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  • » 04/11/2016, 13.56

    SIRIA - RUSSIA - TURCHIA

    Aleppo, la “pausa umanitaria”. Mosca prepara la battaglia finale per “unificare” la città



    Fino alle 19 aperti otto corridoi umanitari voluti da Siria e Russia per favorire l’evacuazione del settore orientale. I gruppi combattenti hanno respinto la proposta. Falliti i negoziati di pace, Mosca si prepara a lanciare l’assalto per il controllo completo di Aleppo. Alcune fonti parlano dell’8 novembre, in concomitanza con le presidenziali americane. 

     

    Aleppo (AsiaNews) - Oggi ad Aleppo è in vigore una “pausa umanitaria” dai combattimenti, la seconda in meno di un mese dichiarata dalla Russia, per permettere ai civili e ai miliziani (armati) di abbandonare il settore orientale della metropoli del nord della Siria. Una offerta respinta dai miliziani di al Nusra (ex al Qaeda) e altri gruppi combattenti, che assicurano una controffensiva nei prossimi giorni per rompere l’assedio di Mosca e Damasco. 

    La mini-tregua nei combattimenti ha sollevato anche le critiche delle Nazioni Unite, secondo cui “le operazioni umanitarie [di evacuazione] non possono essere subordinate a iniziative politiche o militari”. Del resto anche in occasione della precedente pausa di ottobre solo uno sparuto gruppo di civili è riuscito a fuggire dal settore orientale e lo stesso piano allestito dall’Onu per favorire l’esodo è saltato per motivi di sicurezza. 

    Intanto in città si continua a morire: 12 le vittime (ma secondo alcune fonti sono 15, fra cui quattro bambini)per il lancio di razzi sui quartieri occidentali di Aleppo da parte delle milizie ribelli e jihadiste. L’escalation militare sembra ormai imminente, con il governo sempre più determinato - con l’aiuto di Mosca - a riconquistare i distretti da anni in mano a ribelli, estremisti e oppositori. 

    Il mondo è “atterrito” dai morti di Aleppo est e “lo siamo anche noi. Sono nostri fratelli, tenuti in ostaggio e usati come scudi umani dai terroristi islamici”. Tuttavia, chiediamo perché “il mondo non si scandalizza allo stesso modo per le nostre vittime civili, i nostri bambini, anziani, donne, per la nostra gioventù che combatte e che muore qui ad Aleppo ovest sotto i missili carichi di veleni e gas”. A denunciare questa disparità di trattamento per le vittime nella ex capitale economica e commerciale della Siria è un giornalista armeno di  Gandzasar, l’unico quotidiano cristiano che continua a essere pubblicato ad Aleppo ovest, nonostante tutte le difficoltà. “Perché ci considerano - prosegue il cronista - vittime di seconda classe?”. 

    La battaglia per la liberazione di Aleppo, che doveva avvenire in concomitanza con quella lanciata a Mosul, ritarda. L’ultimo cessate il fuoco umanitario non ha dato i frutti auspicati ed è stato violato dal gruppo di al Nusra (ex-Qaeda) che ha respinto la richiesta turca - su invito della Russia - di far uscire i propri combattenti da Aleppo est.

    Secondo quanto dichiarato dagli stessi organi di al Nusra, richieste come quella turca “non sono vincolanti, ma solo formali e avvenute senza pressione alcuna”. Insomma, una sorta di proforma per accontentare Mosca senza però garantire loro alcun risultato. Così, gli abitanti di Aleppo est non hanno potuto usufruire degli otto corridoi umanitari tuttora aperti (sei dei quali riservati ai civili) per uscire dalla città. Vie di fuga bloccate con la forza e la minaccia dai miliziani, che hanno promesso la morte a chiunque cerchi di abbandonare questa parte della città. 

    Intanto da 16 giorni l’aviazione militare russa non compie voli nei cieli di Aleppo est per mostrare, secondo affermazioni ufficiali di Mosca, prove concrete di buone intenzioni agli Stati Uniti e permettere a Washington di definire la lista dei terroristi da combattere o far evacuare. Una lista che permette anche di distinguere gli estremisti dagli “oppositori moderati”. 

    Il silenzio di Washington al riguardo esaurisce la pazienza russa, che ha iniziato a parlare del rinvio sine die di ogni possibilità di risolvere la crisi ad Aleppo attraverso i colloqui di pace. Questo fa prevedere che Mosca abbia ormai deciso di lanciare la battaglia finale per la “riunificazione di Aleppo”, senza dover aspettare oltremisura i tempi e i calcoli di nessun altro alleato.

