15/12/2008, 00.00
THAILANDIA
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Abhisit Vejjajiva è il nuovo primo ministro della Thailandia

di Weena Kowitwanij
Il parlamento, riunito in assemblea straordinaria, ha eletto il leader del Democrat Party. Egli ha battuto di 37 voti Pracha Promnok, sostenuto dalla precedente coalizione di governo. È il quinto premier in poco più di due anni. La nomina ha scatenato le proteste dei sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra.

Bangkok (AsiaNews) – Abhisit  Vejjajiva, leader del Democrat Party, è il nuovo primo ministro della Thailandia. Questa mattina il parlamento thailandese, riunito in assemblea straordinaria, ha scelto l’ex capo dell’opposizione. Egli ha battuto di 37 voti il rivale Pracha Promnok, una carriera nella polizia alle spalle e sostenuto dalla precedente coalizione di governo. Abhisit  Vejjajiva, quinto primo ministro della Thailandia in poco più di due anni, ha ottenuto 235 voti, contro i 198 conquistati da Pracha Promnok, leader del Puea Pandin.

Abhisit  Vejjajiva è nato il 3 agosto del 1964 a Newcastle, in Inghilterra, e si è laureato in scienze politiche ed economia all’università londinese di Oxford. All’età di 44 anni è fra i più giovani uomini politici del Paese a ricoprire la carica di primo ministro. Nel 1995 è stato portavoce del gabinetto del premier. Nel 1999 diventa vice del Democrat Party e dal 2005 leader del partito.

Tra le priorità che il nuovo premier dovrà affrontare vi sono l’organizzazione del vertice Asean, previsto in origine a dicembre e rimandato al febbraio 2009 per ragioni di ordine pubblico; la crisi economica attraversata dal Paese aggravata da mesi di impasse politica e riportare la fiducia nelle istituzioni.

Nei prossimi giorni Chai Chidchob, presidente del parlamento, dovrà presentare al re i risultati del voto per la ratifica e ottenere il nulla osta alla formazione del nuovo esecutivo. Al premier ad interim Chaowarat Chanvorakul, alla guida del governo di transizione sostenuto dal Pheu Thai – partito nato dalle ceneri del People Power Party (Ppp), messo al bando dalla Corte costituzionale a inizio dicembre con l’accusa di corruzione – resta l’ultima carta da giocare: lo scioglimento del parlamento prima che il re stabilisca la data per la presentazione del nuovo esecutivo e nuove elezioni.

Ieri l’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra ha accusato l’esercito di aver utilizzato i giudici per far cadere il governo e ha invitato i militari a non interferire nelle questioni politiche del Paese. Nei giorni scorsi i membri del precedente esecutivo hanno inoltre lanciato accuse contro i vertici delle forze armate, colpevoli di non essere intervenute per bloccare le proteste nella capitale: gli ex-leader del Ppp parlano di un “golpe bianco”, voluto dall’esercito per sovvertire una maggioranza eletta in maniera democratica dal popolo.

L’elezione del nuovo premier ha scatenato le proteste dei sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra. I dimostranti hanno innalzato barricate nei pressi del parlamento, hanno rotto i vetri di alcune auto parcheggiate nelle vicinanze e hanno stretto sotto assedio i deputati all’interno dell’aula.

Da oltre due anni la Thailandia è al centro di una crisi politica che non sembrava avere sbocchi: nel settembre  2006 il colpo di mano dei militari ha decretato la cacciata dell’allora premier Thaksin Shinawatra, accusato di corruzione e in esilio a Londra. Nel gennaio 2008 è stato eletto Samak Sundaravej, leader del Partito per il potere del popolo (composto in gran parte da ex membri del Thai Rak Thai), dimessosi nel settembre scorso per aver ricevuto dei compensi per le apparizioni in una trasmissione televisiva in cui si parlava di cucina. Nel frattempo i leader dell’Alleanza popolare per la democrazia (Pad), movimento di opposizione, occupavano gli edifici governativi a Bangkok chiedendo le dimissioni dell’esecutivo, lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni. Il 17 settembre il partito di maggioranza nomina Somchai Wongsawat, scatenando nuove proteste nel Paese: egli è infatti cognato di Thaksin Shinawatra. Gli scontri più gravi si registrano il 7 ottobre: la guerra civile fra poliziotti e manifestanti anti-governativi lascia sul terreno due morti e oltre 400 feriti. Il 2 dicembre scorso la Corte costituzionale ordina lo scioglimento del People’s Power Party, il partito di maggioranza, e di altri due partiti minori che appartengono alla precedente coalizione di governo.

Abhisit Vejjajiva e il Democrat Party vantano la gran parte dei sostenitori nel sud del Paese e nella classe media della capitale; il neo premier ha stretto forti legami con l’establishment conservatore di Bangkok, l’esercito e all’interno del palazzo reale. L’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra e il disciolto Ppp riscuotono consensi nel nord del Paese e nelle aree rurali, ma restano invisi alla elite culturale e alla borghesia.

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