21/08/2006, 00.00
IRAQ
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Al via il secondo processo a Saddam, che rifiuta di nuovo l'autorità del tribunale

Si è aperto oggi a Baghdad il processo all'ex raìs e a sei gerarchi del regime baathista per lo sterminio dei curdi. L'ex presidente iracheno rifiuta di dichiarare il suo nome come pure "Ali il chimico"; entrambi rischiano la pena di morte per genocidio.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) – L'ex dittatore iracheno Saddam Hussein ha rifiutato oggi di dichiarare il suo nome davanti al tribunale speciale che giudicherà lui e altri sei gerarchi del suo regime per il massacro di migliaia di curdi perpetrato nel 1988 nel quadro di una campagna di genocidio. Come nel primo processo a suo carico a Baghdad, Saddam ha subito messo in discussione la legittimità del tribunale speciale. "Lei è qui nel nome degli occupanti, non nel nome dell'Iraq", ha replicato Saddam al giudice Abdullah Ali al-Aloosh, che gli chiedeva di identificarsi, "il mio nome è noto agli iracheni e al mondo".

Saddam ha anche rifiutato di dichiararsi colpevole o innocente. Il giudice al-Aloosh ha quindi fatto mettere a verbale una dichiarazione di innocenza, come pure per l'altro imputato, il cugino dell'ex rais, Ali Hassan al- Majid, meglio conosciuto come "Ali il chimico". Majid, infatti, entrato in aula camminando con un bastone, ha detto che sarebbe rimasto in silenzio.

I sette imputati sono accusati del massacro di decine di migliaia di curdi durante l'operazione di repressione "Anfal" (Bottino di guerra, dal titolo di una sura del Corano). Dal processo è escluso l'episodio più terribile di Anfal, il bombardamento chimico di Halabja, in cui morirono 5 mila civili, e che sarà giudicato in altra sede ancora da stabilire. Saddam e Majid sono gli unici imputati per i quali è stata formulata anche l'accusa di genocidio, crimine per cui rischiano la pena di morte.

Secondo il procuratore capo Jaafar al-Moussawi, il deposto regime baathista fece ricorso ad armi di sterminio, in particolare gas mostarda e nervino, e a bombardamenti aerei per colpire i curdi. Inoltre anziani, donne e bambini furono deportati in campi di prigionia, "non perchè avessero commesso reati ma perchè erano curdi" ha aggiunto Moussawi.

Saddam e gli altri sei gerarchi potrebbero giustificare la campagna di repressione con il fatto che i ribelli curdi e i loro leader erano colpevoli di tradimento per aver formato un'alleanza con l'acerrimo nemico iraniano.

Come nel processo per Dujail, in aula verranno sentiti testimoni del massacro. Per la prima volta la  pubblica accusa si avvarrà, però, anche di dati forniti dagli esperti che hanno esaminato le fosse comuni in cui furono sepolti i cadaveri.

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