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  • » 15/11/2017, 15.16

    LIBANO-ARABIA SAUDITA

    Aoun: Il sequestro di Hariri è un’aggressione saudita contro il Libano

    Pierre Balanian

    Non mantenute le promesse di Hariri di ritornare in Libano. Il sequestro del premier è un attentato alla “sovranità e dignità” del Paese. Libanesi delusi per non aver visto nemmeno in foto i familiari di Hariri incontrare il patriarca Rai.  Rappresentanti del governo francese vanno a Riyadh. Il presidente Rouhani attacca l’Arabia saudita, che “supplica” Israele di “bombardare il popolo libanese”.

    Beirut (AsiaNews) – Per la prima volta nella storia, il presidente della Repubblica libanese Michel Aoun ha definito l’Arabia Saudita un aggressore alla “sovranità e dignità” del Paese.  E lo ha fatto stamane in un incontro avuto col Consiglio mediatico nazionale ed i proprietari delle principali emittenti radiofonici e televisivi libanesi (Foto 1). Un’anteprima ed un forte segnale di cambiamento radicale nei rapporti fra l’unica democrazia dei Paesi arabi mediorientali e l’unica monarchia al mondo che ha dato il nome della dinasta all’intero Paese.

    “Non vi è alcuna giustificazione per il non rientro del Premier Saad Al Hariri dopo 12 giorni, per cui lo riteniamo sequestrato e tratto in arresto in Arabia saudita, in violazione agli Accordi di Vienna (circa l’immunità diplomatica) e la Carta dei diritti umani e lo consideriamo un atto di agressione contro il Libano”, ha detto il presidente.

    Ieri l’intero Paese è rimasto deluso nel non vedere, nemmeno in una foto di agenzie saudite, la moglie ed i figli del premier Hariri durante l’incontro avvenuto con il cardinale Bechara Rai della quale poco è trapelato oltre la litania di lodi “all’amicizia tradizionale fra ambo i Paesi”.

    Il presidente libanese ha poi assicurato il Paese: “Non abbiate paura – ha detto - né sul livello economico né su quello di sicurezza, il mercato finanziario sta operando come si deve e l’unità nazionale è una valvola di sicurezza”.

    Sulle dimissioni del premier libanese fatte dalla capitale saudita in “situazioni ambigue” Aoun ha ribadito ancora che “non si poteva procedere con le dimissioni date dall’estero, che egli (Hariri) ritorni in Libano a dare o ritirare le sue dimissioni o per analizzarne i motivi e le modalità di risolverle”. “Non possiamo allungare l’attesa e perdere tempo – ha aggiunto – e non possiamo mettere in standby gli affari dello Stato”.

    Aoun ha affermato che il Libano farà tutto quanto spetta per chiedere “il rilascio del premier Hariri” e di essere in stretti contatti con i Paesi “arabi ed occidentali a quest’uopo” e ha detto che “quel che avviene in Arabia saudita circa il sequestro fella sua (di Hariri) libertà tocca la dignità di tutti i libanesi”.

    Per la prima volta anche il Libano ha legato la sorte del premier a quella della sua famiglia ( la moglie siriana ed i tre figli) anch’essa trattenuta in Arabia Saudita, “soggetti a perquisizioni  sia all’uscita che all’ingresso di casa” ha fatto sapere il Palazzo Presidenziale.

    Finalmente, dopo 12 giorni di silenzio, Hariri ha scritto su Twitter (foto 2) : “Vorrei ripetere e ribadire io sto mille volte bene ed inshallah (Dio volendo) ritornero’ al caro Libano come vi ho promesso e vedrete”.

    Due giorni fa Il premier aveva assicurato di rientrare a Beirut “dopo due giorni”, stamane invece si apprendeva che questo non avverrà, dal momento che il governo francese ha fatto sapere che vi è in programma un incontro giovedi prossimo a Riyadh fra Hariri ed il ministro degli affari esteri francese che si dirige stamane in Arabia Saudita.

    La stampa saudita ha alzato il tono agressivo ed umiliante nei confronti del Libano. Il quotidiano saudita Ukaz oggi dichiara: “Che Baabda [dove si trova il palazzo presidenziale libanese] muoia con la sua ira” mentre il quotidiano Al Wattan  è arrivato a dubitare sulla appartenenza critiana del presidente libanese definendolo un soldato della Wilaya del Fakih iraniana  mettendo in dubbio anche la “fede in Cristo del presidente”.

    Per la prima volta ed in mezzo alle ondate di critiche internazionali contro il sequestro del premier libanese, vi è stato un altro fatto mai avvenuto nella storia della diplomazia internazionale:  stamane nel corso di una riunione al Consiglio dei ministri iraniani, il presidente Hassan Rouhani si è rivolto direttamente all’Arabia Saudita dicendo: “ La vostra flagrante  interferenza in un Paese libero come il Libano, insieme alla richiesta di dimissioni verso il Capo di governo libanese, sostituendolo con un altro, è un avvenimento senza precedenti nella storia. Chi vi credete di essere e su quale forza vi appoggiate per prendere provvedimenti del genere?”. Rohani ha poi aggiunto che considera “molto vergognoso che un Paese musulmano della regione chieda all’entità sionista e la supplichi di bombardare il popolo libanese”.

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