29/05/2014, 00.00
MALAYSIA - CINA - AUSTRALIA
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Aereo scomparso, tutto da rifare: non è nella zona di oceano Indiano al centro delle ricerche

È quanto emerge dalla ricerca sottomarina, condotta da esperti australiani. La zona di impatto non coincide con l’area di rilevamento delle trasmissioni acustiche e non vi sono segni di rottami o di parti di aereo. Ira dei parenti per i mesi di ricerche inutili. In una lettera ai governi di Australia e Malaysia chiedono “risposte”. Kuala Lumpur: stiamo facendo il possibile. 


Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) - La porzione di Oceano Indiano in cui i ricercatori hanno tracciato le trasmissioni acustiche, non coincide con la zona di impatto del volo MH370, scomparso l'8 marzo scorso e (secondo la versione ufficiale) inabissatosi nell'oceano Indiano meridionale. È quanto emerge da una lunga ricerca sottomarina, condotta da un team di esperti coordinati dall'Australia con un mezzo sottomarino, e i cui risultati sono stati diffusi oggi. Fonti ufficiali della Joint Agency Coordination Centre (Jacc) riferiscono che "non vi sono segni di rottami o di parti di aereo" e, di conseguenza, la zona oggetto di ricerca "può essere ora esclusa quale zona in cui giace il relitto dell'MH370".

Decine di navi e aerei di una task-force multinazionale hanno effettuato ricerche in quell'area per circa due mesi, associando il rilevamento di segnali acustici alla scatola nera del velivolo, senza però ritrovarvi nessun detrito dell'aereo. La zona di mare era stata identificata in base a calcoli sui dati satellitari a disposizione degli investigatori, dopo che il volo Malaysia Airlines Kuala Lumpur-Pechino aveva misteriosamente virato verso sud-ovest, per cause ancora ignote.

Gli esperti della Commissione congiunta Jacc passano ora alla fase successiva della ricerca, che riguarderà un'area finora inesplorata di oceano di circa 60mila km quadrati. Il timore, in particolare dei parenti delle vittime, è che le ricerche si rivelino infruttuose e la sorte del volo MH370 resti per sempre avvolta nel mistero. A più riprese i familiari dei passeggeri, in maggioranza originari di Malaysia e Cina, hanno denunciato la propria ansia e frustrazione per la mancanza di progressi nelle ricerche e hanno accusato il governo di Kuala Lumpur di nascondere dati satellitari essenziali per il ritrovamento dell'aereo. 

Un portavoce del gruppo che riunisce i parenti delle vittime cinesi a bordo del velivolo sottolinea che "è passato molto tempo" e "non è emerso ancora nulla di certo", per questo "nutriamo molti dubbi sul fatto che i calcoli effettuati siano corretti". Altri familiari hanno inviato una lettera-denuncia di 18 pagine al premier australiano Tony Abbot e al Primo Ministro della Malaysia Najib Razak, in cui chiedono "risposte" circa le cause che hanno portato alla scomparsa del volo; finora, invece, essi hanno ricevuto solo "racconti marginali" di ciò che è successo. 

Di contro, Kuala Lumpur risponde - con un certo distacco - che sta facendo "tutto il possibile" per una situazione imprevedibile e senza precedenti nella storia. 

Il Boeing 777-200 con 239 persone a bordo, di cui 12 membri dell'equipaggio, è sparito l'8 marzo scorso mentre sorvolava il mare a sud del Vietnam. A bordo, secondo la lista passeggeri, soprattutto cinesi (153), 38 malesi, 12 indonesiani, ma anche australiani, europei e americani. La Malaysia Airlines è considerata una compagnia di ottima qualità, che poteva vantare quasi quattro decenni senza incidenti gravi: il peggiore risale al 1977, quando morirono 100 persone. Negli ultimi anni, l'azienda ha però iniziato a inanellare perdite di bilancio a causa della competizione portata dal settore delle compagnie low-cost, tra cui la connazionale Air Asia. Ogni giorno essa trasporta fino a 37mila passeggeri in 80 destinazioni nel mondo. Nei giorni scorsi ha fatto registrare un nuovo incidente, quando un velivolo - decollato a Kuala Lumpur e diretto a Seoul - ha compiuto un atterraggio di emergenza a Hong Kong per un guasto al generatore elettrico principale.

 

 

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