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  • » 23/05/2017, 08.57

    TURCHIA

    Ankara, al via il processo contro 220 alti ufficiali dell’esercito



    Alla sbarra anche 26 generali. Fra questi Akin Ozturk, ex comandante dell’aeronautica e un tempo fedelissimo del presidente. Il pubblico ministero chiede il carcere a vita. All’esterno gruppi di manifestanti invocano la pena di morte. Erdogan rieletto nel fine settimana alla guida del partito Akp.

     

    Ankara (AsiaNews/Agenzie) - Si è aperto ieri ad Ankara, capitale della Turchia, il processo a carico di oltre 220 alti ufficiali dell’esercito, fra i quali vi sono anche 26 generali, per aver ordito e promosso il (fallito) golpe del luglio scorso. Alla sbarra anche il gen. Akin Ozturk, ex comandante dell’aeronautica. Contro gli imputati il pubblico ministero ha chiesto il carcere a vita, la pena massima prevista dall’ordinamento. Tuttavia, all’esterno dell’edificio in cui si tiene il processo decine di simpatizzanti filo-governativi invocavano la pena di morte, che il presidente Recep Tayyip Erdogan vorrebbe reintrodurre nel Paese.

    Oltre all’ex fedelissimo del presidente, a lungo numero uno delle forze aeree, alla sbarra vi sono decine fra generali, colonnelli e maggiori. I militari hanno sfilato ieri, ammanettati e scortati ciascuno da due agenti, fino all’interno dell’edificio. A poca distanza i dimostranti che gridavano slogan e lanciavano cappi nella loro direzione.

    Secondo quanto riferisce l’agenzia filo-governativa Anadolu, oltre 1500 persone sono state mobilitate a garanzia della sicurezza. Il processo si tiene in un edificio realizzato di recente proprio per ospitare il dibattimento e sorge a Sincan, nella periferia della capitale turca.

    Dal luglio scorso, le autorità turche hanno lanciato una campagna di repressione che ha portato all’arresto di quasi 50mila persone fra docenti, militari, intellettuali, oppositori politici, imprenditori, giornalisti, attivisti e semplici cittadini. Sospesi dal servizio o licenziati più di 135mila mila funzionari del settore pubblico. Nel mirino, oltre ai curdi, anche simpatizzanti (o presunti tali) del movimento che fa capo al predicatore islamico Fethullah Gülen, in esilio in Pennsylvania (Stati Uniti). Secondo il presidente Erdogan e i vertici di governo egli sarebbe la mente del colpo di Stato in Turchia in cui sono morte 270 persone, migliaia i feriti.

    Fra le persone finite a processo ieri ad Ankara vi sono le cosiddette “menti” del colpo di Stato, fra cui gli autori del raid alla televisione di Stato turca. Nelle concitate fasi della rivolta i golpisti avevano costretto il presentatore a leggere un comunicato in cui si affermava che l’esercito aveva assunto il potere e avrebbe guidato il Paese attraverso un comitato “di pace”. A processo in contumacia, assieme ad altre 11 persone, anche il predicatore islamico Gülen.

    Presenti in aula anche i parenti di alcuni delle vittime decedute nel contesto della rivolta. Una donna, prima di svenire, ha esclamato: “Uccidete questi traditori, gli assassini di mio figlio”.

    Le udienze in aula dovrebbero proseguire fino al prossimo 16 giugno.

    Intanto il presidente Erdogan ha esteso, in via informale, lo stato di emergenza in vigore all’indomani del tentato golpe. Egli ha aggiunto che il decreto permarrà sino a che la nazione raggiungerà “benessere e sicurezza”. L’annuncio è giunto nel contesto della rielezione, avvenuta lo scorso 21 maggio, del leader turco alla guida del Partito per la Giustizia e lo sviluppo (Akp) al governo nel Paese.

     

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