11/06/2008, 00.00
FILIPPINE
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Ad un anno dal rapimento di p. Bossi, Payao è cambiata

La zona da dove venne portato via il missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere, scrive un suo confratello, è cambiata. Ancora nessuna notizia dei suoi rapitori, mentre i confratelli di p. Bossi dicono no all’odio.
Manila (AsiaNews) – Ad un anno dal rapimento di p. Giancarlo Bossi, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere nelle Filippine, Payao (luogo in cui avvenne il rapimento) “è cambiato e questo, molto probabilmente, sta aiutando padre Giancarlo a pensare al futuro con minor nostalgia”. Lo scrive p. Luciano Benedetti, confratello di p. Bossi, sul blog aperto dalla comunità del Pime nelle Filippine proprio durante il sequestro.
 
Al momento, p. Bossi lavora presso la parrocchia di Maria Regina degli apostoli a Paranaque, Manila, in cui si trova sin da marzo. Il missionario del Pime, 58 anni, ha trascorso 39 giorni con i suoi rapitori, che lo avevano prelevato con la forza nei pressi di Bulawan. Una volta libero, è tornato in Italia per un periodo di riposo e di cure: ha incontrato il Papa all’agorà dei giovani di Loreto, dove ha tenuto una commovente testimonianza davanti a migliaia di ragazzi.
 
Rientrato nell'arcipelago filippino, la polizia gli ha offerto una scorta permanente, che è stata rifiutata. Il 31 marzo scorso p. Bossi è tornato nei luoghi della sua precedente missione per partecipare all’inaugurazione della nuova parrocchia di Bayog, che aveva aiutato a costruire, dedicata a San Giuseppe “padre e muratore”.
 
Ora, scrive p. Benedetti, nonostante sia passato un anno “i rapitori di padre Giancarlo non hanno ancora un volto. E questo è quello che ci ha colpiti di più durante il rapimento: dove erano finiti? Anche oggi sembrano lontani e invisibili. Tuttavia, non bisogna essere fanatici: all’odio è meglio anteporre la ragione e domandarsi se quello che ora facciamo serva a qualcosa per evitare altri rapimenti, altri delitti. Se le autorità servano a qualcosa nel controbattere la criminalità organizzata oppure ne traggono loro stesse profitto”.
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