21 Luglio 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  •    - Arabia Saudita
  •    - Bahrain
  •    - Emirati Arabi Uniti
  •    - Giordania
  •    - Iran
  •    - Iraq
  •    - Israele
  •    - Kuwait
  •    - Libano
  •    - Oman
  •    - Palestina
  •    - Qatar
  •    - Siria
  •    - Turchia
  •    - Yemen
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 15/01/2015, 00.00

    IRAQ

    Alqosh: una Chiesa di frontiera, più forte della minaccia dello Stato islamico

    Dario Salvi

    P. Joseph, superiore generale “pro tempore” del monastero di Nostra Signora delle Messi, racconta la vita di una comunità cristiana “di frontiera”. La cittadina ha accolto un centinaio di profughi; ogni giorno si combatte contro “la paura” di un attacco del Califfato. Nel presepe le foto di mons. Rahho e p. Ganni, per ricordare il loro “martirio”. Ma la volontà è quella di restare.

    Alqosh (AsiaNews) - Una "Chiesa di confine" a pochi chilometri dal muro che separa i territori controllati dai Peshmerga curdi dai primi bastioni dello Stato islamico; una terra di frontiera, sulla quale pende la minaccia costante del Califfato, capace di conquistare ampie porzioni di Siria e Iraq; una cittadina composta in larghissima maggioranza da cristiani, che ogni giorno devono "fare i conti con la paura", anche se "la volontà è di restare qui". Così p. Joseph Abdel Sater, dell'Ordine antoniano maronita, descrive la realtà quotidiana di Alqosh, cittadina della piana di Ninive resa celebre dal monastero di sant'Ormisda, incastonato sulla montagna che domina la vallata, dove a inizio '500 i cristiani irakeni maturarono il ricongiungimento con Roma. "Il nostro motto - racconta ad AsiaNews - è non abbiate paura perché io ho vinto il mondo. Qui non bisogna avere paura, non bisogna temere ciò che può uccidere il corpo". 

    Libanese maronita nato nel dicembre del 1957, studi alla Pontificia università San Tommaso d'Aquino a Roma, oggi il monaco è delegato apostolico al monastero di Nostra Signora delle Messi ad Alqosh, appartenente all'Ordine antoniano di Sant'Ormisda dei Caldei. Esercita la funzione "pro tempore" di superiore generale, in attesa che l'ordine ne elegga uno proprio nel prossimo capitolo. "Ho iniziato nel 2012 e l'incarico dura cinque anni" racconta, ma non mancano le occasioni per rispondere agli inviti di mons. Rabban al Qas, vescovo di Duhok, e di mons. Amel Nona, arcivescovo di Mosul, "per partecipare a ritiri spirituali di sacerdoti, a incontri e conferenze". Tuttavia, aggiunge, "cerco di non spostarmi molto, perché qui al monastero c'è molto da fare". 

    "La nostra è una chiesa di confine con lo Stato islamico" prosegue p. Joseph, nato e cresciuto in una famiglia numerosa - sei figli, cinque maschi e una femmina - e dalla salda fede cattolica. Il motto, aggiunge, è "non avere timore di quello che può uccidere il corpo", perché "la nostra volontà è di restare qui: se anche i monaci scappano, chi resta a prendersi cura dei fedeli?". 

    Alqosh è una storica cittadina del governatorato di Ninive, nel Kurdistan irakeno; situata circa 50 km a nord di Mosul, la roccaforte dei jihadisti, essa costituisce uno dei principali centri della tradizione cristiana assiro-caldea. A circa 3 km dal centro, inerpicato sulle montagne che dominano la città, sorge il secolare monastero di Rabban Ormisda, sede dei patriarchi nestoriani dal 1551 al 1804. Nel tempo la struttura originaria, troppo esposta ad attacchi e assalti dall'esterno, oltre che simbolo di un periodo travagliato della Chiesa locale, è stata sostituita dal nuovo monastero di Nostra Signora delle Messi, poco fuori la città. Oggi è abitato da un gruppo di monaci, che hanno aperto le porte a orfani e giovani profughi, rimasti senza famiglia a causa delle violenze islamiste. 

    Anche Alqosh, come molte altre cittadine e villaggi del Kurdistan irakeno, ha accolto un numero consistente di rifugiati. "Questo è un villaggio cristiano, non ci sono musulmani. Nella nostra scuola abbiamo accolto alcune famiglie, altre sono sparse per la città; vi sono 13 famiglie di profughi, un centinaio di persone in tutto" racconta p. Jospeh, mentre  ci apre le porte della chiesa del monastero. Al suo interno è stato realizzato un "presepe originale - racconta - realizzato su una cartina geografica dell'Iraq, con i colori nero, rosso e bianco; il Cristo viene da est, è la luce del mondo, che illumina e santifica il sangue (il rosso della bandiera irakena) versato dai nostri martiri".

