18/12/2013, 00.00
INDONESIA
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Ulema indonesiani: Natale e Capodanno sono “haram”, non vanno festeggiati

di Mathias Hariyadi
I leader del movimento islamico di Banda Aceh si scagliano contro le prossime festività, tipiche “della cultura occidentale e romana”. La loro natura "non appartiene allo spirito dell’islam”. Avvertimenti anche ai cristiani, che devono “rispettare” la sharia, e agli hotel che non devono organizzare festeggiamenti o veglioni.

Jakarta (AsiaNews) - Il Consiglio consultivo degli ulema di Banda Aceh (Mpu), capoluogo della provincia indonesiana di Aceh, la sola in cui è in vigore la sharia, invita la comunità musulmana a non "celebrare" il Natale e Capodanno. A pochi giorni dalle festività, i leader del movimento affermano che le due ricorrenze non appartengono alla tradizione islamica, e per questo non devono essere commemorate. Un caso analogo era emerso nel 2003, quando i "guru" islamici della zona si erano rivolti alla comunità, intimando di non aderire a queste due feste "tipiche della cultura occidentale e romana". All'epoca era intervenuto di persona il presidente Abdurrahman "Gus Dur" Wahid, icona nazionale della difesa dei diritti umani e delle minoranze, che rivolgendosi ai connazionali aveva detto loro di "sentirsi liberi" di festeggiare. Da tempo gli indonesiani sono soliti celebrare il capodanno con danze, balli, suoni di tamburi, corse in moto per le vie delle città e fuochi d'artificio.

Tengku HA Karih Syeikh, capo del Mpu, ha dichiarato che "la natura delle celebrazioni per il Nuovo anno non appartiene, per spirito, all'islam". I vertici del movimento islamista si rivolgono alla comunità musulmana, chiedendo di non inviare "saluti e auguri" ai concittadini cristiani, perché "il Natale non è parte integrante della tradizione islamica". "La legge - aggiungono - è chiara: è haram (proibito, secondo la sharia)", per questo i musulmani devono anche astenersi dal partecipare a feste, celebrazioni o ricorrenze in programma nei prossimi giorni.

Gli ulema di Aceh mandano un avvertimento anche alla minoranza cristiana, chiamata a "rispettare" le norme e i dettami imposti dalla legge islamica nella provincia di Aceh. Per questo eventuali cerimonie in programma, aggiungono, "non devono disturbare o creare inconvenienti". Un dettame che vale anche per hotel, alberghi e strutture di accoglienza della zona, ai quali è di fatto imposto il divieto di organizzare festeggiamenti o veglioni. Da ultimo, essi invitano le autorità a far rispettare in modo rigoroso i dettami della legge islamica e punire con forza quanti violano le regole.

L'Indonesia, nazione musulmana più popolosa al mondo, è sempre più spesso teatro di attacchi o episodi di intolleranza contro le minoranze, siano essi cristiani, musulmani ahmadi o di altre fedi. Nella provincia di Aceh - unica nell'Arcipelago - vige la legge islamica (sharia), in seguito a un accordo di pace fra governo centrale e Movimento per la liberazione di Aceh (Gam), e in molte altre aree si fa sempre più radicale ed estrema la visione dell'islam fra i cittadini. Inoltre, alcune norme come il permesso di costruzione - il famigerato Imb - vengono sfruttate per impedire l'edificazione o mettere i sigilli a luoghi di culto, come è avvenuto nel West Java, contro la Yasmin Church.

I cattolici sono una piccola minoranza composta da circa sette milioni di persone, pari al 3% circa della popolazione. Nella sola arcidiocesi di Jakarta, i fedeli raggiungono il 3,6% della popolazione. Essi sono una parte attiva nella società e contribuiscono allo sviluppo della nazione o all'opera di aiuti durante le emergenze, come avvenuto per in occasione della devastante alluvione del gennaio scorso. La Costituzione sancisce la libertà religiosa, tuttavia la comunità è vittima di episodi di violenze e abusi. 

 

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