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» 04/03/2004 15:14
turchia
Ancora lungo e in salita il cammino verso la libertà religiosa

Ankara (AsiaNews) – Secondo il Rapporto annuale sui Diritti Umani nel mondo pubblicato lo scorso 25 febbraio dal Dipartimento di Stato americano, in Turchia persistono ancora persecuzioni, restrizioni e discriminazioni verso le minoranze religiose e limitazioni alla libertà di espressione religiosa. La libertà religiosa, all'interno della più ampia questione dei diritti umani, è uno dei nodi che Ankara deve sciogliere per spianarsi la strada verso l'ingresso nell'UE.

Nel novembre 2003, Guenter Verheugen, commissario UE per l'allargamento, ha presentato un documento sui progressi ottenuti dalla Turchia verso l'adesione. È un parere importante perché è l'ultimo prima del vertice europeo del prossimo ottobre, quando la Commissione dovrà dire se la Turchia rispetta in pieno i "criteri di Copenaghen" fissati nel 1993. Essi prevedono verifiche su stabilità istituzionale, democrazia, Stato di diritto, diritti umani, tutela delle minoranze. In caso affermativo, nel dicembre 2004, il Consiglio Europeo dovrà decidere se avviare i negoziati con la Turchia per l'ingresso nell'UE. 

Nel documento, si riconoscono gli importanti passi avanti che la Turchia ha fatto nella democrazia, soprattutto sul fronte legislativo, ma si registra anche che il paese non rispetta ancora in pieno i "criteri di Copenaghen". Uno dei più grandi problemi evidenziati è la riforma del sistema legislativo, che deve adeguarsi a quello degli altri paesi UE, e soprattutto la sua applicazione pratica. Lo stesso ministro della giustizia turco Cicek ha ammesso che permangono ancora violazioni dei diritti umani nel paese e che, pur essendo state approvate le leggi richieste, è molto difficile la loro applicazione pratica.

Sulla libertà religiosa, il documento dice che essa è ancora soggetta a gravi restrizioni rispetto agli standard europei: religiosi ed ecclesiastici non hanno personalità giuridica e non possono ricevere istruzione e formazione religiosa; le comunità religiose non hanno diritti di proprietà; è vietato alle donne musulmane portare il velo in uffici pubblici, scuole e università.

La Costituzione turca definisce il paese "Stato di diritto, democratico, laico e sociale, che rispetta i diritti dell'uomo", assicurando l'uguaglianza di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione di fede, e la libertà religiosa. Stabilisce infatti che "nessuno può essere costretto a pregare o a partecipare a riti o a cerimonie religiose, oppure a divulgare le proprie credenze o convinzioni religiose"e che "nessuno sarà criticato o incriminato per le sue credenze o convinzioni religiose". L'appartenenza religiosa risulta nelle carta d'identità e non ci sono proibizioni legali alle conversioni religiose.

Nonostante lo stato si definisca secolare, nelle scuole primarie e secondarie, l'istruzione religiosa islamica è obbligatoria per i musulmani e i programmi sono stabiliti dal governo. Il governo sovrintende le attività della religione islamica attraverso il Dipartimento degli affari religiosi. I 76 mila imam e i 9700 muezzin sono funzionari statali. L'Ufficio delle fondazioni controlla invece le attività delle altre minoranze religiose e le loro proprietà. La Chiesa cattolica non ha accettato di essere sottoposta a questo ufficio, quindi non è riconosciuta come istituzione religiosa e non ha personalità giuridica. Pertanto, le proprietà ecclesiastiche sono intestate a singole persone e la Chiesa non può acquistare immobili. Per restaurare edifici e monumenti antichi, occorre l'autorizzazione dell'ufficio regionale per la Protezione dei beni culturali e nazionali; gli edifici religiosi che, per una prolungata assenza di sacerdoti e fedeli, non sono più utilizzati, divengono parte del patrimonio dello stato.

Per legge è vietato aprire scuole religiose, sia musulmane che di altre fedi, e anche seminari, noviziati, centri vocazionali. Le funzioni religiose possono avere luogo solo in luoghi di culto autorizzati. (MR)

 


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