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  • » 26/01/2007, 00.00

    PAKISTAN

    Ancora un cristiano in prigione per “blasfemia”

    Qaiser Felix

    Dopo un litigio, un uomo che le deve soldi accusa una donna di avere insultato il Profeta, reato che prevede anche la condanna a morte. La polizia la porta subito in carcere. Una ong per la tutela dei diritti: estremisti islamici usano la legge sulla blasfemia per colpire le minoranze religiose, o anche chi si oppone loro.

    Kasur (AsiaNews) – Martha Bibi, cristiana di Kot Nanak Singh (distretto di Kasur), il 22 gennaio è stata accusata di avere fatto osservazioni dispregiative e avere abusato del sacro nome del profeta Maometto. Lo rivela Shahbaz Bhatti,  presidente dell’All Pakistan Minorities Alliance (Apma).

    Bhatti spiega che nella zona dove Martha Bibi vive con il marito e i sei figli ci sono circa 12 famiglie cristiane, tra 500 musulmane. Il marito fa il muratore e ha anche una piccola attività per il noleggio di attrezzi per l’edilizia, aiutato dalla moglie. Hanno dato a noleggio il loro materiale per la costruzione della moschea Sher Rabbani, ma i costruttori non hanno pagato.

    La mattina del 22 gennaio la donna è andata al cantiere nella moschea per chiedere il denaro, ricevendo un rifiuto. Allora ha chiesto la restituzione del materiale e ha fatto per portarlo via, ma Muhammad Ramzan, Mohammad Akram e Muhammad Dilbar hanno iniziato a colpirla. Solo l’intervento di passanti le ha permesso di liberarsi e andar via.

    Durante la notte, l’Imam della moschea ha accusato Martha di avere pronunciato espressioni blasfeme contro il profeta Maometto e ha incitato i musulmani ad attaccare i cristiani. La donna e la sua famiglia, sentendo queste parole, si sono nascosti presso vicini.

    Poi è arrivata la polizia, che ha arrestato Martha e l’ha portata alla stazione di polizia di Changa Manga. E’ stata accusata per l’art. 295 C della legge contro la blasfemia, che prevede pene molto pesanti e anche la condanna a morte, e messa in prigione.

    La stessa notte – dice ancora Bhatti – la polizia ha iscritto un fascicolo (in gergo tecnico, Rapporto di Prima Informazione) su denuncia di Muhammad Dilbar.

    Informata dei fatti, l’Apma è intervenuta e ha incontrato Martha Bibi in carcere. Ha anche parlato con le autorità carcerarie, sensibilizzandole alla massima attenzione contro possibili violenze, vista l’accusa.

    Ieri l’Apma, in un comunicato stampa, si è appellata al giudice capo della Corte Suprema perché intervenga contro l’abuso della legge contro la blasfemia e al governo per una revisione di norme spesso utilizzate da estremisti per perseguitare le minoranze religiose o anche chi si oppone loro. Occorre – dice - una commissione giudiziale per rivedere i casi pendenti di blasfemia e rilasciare subito chi è detenuto benché innocente, tra cui Martha Bibi.

    Il senatore Mushahid Hussain Syed, segretario generale del partito di maggioranza Pakistan Muslim League-Q, ha detto il 23 gennaio durante una conferenza a Parigi, che è in programma la riforma di questa legge, dopo le prossime elezioni.

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