forum per il reclutamento sono i penitenziari francesi, notoriamente sovraffollati. Guardie carcerarie affermano che i jihadisti spesso avvicinano i prigionieri vulnerabili nelle aree comuni come le docce o nei momenti di aria, piuttosto che nelle aree fissate per la preghiera.

    Alla fine del giugno 2017, la popolazione carceraria in Francia era di 70.018, con altri 11.763 rilasciati, ma con braccialetto elettronico. Si stima che il 40-60% dei prigionieri siano musulmani.

    Secondo il Dipartimento di giustizia, le 186 prigioni del Paese hanno posto solo per 59.090 carcerati; 1616 dormono su materassi di fortuna. La prigione più grande della Francia, Fleury-Mérogis, poco fuori da Parigi, ha una capacità di 2.956 posti, ma al presente ospita 4352 carcerati.

    Vi è penuria anche di cappellani per le prigioni. Il numero di imam [per questo servizio] è cresciuto da 69 nel 2006 a 193 nel 2015, ma il governo è accusato di non mettere a disposizione dei fondi per educazione e salari, lasciando aperta la porta a imam volontari e non addestrati per coprire il fabbisogno. Nel maggio di quest’anno, il governo ha prodotto un decreto che rende obbligatorio per ogni nuovo cappellano in ospedali, esercito e prigioni di sottomettersi a un corso e a ricevere un diploma. Ciò potrebbe rallentare ancora di più un tanto sperato incremento nel numero di imam che vogliono divenire cappellani.

    In ogni caso, la tentazione del jihadismo riflette una malattia più vasta: quella di una nazione in cui molti giovani musulmani sentono di non avere un posto. Molte persone nate in Francia sentono la stessa cosa verso l’islam. Il mese scorso, un’inchiesta condotta dall’istituto Ipsos mostra che almeno il 60% dei francesi crede che l’islam sia incompatibile con i valori francesi. Il 46% degli intervistati afferma che “anche se non è il messaggio principale, l’islam contiene comunque in esso i semi della violenza e dell’intolleranza”.


     

    (*) Catherine Field, giornalista con base a Parigi, laureata in Scienze religiose all’Institut catholique di Parigi. Esperta di sociologia e dialogo interreligioso. Ha completato di recente una ricerca di 18 mesi insieme all’università di Cambridge sulla rinascita religiosa nella sfera pubblica in Inghilterra e Francia.

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