10/10/2008, 00.00
VIETNAM
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Amnesty International: l’Onu si occupi di quanto accade a Hanoi

Un rapporto dell’organizzazione chiede al governo vietnamita di rispettare gli impegni presi in materia di diritti civili e politici e di porre fine ad intimidazioni, violenze, arresti, campagne di stampa e discriminazioni contro i cattolici.
Londra (AsiaNews) – Le Nazioni Unite si occupino di quanto sta accadendo in Vietnam, lo visiti il relatore speciale sul diritto di opinione e di espressione. Lo chiede Amnesty International a conclusione di un lungo rapporto nel quale esamina il comportamento delle autorità di Hanoi nei confronti di “pacifici manifestanti” cattolici. Nel documento si ricostruiscono le vicende relative al complesso della ex delegazione apostolica e del terreno di Thai Ha ed in particolare all’atteggiamento tenuto dal governo di fronte alla richiesta dei cattolici di avere la restituzione dei loro beni, atteggiamento fatto di intimidazioni, violenze, arresti, violazioni della libertà di pensiero e di religione, campagne di stampa, discriminazioni.
 
“Il governo vietnamita – scrive Amnesty, in una nota diffusa ieri a Londra - deve mettere fine a intimidazioni e attacchi contro i cattolici ed assicurare protezione contro le violenze di gruppi sponsorizzati dallo Stato”. Nel suo rapporto, l’organizzazione ricostruisce le vicende che dallo scorso dicembre vedono i fedeli appoggiare con pacifiche veglie di preghiera le richieste dell’arcivescovato di Hanoi e dei Redentoristi di Thai Ha. Dopo un periodo nel quale è sembrato prevalere il dialogo – a febbraio il governo parlò di un graduale ritorno dei beni alla Chiesa - da agosto le autorità hanno scelto la linea dura.
 
Ai toni minacciosi del Comitato del popolo (il municipio), sono seguite le violenze:“a settembre la polizia ha ferito a bastonate diverse persone e 20 sono finite in ospedale. Almeno otto persone sono state arrestate”. “Amnesty International ritiene che altre corrano lo stesso rischio: “negli ultimi giorni, la polizia ha incrementato gli sforzi per intimidire coloro che protestano e li sta convocando per interrogare sia i parrocchiani che i responsabili delle chiese”. Agli imputati “si contesta la violazione degli articoli 143 e 245 del Codice penale. Entrambi i reati prevedono un massimo di sette anni di prigione”. In particolare per ciò che riguarda quest’ultimo articolo del Codice, che parla di “causare pubblico disordine”, l’organizzazione ricorda di aver “ripetutamente espresso preoccupazioni sulla vaga formulazione dell’articolo, perché non ottempera gli standard internazionali ed è continuamente usato per criminalizzare libertà di espressione e pacifiche assemblee”.
 
Amnesty International ritiene inoltre che possano essere arrestati anche “i sacerdoti della parrocchia di Thai Ha, l’arcivescovo di Hanoi e centinaia di cattolici delle aree rurali, che si sono uniti alle manifestazioni”. D’altro canto, “le autorità hanno pubblicamente minacciato i leader della Chiesa di azioni legali se non cesseranno quelle che essi hanno definito attività religiose illegali”.
 
Gli organizzatori delle manifestazioni “hanno ricevuto minacce di violenze. In un caso, funzionari di polizia in una provincia del nord si sono recati dai familiari di un giornalista che segue le manifestazioni. Un funzionari ha minacciato i genitori che loro figlio potrebbe essere ucciso se non smette di occuparsi delle proteste”.
 
I media, “sotto stretto controllo” governativo “hanno pubblicato numerosi articoli in una crescente campagna di discredito dei leader cattolici di Hanoi”. “Sono stati descritti traditori ed antivietnamiti e l’arcivescovo è stato accusato di distorcere la verità, diffamare le autorità, rifiutarsi di obbedire ala legge e sfidare lo Stato”. “Amnesty International ritiene che questa campagna può alimentare ulteriori violenti attacchi”.
  
Violenze che sono state compiute da “giovani bulli”, “bande che appaiono essere spalleggiate dalla polizia e da funzionari delle autorità locali”. “I media statali non hanno riferito delle loro violenze, intimidazioni e molestie”. Il rapporto indica alcuni episodi, come l’assalto di centinaia di “giovani bulli”, “alcuni dei quali con magliette con la scritta ‘Lega dei giovani comunisti’” contro i fedeli di Thai Ha, il 31 agosto e il 25 settembreLa polizia, “sempre presente” nei luoghi, “in nessun caso ha tentato di intervenire per proteggere i manifestanti sotto attacco”.
 
Il rapporto parla anche di “crescenti” intimidazioni contro i cattolici e riferisce di “studenti sempre più timorosi di parlare della loro fede a scuola o nelle università, dove emergono vicende di prevaricazioni ed espulsioni”. “Un gruppo di studenti cattolici ha riferito in parrocchia che il 4 e 5 ottobre, un preside di università ha detto che se continueranno a partecipare alle attività della parrocchia di Thai Ha saranno espulsi”. “Numerosi sono i resoconti simili”.
 
A conclusione del rapporto, Amnesty International ricorda al Vietnam di aver sottoscritto l’accordo per i diritti civili e politici e chiede al governo di Hanoi di: “proteggere i diritti di libertà di espressione, di riunirsi pacificamente e la libertà di religione senza discriminazioni”; “rilasciare immediatamente ed incondizionatamente coloro che sono stati arrestati per aver espresso pacificamente le loro opinioni”; “abolire le illegali restrizioni ai diritti di riunirsi pacificamente, di libertà di espressione e di libertà di religione ed in particolare di riformare quanto previsto nel Codice penale del 1999 in materia di sicurezza nazionale”; “assicurare che non si manifesti un clima di impunità per ciò che riguarda gli attacchi contro i cattolici, procedendo ad inchieste imparziali su tutti gli attacchi e gli atti di intimidazione da parte di funzionari di polizia, compreso l’eccessivo uso della forza contro pacifici fedeli cattolici, e di ‘giovani bulli’ sponsorizzati dallo Stato e di sottoporre i responsabili a processi compatibili con gli standard internazionali”.
 
 
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