10/08/2011, 00.00
CINA
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Ai Weiwei: Non si può fermare la lotta per i diritti in Cina

In una sorprendente intervista pubblicata sul Global Times – organo ufficiale del Partito comunista – l’artista dissidente dichiara di “voler continuare a combattere” contro le ingiustizie. Ma aggiunge: “Non serve a nulla rovesciare il regime. Bisogna riformarlo”.
Pechino (AsiaNews) - L’artista cinese Ai Weiwei, liberato in giugno dopo quasi tre mesi di detenzione, ha dichiarato che “non smetterà di lottare contro l’ingiustizia” e che “non si può fermare la lotta per i diritti” da parte della popolazione cinese. Le dichiarazioni sono state rilasciate nel corso di un’intervista di circa 6 ore con il Global Times, l’organo internazionale ufficiale del Partito comunista cinese. Questa apertura è stata ben mascherata dal regime, che l’ha usata per legittimarsi.

Nell’intervista l’artista - indagato per evasione fiscale e rilasciato su cauzione - prosegue: “Non eviterò mai la politica, nessuno può farlo, viviamo in una società politicizzata... Se non difendi i tuoi diritti vuol dire che hai rinunciato ad esercitarli. Certamente uno avrebbe una vita più facile se rinunciasse ad alcuni diritti. Ma ci sono tante ingiustizie... Io non smetterò di combatterle”.

Tuttavia, il giornale apre – anche l’edizione internet – con un’altra dichiarazione: “Rovesciare il regime cinese non è una strada percorribile. Quello che serve alla Cina è un piano di riforme del sistema politico e scientifico che sia democratico”. Inoltre, secondo il redattore l’artista “si è rifiutato” di parlare della sua detenzione.

Al momento della liberazione, il dissidente si era impegnato a non rilasciare interviste e a non intervenire su Twitter, il sito di comunicazione sociale sul quale ha migliaia di seguaci. Nei giorni scorsi, Ai Weiwei ha invece ripreso a pubblicare su Twitter messaggi fortemente critici verso il governo di Pechino, denunciando torture subite dai suoi collaboratori in prigione. Ai ha aggiunto che la Cina sta vivendo un “ottimo periodo” per la diffusione di Internet che, ha sottolineato, “ha reso possibile l’impossibile”.
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