09/11/2010, 00.00
CINA - STATI UNITI
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Alla vigilia del G20, cresce la tensione fra Cina e Stati Uniti

La Cina critica la politica monetaria Usa, che ritiene possa creare inflazione e non risolve i problemi interni americani. Ma propone pure di istituire un cambio “stabile” per il dollaro, quale valuta di riferimento mondiale. Dall’economia al settore militare, negli ultimi mesi è cresciuto il conflitto tra i 2 Paesi.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Secondo Pechino, il nuovo piano di acquisto di titoli da 600 miliardi di dollari, lanciato dalla Fed, può aumentare l’inflazione mondiale. Esso costituisce un modo di coprire i debiti del bilancio Usa creando altri debiti ed è un modo per un controllo indiretto del tasso di cambio del dollaro. Le accuse cinesi a Washington avvengono subito prima del summit dei Paesi G 20 che inizia l’11 novembre a Seoul. Peraltro altre autorità cinesi propongono di istituire un cambio “rigido” per il dollaro, in riconoscimento del suo ruolo di valuta di riferimento e di scambio mondiale.

Il vicegovernatore della  Banca Centrale di Cina, Ma Delun, nel corso di un Forum internazionale finanziario a Pechino, ha espresso oggi “preoccupazione” che il programma Usa “aggiunga rischi alla difficoltà economica globale, metta pressione sui mercati in via di sviluppo per aggiustare la loro bilancia internazionale dei pagamenti e aiuti la formazione di bolle speculative”.

Zhu Guangyao, viceministro cinese alle Finanze, ha osservato che “gli Stati Uniti non prendono in considerazione gli effetti dell’eccessiva liquidità sulle economie dei mercati emergenti”, anche perché oggi “i mercati finanziari non soffrono la mancanza di capitali, ma la mancanza di fiducia nell’economia globale”.

L’incontro G 20 è molto atteso dal mondo economico mondiale, che spera che le 20 maggiori economie mondiali mantengano lo spirito di collaborazione già mostrato nel momento peggiore della crisi finanziaria nel 2008. Il timore diffuso è che prevalgano invece gli interessi nazionali, specie per i crescenti contrasti di interessi tra le economie avanzate e quelle emergenti.

Si discuterà un programma per una equilibrata crescita mondiale, che prevede che i Paesi in forte attivo, come la Cina, incrementino soprattutto il consumo interno. Mentre i Paesi grandi consumatori e importatori, come gli Stati Uniti, dovrebbero favorire il risparmio e gli investimenti.

Molti Paesi chiedono che si fissino obiettivi numerici precisi, ma appare difficile che le maggiori economie, come Usa e Cina, accettino simili obblighi. Il ministro giapponese alle Finanze, Yoshihiko Noda, si attende piuttosto impegni di massima che lascino ai ministri delle Finanze ampia scelta su come applicare la politica comune.

Intanto Dai Xianglong, presidente del Fondo per la Sicurezza Sociale del Consiglio Nazionale di Cina ed ex governatore della Banca Centrale, ha proposto oggi di istituire una fascia di oscillazione per il cambio del dollaro Usa, in considerazione della sua importanza mondiale come valuta di riferimento e di scambio. Ha osservato che il mondo ha bisogno di un dollaro stabile e che si potrebbe farlo diventare non solo una moneta nazionale ma “la principale valuta mondiale di riserva”.

Da giugno il dollaro ha perso il 13% rispetto a un indice di riferimento formato da 6 maggiori valute di altri Paesi. Variazione che incide sul mercato mondiale e che preoccupa anzitutto la Cina, che ha ampie riserve valutarie in dollari. Le economie dei 2 Paesi sono collegate più di altre e Zhang Ping, capo della Commissione per la Riforma e lo Sviluppo Nazionale, ritiene che la debolezza e l’eccessiva liquidità del dollaro spingano su i prezzi in Cina provocando “un’inflazione importata”.

I rapporti tra i 2 Paesi si stanno evolvendo, negli ultimi mesi, in un progressivo contrasto internazionale e militare. Ad agosto la portaerei Usa George Washington ha compiuto esercitazioni navali congiunte con l’ex nemico Vietnam nel Mar Cinese Meridionale. Hanoi, già grande alleato della Cina, ha ora con essa dispute territoriali per alcuni piccoli arcipelaghi ricchi di pesce e di energia. Pechino vuole risolvere simili questioni in via diretta, confidando nella maggiore forza militare ed economica rispetto alla controparte. Ma gli Usa stanno intervenendo in simili questioni, contrastando il dominio cinese nel Pacifico asiatico. L’amministrazione Obama sta trattando un accordo nucleare con il Vietnam, ha rafforzato i rapporti militari con l’Indonesia come pure con la Corea del Sud, ha aumentato gli scambi commerciali con l’India.

Da parte sua Pechino da anni è attiva nell’America del Sud, concludendo importanti accordi commerciali con vari Paesi, specie quelli critici verso gli Usa. Inoltre rafforza di continuo la sua presenza nel Mar Cinese Meridionale, da essa considerata una specie di "lago cinese".

Esperti osservano comunque che questo dualismo appare sempre più limitato ad alcuni ambiti e non esclude i loro crescenti rapporti economici.

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