    Difatti in una zona ben definita del presepe campeggiano le fotografie di due grandi martiri della storia recente del cristianesimo in Iraq: p. Ragheed Ganni, ucciso da estremisti islamici nel giugno 2007, e mons. Paul Faraj Rahho, deceduto nel corso di un sequestro nel marzo dell'anno successivo.  "Qui in Iraq la Nuova evangelizzazione è essere pronti al martirio" afferma, anche se l'obiettivo primario resta quello di "far rimanere qui i cristiani, fermare l'ondata migratoria, un dissanguamento" che non sembra avere fine. Per questo, aggiunge, "bisogna pensare a una strategia" e "la Chiesa in prima persona può e si deve occupare di questo". 

    Prima di salutarci, p. Joseph indica la grande croce di 6 metri di altezza che i cristiani della città hanno eretto sulle pendici della montagna; un simbolo che afferma, una volta di più, il coraggio e la determinazione di questa comunità nel fronteggiare e superare le insidie. Oggi lo Stato islamico come le persecuzioni del passato. "Possiamo scegliere fra la logica umana e la grazia divina: secondo la prima, dovremmo andare via. Ma se crediamo nella grazia - conclude il monaco - bisogna avere fede nella parola di Dio. Gesù ci ha amato fino alla croce, noi siamo qui per questo, per mantenere vivo il sangue dei primi martiri cristiani, che hanno innaffiato questa terra". 

     

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    12/01/2015 IRAQ
    Sacerdote irakeno: Lo Stato islamico ha distrutto la fiducia dei cristiani nei musulmani
    P. Youhanna Issa lavora con centinaia di profughi fuggiti da Mosul e accolti ad Aqra. L’inverno acuisce l’emergenza, fra case fatiscenti e mancanza di cibo. L’incertezza sul futuro alimenta il desiderio di espatriare. Furti, ruberie e violenze hanno minato i rapporti coi musulmani. L’opera “fondamentale” della Chiesa, per una crisi “destinata a durare”.

    08/01/2015 IRAQ
    Da Erbil a Duhok, viaggio nel Kurdistan irakeno fra mire autonomiste e derive islamiste
    Un percorso che attraversa antiche divisioni e nasconde nuove contraddizioni. Una realtà in espansione economica e sociale, che vuole affrancarsi da Baghdad ma deve guardarsi dalle infiltrazioni estremiste. Polizia e check-point ricordano che, a poche decine di chilometri, incombe la minaccia dello Stato islamico.

    09/01/2015 IRAQ
    Rami, profugo a Erbil: "Non possiamo fuggire, il futuro dei cristiani è in Iraq"
    Originario di Karamles, all'arrivo dello Stato islamico il giovane fuggito con la famiglia. Ora è ospite di un campo profughi, dove promuove attività per i bambini. In molti, anche fra amici e conoscenti, sono emigrati all'estero; ma "le nostre radici, la nostra vita, il nostro futuro sono in Iraq".

    07/08/2015 IRAQ
    Mar Sako: ad un anno dalla tragedia di Mosul, solo unità e riconciliazione salveranno l’Iraq
    Nel primo anniversario del grande esodo dalla piana di Ninive, il patriarca caldeo invia una lettera appello al governo e al Parlamento. Egli denuncia le difficili condizioni in cui vivono ancora oggi cristiani e yazidi, e le migliaia di morti fra i musulmani. La pace unica risposta alla violenza dei gruppi estremisti che “sfruttano la religione”.

    05/08/2015 IRAQ
    Vescovo curdo: raid aerei turchi nuova minaccia per i cristiani fuggiti dallo Stato islamico
    Mons. Rabban al Qas, vescovo di Duhok, afferma che gli attacchi dei caccia di Ankara “cominciano a fare paura”. Le bombe provocano danni e vittime, i timori alimentano “il desiderio di fuga”. Intanto i profughi della piana di Ninive cercano di ricostruirsi una vita, con una casa e un lavoro. Nel fine settimana 50 bambini della diocesi riceveranno la prima comunione.



    In evidenza

    CINA
    Liu Xiaobo: una fiaccola che illumina la civiltà umana



    La testimonianza del grande dissidente non violento, lasciato morire di cancro, è il più alto contributo all’umanità negli ultimi (sterili) 500 anni di storia cinese. Il ricordo di Liu (e di sua moglie) da parte di un sacerdote del nord della Cina.


    INDIA
    Goa: croci distrutte, cimitero dissacrato. Mons. Neri Ferrao: colpa dell’odio religioso



    Le croci sono state lasciate infrante ai margini della strada. Nel cimitero di Guardian Angel Church danneggiate 28 nicchie, cinque croci di legno e nove in granito, 16 tombe e la grande croce all’ingresso. Sajan K George: “Durante un raduno di indù, un fondamentalista ha detto che tutti quelli che mangiano la vacca devono essere impiccati”.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®