03/04/2013, 00.00
INDONESIA
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Aceh, la nuova bandiera richiama l'indipendenza (e spaventa Jakarta)

di Mathias Hariyadi
Tensione alle stelle fra governo centrale e amministrazione locale, che ha scelto come stendardo il vecchio simbolo del movimento separatista Gam. Dall’esecutivo “due settimane” di tempo per ottemperare alle modifiche; possibile sospensione della sharia. Il timore che la deriva indipendentista possa contagiare altre aree dell’arcipelago.

Jakarta (AsiaNews) - Continua il braccio di ferro fra il governo centrale e le autorità di Aceh, nella zona occidentale dell'arcipelago indonesiano, sulla nuova bandiera scelta per rappresentare la provincia. Secondo Jakarta lo stendardo - e il relativo stemma - fomenterebbero derive separatiste, in un'area a lungo teatro di una guerra indipendentista fra esercito nazionale e gruppi armati del Gerakan Aceh Merdeka (Gam, il Movimento di liberazione di Aceh). Dopo una battaglia trentennale con migliaia di morti, i due fronti hanno raggiunto un accordo di pace a Helsinki nel 2005 che prevede la concessione di maggiore autonomia alla regione. Tuttavia, secondo gli esperti l'esecutivo teme che una deriva "indipendentista" ad Aceh possa poi contagiare altre aree di un arcipelago formato da 17mila isole e diverse centinaia di etnie; un mosaico sul quale soffiano spinte centrifughe, alimentate dal caso di Timor Est (occupata nel 1975 e poi dichiarata indipendente nel 2002) che ha già ridato fiato ai fermenti autonomisti di Papua (a est) e Sumatra (a ovest).

Il nuovo stendardo proposto dalle autorità provinciali richiama la bandiera che per anni ha rappresentato il movimento indipendentista Gam, formato da una luna crescente e da una stella, su uno sfondo rosso con strisce orizzontali bianche, nere e bianche. In base all'accordo di pace, l'amministrazione locale è libera di "creare" propri simboli fra cui bandiere, icone e inni.

Tuttavia, per Jakarta la mossa è una forzatura ed è partita la richiesta di "modificare" il simbolo con un richiamo più "nazionalista" e rispettoso dell'unità indissolubile della patria. Il presidente Susilo Bambang Yudhoyono potrebbe in linea teorica sospendere le concessioni in materia di autonomia locale, fra cui l'applicazione di alcune norme che si rifanno alla legge islamica.

Al momento non sono state ufficializzate le possibili risposte nel caso in cui l'amministrazione di Aceh non ottemperi alle disposizioni. Ma dall'incontro di ieri fra i due fronti è partito l'ultimatum, in base al quale sono state concesse "due settimane di tempo" per modificare bandiera e simboli.

La provincia di Aceh, la più occidentale dell'arcipelago di Indonesia, nazione musulmana più popolosa al mondo, è anche l'unica in cui vige la sharia; il rispetto delle regole è inoltre assicurato dalla presenza per le strade della "polizia della morale", un corpo speciale che punisce le violazioni al costume. In passato sotto la guida del governatore Irwandy Yusuf - capo della guerriglia - vigeva una relativa calma e armonia interreligiosa fra maggioranza musulmana e "stranieri" di diverse confessioni non islamiche. Tuttavia, negli ultimi tempi la situazione è cambiata: sono iniziati gli attacchi contro le minoranze religiose, l'ala fondamentalista ha guadagnato sempre più potere e libertà di azione.

Alle elezioni dello scorso aprile ha trionfato Zaini Abdullah, anch'egli leader della guerriglia separatista GAM, a lungo in esilio in Svezia, che ha promesso lotta alla corruzione e applicazione della legge islamica (cfr. AsiaNews 18/04/2012 Zaini Abdullah, nuovo governatore di Aceh, promette più Shariah). Ed è proprio la rigida applicazione della sharia una delle condizioni poste dai ribelli indipendentisti a Jakarta per mettere fine alla guerra armata. A testimonianza della crescente tensione interreligiosa, nel recente passato l'area è stata teatro di attacchi e violenze contro le comunità cristiane, che hanno portato alla chiusura di diversi luoghi di culto (cfr. AsiaNews 07/05/2012 Minacce estremiste ad Aceh: le autorità chiudono tre chiese e AsiaNews 19/06/2012 Aceh, centinaia di estremisti islamici attaccano una casa di preghiera cristiana). 

 

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