    In quella che sembra essere l’ultima chance offerta dalla Russia prima del grande attacco, Mosca ha decretato un nuovo cessate il fuoco per oggi dalle ore 9 alle 19 invitando gli uomini armati di al Nusra (ex Al Qaeda) ad uscire dalla città attraverso due corridoi lasciati liberi. A costoro il Cremlino ha assicurato a nome proprio e del governo siriano la loro “incolumità” durante le operazioni. Fonti jihadisti di Aleppo est, rilanciate dalla Reuters, hanno fatto sapere che “la richiesta russa è già stata respinta”.

    Personalità di Aleppo est contattate da AsiaNews parlano di scontri in atto fra le varie fazioni jihadiste: lo scontro vedrebbe opposti da una parte il movimento di Nur Eddin al Zenki e al Nusra, dall’altra il Tajamoe fastakem kama Umert (Sii giusto come sei stato ordinato, ndr). Lo scontro in atto ha causato sinora la morte di 26 combattenti jihadisti su entrambi i fronti, fra i quali Ahmad Sabra - meglio noto con l’alias Abu Adel - uno dei capi del movimento di al Zenki, gruppo creato e sostenuto dalla Turchia.

    Da mezzogiorno di oggi sono in corso trattative condotte dal responsabile dell’Esercito Siriano Libero (Fsa) Abu Yassin, per riportare la pace fra le varie frazioni jihadiste all’interno di Aleppo est. Dal canto suo Washington - i cui più stretti alleati nella lotta contro Daesh ad Aleppo e Raqqa, curdi e turchi, risultano divisi e antagonisti fra loro - ha deciso di rinviare una consegna di armi richiesta delle Unità di protezione popolare (Ypg), l’alleato curdo-siriano. Il governo statunitense ha giustificato la decisione affermando che la battaglia dovrebbe iniziare dalle periferie e le armi ora in possesso dei curdi “sono più che sufficienti per compiere le operazioni”.

    La Turchia, che attraverso un colloquio telefonico fra il presidente Erdogan e Obama aveva chiesto l’esclusione dei curdi dalla guerra contro Daesh a Raqqa e Aleppo, ha ottenuto secondo molte fonti concordanti una risposta secca e chiara da Washington. Per gli Stati Uniti le decisioni erano state ormai prese e Ankara poteva decidere se “partecipare alla guerra secondo le condizioni esistenti, ossia con la presenza dei curdi, oppure tenersi in disparte”.

    Resta l’incognita di al Bab, che Erdogan ha dichiarato di volere occupare con mano miliare e arrivare fino a Membej, da dove i combattenti del sedicente “Califfato Islamico” sono stati cacciati dai curdi. Un proposito, quello turco, accolto da moniti durissimi di Siria e Russia che considerano al Bab una linea rossa e off-limits per le truppe di Ankara.

    Stamane Damasco ha fatto sapere di aver completato tutti i preparativi e di essere pronta a dare l’inizio alla battaglia per la liberazione di al Bab, strappandola alle milizie di Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico] in qualsiasi momento. Tutto questo, mentre al confine fra Siria e Turchia sono stati avvistati nuovi carri armati, in un’esibizione di muscoli e di forza da parte di Ankara che però non sembra voler andare oltre.

    Intanto Damasco trova un nuovo alleato in Hashd el Shaabi (L’arruolamento Popolare), la milizia paramilitare irakena composta in prevalenza da sciiti, ma che annovera anche sunniti, curdi e cristiani. I suoi vertici hanno dichiarato di voler chiudere la via di fuga da Mosul in direzione ovest ai jihadisti di Daesh, che cercano rifugio in Siria. “Una volta liberato l’Iraq dalla loro presenza - proseguono i miliziani - siamo pronti a seguirli perfino all’interno del territorio siriano fino a Raqqa, fino alla loro eliminazione totale”.

    Nel frattempo, la Russia ha completato tutti i preparativi della battaglia finale, con l’arrivo nelle calde acque del Mediterraneo siriano di nuove flotte navali sofisticate. Fonti bene informate in città riferiscono che lo scontro conclusivo per “unificare Aleppo” è previsto per l’8 novembre, in piene elezioni presidenziali statunitensi. Così da mettere il nuovo/a inquilino/a della Casa Bianca davanti al fatto compiuto.(PB)

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